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16 luglio 2019 2 16 /07 /luglio /2019 08:46
Namibia

Quest’anno mi son lasciato tentare da un viaggio in Namibia.

La decina di giorni trascorsi in quei paesaggi spettacolari e molto variegati sono volati, complici le numerose osservazioni di animali, di piante, di ambienti e l’ottima compagnia, sia di chi ci ha guidato per farci scoprire una porzione di Namibia, sia degli altri compagni di viaggio!

Il clima piuttosto arido della Namibia, come detto, offre comunque una buona varietà di ambienti. Si passa dal l’Oceano Atlantico al deserto del Namib per arrivare agli altopiani che si possono innalzare oltre i 2000 metri. Questi diversi habitat ospitano animali e piante che hanno saputo adattarsi alle difficili condizioni ambientali di quei luoghi.

Messo da parte le specie che si sono specializzate nella vita deserticola, le altre, come ad esempio la grande fauna presente nell’Etosha, sono inesorabilmente legate alle pozze d’acqua presenti sul territorio. Presso questi abbeveratoi si alternano varie specie, per cui è interessantissimo soffermarsi per lungi periodi ad osservare le varie interazioni… chi lasci il posto a chi, chi molesta chi… cercare di capire il perché di un’espressione allertata dell’uno o dell’altro.

Namibia

L’Africa ha un gran fascino, oltre ai paesaggi diversi di quelli che abbiamo, la flora e la fauna danno uno slancio a questa attrazione. Chi è cresciuto guardando i documentari sugli animali avrà sempre avuto la voglia di immergersi in quel mondo, dove prede e predatori convivono, lottano per sopravvivere, dando vita alla dura realtà della natura, cruda, spietata, che non guarda in faccia a nessuno, ma si limita a mantenere gli equilibrii e a far sopravvivere il più forte, il più adattato a portare avanti la sua vittoria.

Guardando l’Africa, ma pure il resto del modo, ci si chiede cosa sarà di tutta questa natura, dagli spazi apparentemente sconfinati ma ben recintati per evitare contrasti tra l’uomo e la natura.

Oggi molti paesi africani possono contare sull’apporto finanziario generato dal turismo che si muove in massa per ammirare questi squarci di vita selvatica, tutelando ambienti delicati e specie sull’orlo dell’estinzione.

Un'equilibrio fragile, fragile come lo é l'equilibrio della natura.

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È dura scegliere alcune foto per condividere alcuni momenti… é anche vero che la foto non darà mai l’emozione dell’istante vissuto, quella di essere avvolti nella luce e l’atmosfera…

 

 

Alcune identificazioni di animali sono in corso per potergli mettere un nome corretto, se tra quelle che ho scritto trovate delle nomenclature errate, fatemelo sapere!

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Tra i vari animali visti, l'orice (Oryx gazella) é sicuramente uno dei piu emblematici della Namibia. Le immagini che metto qui sono suggestive anche grazie al paesaggio desertico.

Questa antilope di grossa taglia é ben presente anche in altri habitat.

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Uno dei paesaggi più famosi é sicuramente Dead Vlei e il resto del Namib Naukluft Park. In mezzo alle imponenti dune rossiccie c'è questa distesa di alberi morti. Diversi secoli fa in quella zona scorreva un fiume il cui corso venne deviato dal muovimento delle dune. Il clima arido fa si che i tronchi non si decompongano, lasciando in piedi questo bosco spettrale ravvivato dai toni caldi e intensi della sabbia circostante.

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Il deserto del Namib, considerato il più antico del mondo, visto che è sottoposto a condizioni di aridità da diverse decine di  milioni di anni, costeggia il mare. In questo periodo autunnale si percepiva bene il contrasto tra l’arido della giornata del deserto e l’umido mattutino  portato dal mare. Il contrasto tra i due elementi, i due ambienti che si costeggiano, é spettacolare.

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Una visita alla riserva di Cape Cross che ospita una numerosa colonia di otarie (Arctocephalus pusillus pusillus) ci ha permesso di osservare questi animali da vicino, mentre le madri allattano i piccoli, mentre litigano tra di loro, mentre tornano o si buttano in mare. La colonia in questo periodo era composta unicamente da femmine, alcune accompagnate dal loro cucciolo.

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Sopra, uno sciacallo dalla gualdrappa (Canis mesomelas) si ciba della carcassa di un'otaria.

 

 

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Tra le antilopi che si sono adattate bene alla vita montana c’è il saltarupi (Oreotragus oreotragus), anche conosciuto col nome più facile da ricordare di oreotrago (è stata una delle tante risate fatte)! La sua piccola mole e il suo manto color roccia lo rendono difficile da vedere.

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Un facocero (Phacochoerus africanus) …poi ognuno ci metta l’accento dove vuole… imparentato ai maiali e cinghiali bazzica in mezzo alle faraone (Numida meleagris).

 

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Gli gnu (Connochaetes taurinus) sono una figura immancabile in molti paesaggi africani....

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… come lo sono le zebre (Equus quagga burchellii), eleganti per portamento e manto.

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Sopra una femmina gravida si riposa... segno che lo stallone sotto, qualche mese fa, non si é limitato a far penzolare la sua virilità!

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La zebra qui sotto ha deciso di bere in una postura poco comoda… e lo springbok (Antidorcas marsupialis) sembra osservare la cosa un po’ perplesso.

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La cosa affascinante di questi parchi africani, in cui la caccia è abolita da anni e gli animali sono abituati alla presenza dei veicoli, è la non curanza che la fauna mostra nei nostri confronti. La vita continua indisturbata, forse anche per semplici motivi di esigenze vitali, in cui ogni lasciata è persa… ogni accoppiamento mancato non potrà essere compensato, ogni pasto saltato lascerà un vuoto nello stomaco.

 

Le tre foto seguenti mostrano tre momenti intimi, o sarebbe meglio dire di normale e quotidiana vita e morte:

 

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Sopra accoppiamento di springbok (Antidorcas marsupialis) mentre sotto quello dei leoni (Panthera leo).

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Nella foto seguente un leone é intento a mangiare uno springbok:

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Il mondo delle antilopi è vasto, esistono specie molto piccole, come ad esempio il Dik-dik (Madoqua kirkii damarensis) qui sopra, che pesa meno di 7 kg, e il poco più grande, meno di 20 kg, Duiker (Sylvicapra grimmia) qui sotto...

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...oppure molto grosse come possono essere i kudu (Tragelaphus strepsiceros), delle due foto seguenti,  coi loro 180 kg di peso

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o gli alcelafi (Alcelaphus buselaphus) poco più modesti , qui sotto:

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Al di fuori delle antilopi, la giraffa  (Giraffa giraffa angolensis) sicuramente si fa notare per la sua stranezza fisica, se é ben adattata a mangiare le foglie degli alberi, lo è forse un po’ meno per bere nelle pozze d’acqua.

 

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Gli uccelli osservati sono stati moltissimi, qui sotto alcuni di quelli che son riuscito a fotografare decentemente:

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Un tractrac chat (Emarginata tractrac).

 

 

 

 

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Storno splendente di Glossy (Lamprotornis nitens).

 

 

 

 

 

 

 

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Il drongo coda forcuta (Dicrurus adsimilis).

 

 

 

 

 

 

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Il turaco (Corythaixoides concolor).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Impressionante colonia di fenicotteri, la maggiore parte fenicotteri rosa (Phoenicopterus roseus) e alcuni  fenicotteri di Lesser (Phoeniconaias minor).

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Una squadriglia di pellicani bianchi (Pelecanus onocrotalus).

 

 

 

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Kori bustard (Ardeotis kori).

 

 

 

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Ghiandaia marina (Coracias caudatus), che non centra nulla con le ghiandaie e men che meno col mare...

 

 

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Molti rapaci, tra cui, sopra una tawny eagle (Aquila rapax), mentre nelle due foto sotto l’astore cantante pallido (Melierax canorus).

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L’astore della foto qui sopra  ci ha permesso di osservare un’ennesima interazione tra specie.  Gli astori erano in coppia e avevano appena predato un volatile che stavano spiumando e iniziando a mangiare, posati sui rami di un albero. Sotto di loro, una mangusta (Herpestes (Galerella) sanguineus), nella foto sotto,  gironzolava e seguiva i loro spostamenti, raccogliendo ciò che cadeva dal pasto dei rapaci.

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Restando in tema manguste, presso un lodge dove abbiamo dormito vi era una colonia di questi simpatici animali, abituati alla presenza dell’uomo.  Aldo ed io abbiamo sacrificato parte della colazione condividendola con le manguste... che ci hanno assalito. Una volta finite le scorte di cibo, gli animaletti son tornati alle loro faccende quotidiane senza curarsi troppo di noi.

In questo caso le manguste striate (Mungos mungos) sono di una specie diversa di quella osservato con gli astori.

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L'adesivo sopra ricorda schezosamente che l'Africa può essere rude....

 

 

Se molti sono affascinati da leoni e altri grossi predatori, spesso gli stessi sono intimoriti da altri animali meno grandi e diversamente inquietanti, come ragni e scorpioni.

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Sopra e sotto Parabuthus, probabilmente Parabuthus kraepelini.

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Sopra uno scorpione che ha appena fatto la muta.

 

 

 

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Sicarius hahni

 

 

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Selenopidae.

 

 

 

 

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Una mantide religiosa (Ligariella sp.) dalle sembianze di un sasso.

 

 

 

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Le termiti (Macrotermes michaelseni) piccoli insetti, vedi foto sopra di un soldato, sono in grado di costruire dei termitai enormi come lo si può vedere sotto:

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Tra i vari insetti osservati vi è questa cimice (Odontopus sexpunctatus oppure Probergrothius angolensis), nella foto sopra, strettamente legata alla Welwitschia mirabilis (foto sotto), una straordinaria pianta che vive in ambienti desertici della Namibia e dell’Angola.  Oltre ed essere una pianta primitiva, considerata un fossile vivente, la sua longevità è notevole, alcune analisi effettuate su una di esse ha mostrato che la sua età è prossima ai 2000 anni. Pianta molto particolare, per certi versi sembra più morta che viva, probabilmente assorbe l’acqua dall’umidità che si crea con l’escursione termica tra giorno e notte. Verosimilmente la simbiosi tra questa pianta e la cimice fa sì che entrambe possano sfruttare l’altro…la cimice succhiando la linfa e la pianta essendo impollinata dalla cimice che si sposta dall’una all’altra.

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Welwitschia mirabilis

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Dopo questa parentesi di piccola fauna, torniamo a bestiole più grandi. Tra gli uccelli sicuramente lo struzzo (Struthio camelus) è un buon esempio. Qui sotto due maschi un po’ litigiosi:

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Sempre tra i giganti non può mancare l’elefante (Loxodonta africana). Il rispetto (o timore) che gli altri animali mostrano nei confronti degli elefanti fa riflettere. Osservare questi colossi bere da soli non fa percepire la loro mole, mentre quando si osservano le famiglie che si riuniscono alle pozze e si vede come litigano e interagiscono tra di loro si capisce la potenza dell’animale.

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Namibia

Se dovesse persistere un dubbio, quando si ha la possibilità di vedere un grosso maschio un po’ nervoso che carica il mezzo su cui si è seduti, ogni dubbio svanisce. Nella foto sopra si nota il suo nervosismo, le orecchie spalancate, la proboscide appoggiata sulla zanna, la postura protesa verso avanti sono mimiche eloquenti!

Sono grandi, potenti, testardi e molto convincenti!

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L’altro grosso animale è il rinoceronte, in Namibia vi sono le due specie africane, quello nero e quello bianco. Tra le distinzioni più facili per capire di quale si ha di fronte, basta osservare il labbro, quello del rinoceronte nero (Diceros bicornis) è a punta, adatto a strappare le foglie da alberi e arbusti, mentre il labbro del rinoceronte bianco (Ceratotherium simum) è piatto, come quello dei bovini, adatto quindi a brucare erba.

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Sopra rinoceronte bianco (Ceratotherium simum).

 

Sotto rinoceronte nero (Diceros bicornis).

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Alcuni incontri sono stati piuttosto inaspettati ma molto soddisfacenti e divertenti:

 

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Scoiattolo (Xerus inauris) ?.

 

 

 

 

 

 

 

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Il galagone (Galago moholi), primate primitivo e notturno, con capacità acrobatiche impressionanti!

 

 

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Un porcospino (Hystrix africaeaustralis).

 

 

 

 

 

 

 

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Una genetta (Genetta genetta felina oppure Genetta tigrina).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I paesaggi sono stati variegati, ogni ambiente ci ha offerto luci, forme, colori, odori e temperature diverse. Difficile dire quale posto sia stato più bello, ognuno ci ha regalato qualche cosa che l’altro non aveva…

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I predatori hanno il loro fascino, forse è per questo che metto le loro foto verso la fine, per "premiare" chi ha resistito fin qui…

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Uno sciacallo (Canis mesomelas mesomelas) si riposa riparato da un cespuglio.

 

 

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Un’inquietante iena (Crocuta crocuta) trotterella sul suo territorio.

 

 

 

 

 

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Poi gli immancabili, ma sempre affascinanti e maestosi leoni (Panthera leo). Sopra alcuni giovani che osservano distrattamente un paio di zebre. Sotto una femmina sembra fiutare l’aria cercando di capire chissà cosa…

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Sopra un maschio di leone,  lo stesso della foto dell’accoppiamento visto in precedenza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Qualche rettile non poteva mancare! Le dure condizioni ambientali non hanno bloccato lucertole e serpenti, che si sono adattati a meraviglia a certi habitat apparentemente inospitali.

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Nei cespugli disseminati tra la sabbia si può avere la fortuna di scorgere un camaleonte (Chamaeleo namaquensis)

 

 

 

 

 

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…oppure un’agama (Agama aculeata)?.

 

 

 

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Se si osserva bene la base di alcuni cespugli si avrà la sorpresa di ammirare una piccola vipera (Bitis caudalis), dalle splendide sopracciglia che formano dei cornini appuntiti.

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Geco (Pachydactylus).

 

 

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Perfettamente adattato alla vita nella sabbia è il Meroles anchietae, lucertola in grado di correre sulle dune e di tuffarcisi per nascondersi. Il suo muso a spatola lo aiuta a farsi strada nella sabbia.

 

 

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Altro abitante ottimamente adattato alla vita nella sabbia è la Bitis peringueyi, endemica del deserto della Namibia e dell’Angola. Per nascondersi si sotterra nella sabbia,  lasciando sporgere solo parte della testa e degli occhi, diventando invisibile. La coda nera, che contrasta col resto del corpo color sabbia viene forse usata dalla vipera per attirare le prede, muovendola come fosse un vermetto.

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Concludo con uno degli ultimi incontri fatti… i ghepardi (Acinonyx jubatus). Il primo incontro è stato fugace, presto la mattina. Il felino si spostava in lontananza illuminato dalle luci dell’alba.

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Alcuni giorni più tardi ci siamo recati a Naankuse, una riserva naturale che si occupa di fauna selvatica con vari progetti di tutela della natura e reintroduzione di animali feriti.

Se non sbaglio, anni fa tre cuccioli di ghepardo furono salvati dalle trappole tese da un contadino che le aveva piazzate per salvaguardare il suo bestiame. I tre ghepardi ora sono abituati all’uomo e la loro reintroduzione in natura sarebbe problematica, per cui vengono mantenuti in un grande recinto ed è possibile avvicinarsi a loro.

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Non vi è paragone con l’avvistamento fugace del ghepardo selvatico, ma poter camminare di fianco a uno di questi felini è qualche cosa di veramente particolare… si ha la possibilità di ammirarne il manto, la forma delle zampe, le proporzioni del corpo… sentirli fare le fusa!

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Concludo ringraziando chi è arrivato fino alla fine dell’articolo (malgrado le raccomandazioni  di Francesco, non ce l’ho fatta a mettere solo 30 foto) e soprattutto ringrazio tutti coloro con cui ho condiviso il viaggio, compagni fotografi, appassionati e gli organizzatori che oltre a creare armonia e buon umore ci hanno regalato una marea di nozioni e informazioni, trasmettendoci la loro passione per la natura, facendomi innamorare ancora un po’ di più dell’Africa.

 

Qui sotto la foto di gruppo:

Ken, Phillip, Francesco, Io, Francesco, Fortunata, Elena, Aldo, Giorgio, Elena, Emanuele.

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Copyright © Grégoire Meier 2019. Tutti i diritti sono riservati. È vietata la riproduzione, anche parziale dei testi e delle foto.

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commenti

Alessandro Margnetti 07/16/2019 11:16

Sono senza fiato. Grazie per la splendida condivisione!