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22 febbraio 2010 1 22 /02 /febbraio /2010 17:01

Vorrei parlare un po’ di un rapporto uomo-serpente che sta prendendo sempre più piede anche tra di noi, cioè la “terraristica” o “terrariofilia”.

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Il fatto di tenere in casa dei serpenti (ma pure altri rettili, anfibi, insetti, aracnidi,…) sorprende alcune persone, che si chiedono cosa un’animale del genere possa dare all’uomo, come se fosse obbligatorio che un rapporto uomo-animale dia sempre affetto, sottomissione, cibo, e via dicendo.

Se oggi l’acquario coi pesciolini è diventato normale, il terrario col serpente non è ancora ben visto anche se, secondo me, hanno una radice comune, cioè quella di ricreare, in piccola scala, un ambiente naturale dove farci vivere degli animali.

Oggi la tecnologia, l’esperienza dei precursori, i libri divulgativi e le numerose informazioni reperibili via internet, danno molte facilità nell’allevamento dei rettili. Ancora solo qualche decennio fa allevare un rettile era privilegio di zoo, rettilari  e qualche personaggio originale.

Dal punto di vista etico il problema si pone chiaramente: con quale diritto l’uomo si permette di rinchiudere in gabbia degli animali? Questo è un discorso lungo e credo senza una vera e propria risposta, come tutti i problemi etici che coinvolgono gli animali (animali da macello, caccia, pesca, cani, gatti, canarini, e via dicendo).
Col tempo si è riusciti a riprodurre in cattività innumerevoli specie di rettili, anfibi, invertebrati, ecc., quindi gran parte di quelli allevati nelle nostre case sono discendenti di animali nati in cattività, per cui non sono più animali strappati alla libertà  e alla natura. Poi anche qui, sta nell’etica di ognuno accertarsi che il proprio serpente provenga da allevamenti e non dalla natura.

Visto il crescente interesse verso questi nuovi animali da compagnia (come sono spesso definiti dai media), molti paesi elaborano leggi (non sempre molto intelligenti purtroppo) per regolamentare il fenomeno.

Se ora la terraristica è alla portata di molti, e viene esercitata per svago e passione, inizialmente è nata a scopi scientifici, permettendo agli studiosi di poter osservare alcuni comportamenti difficilmente osservabili in animali liberi in natura.

Oggi in mezzo ai numerosi allevatori di rettili troviamo tra i migliori esperti del settore, spesso specializzati in un determinato gruppo di animali (chi i gechi, chi i pitoni, chi i crotali, …), ed il tutto, spesso, imparato in modo autodidatta, guidati dalla passione e dall’amore per gli animali che allevano. 

A volte mi ritrovo davanti a persone che proprio non capiscono come uno possa allevare rettili, questo per vari motivi, tra cui quello scaturito da una certa paura (=ignoranza), altri per pseudo-motivi animalistici. Dalle varie discussioni emergono parecchi preconcetti nei confronti della terraristica.
Ecco alcuni esempi che mi sono venuti in mente di getto e che esporrò in chiave un po’ ironica: 

-spesso mi si chiede  di quanti serpenti è composta la mia collezione. Francamente colleziono un sacco di altre cose, ma non esseri viventi, chi si sognerebbe si chiedere al vicino di casa quanti gatti o canarini colleziona, o al contadino quante capre colleziona?

-il fatto che il serpente  si nutra di una preda riconoscibile urta la sensibilità di chi si mangia il filetto di puledro assieme a me, o che convive con cani e gatti che si cibano di crocchette alla carne.

-il signore che ha appena preso a bastonate l’orbettino nel suo prato e che si commisera sulla prigionia di una vipera.

 

Lo scopo di questo articoletto non è quello di fare propaganda per l’allevamento di rettili, per cui non mi dilungo oltre e concludo mettendo in evidenza alcuni pro e contro del fenomeno.

I contro sono sicuramente legati a fenomeni di moda, in cui alcune persone comprano, su un colpo di testa, un rettile da mettere a casa senza informarsi adeguatamente sulle sue esigenze, ed una volta confrontati a vari problemi se ne liberano. Un’altro punto negativo è sicuramente legato a personaggi poco scrupolosi che lucrano commerciando animali prelevati dalla natura.

I punti positivi sono da vedere in un lavoro educativo, in grande o piccola scala, poco importa, ma chi alleva "ad opera d’arte" e con passione un rettile, un anfibio, un ragno, uno scorpione, un insetto, o altro, immancabilmente comunicherà questo suo amore a chi lo circonda, generalmente ridimensionando i pregiudizi, le paure e la repulsione nei confronti di questi animali.

Diciamo che mi piace considerare i serpenti che allevo come gli ambasciatori dei loro fratelli liberi.

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Copyright © Grégoire Meier 2010 . Tutti i diritti sono riservati. E' vietata la riproduzione, anche parziale dei testi e delle foto.

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Published by Grégoire Meier
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commenti

Anna M. 02/27/2010 16:47


essere estremisti in questi casi, non credo sia una buona cosa, talvolta una via di mezzo potrebbe essere una buona strada,l'importante è sempre sapere bene quale sia il fine e non nuocere al
benessere degli animali.... non vorrei però si pensasse che la via di mezzo permetta tutto...al contrario...essa sta proprio nel bilanciare cio che è fattibile e cio che non lo è....( ovviamente
sempre riferendomi al bene animale), quindi sta all'individuo avere la giusta conoscenza e rispetto di ogni altro essere vivente...e aggiungo...che vale non sono per esseri animali ma anche tra
esseri umani...visto che di questi tempi....ci sarebbe molto da dire...ma non voglio ovviamente andare fuori tema.

ciao
Anna


ale 02/22/2010 19:41


Articolo interessante anche se, temo, voce nel deserto. Chi lo legge non può che condividerlo e chi non lo condividerebbe non lo legge.
Per quanto mi riguarda, sono felice di avere un paio di biacchi che girano attorno alla casa (negli ultimi anni, però, non ne ho più visti. Forse c'è troppa ombra), la coronella austriaca fuori
dalla baita e le lucertole sui muri. Mi piace trovarmeli così, dove hanno deciso di stare.
È ovvio che un interesse più approfondito del mio, la voglia di capire e di imparare, possono giustificare la cattività. Forse il nodo della questione sta proprio qui: nel sottile confine fra il
piacere per la scienza e quello altrettanto sottile, ma meno nobile, del piacere per il possesso. Il collezionista ama possedere gli oggetti della sua collezione (almeno per quanto mi riguarda è
così, francobolli, cartoline, libri, nulla di vivo). Nel tuo caso non parlerei di collezione in questo senso. Si tratta di una raccolta che mi ricorda tanto un personaggio a me caro: Gerald
Durrell, che ospitava in casa sua ogni sorta di bestiola per il piacere di conoscerla.

Ciao!


Grégoire Meier 02/27/2010 16:00


Ciao Ale,

chiaro che Durrell aveva ospiti ben più vari che non i miei quattro serpi, ma penso che hai ragione nel fondo. Amiamo e abbiamo bisogno di un contatto con gli animali che amiamo e ammiriamo. La
parte incoerente é sempre questa, li amiamo e li teniamo prigionieri... Come dicevo l'importante é aver rispetto degli animali che abbiamo sotto l'ala e non speculare su di loro, poi quella linea
sottile é facilmente varcata e si precipita facilmente in un eccesso... gente che fino all'altro ieri ha sbudellato serpenti in nome della scienza, ora non tollera nemmeno che se ne disturbi uno
per una foto o che se ne allevino esemplari nati in cattività...

Ciao
Greg 


Anna M. 02/22/2010 18:31


un altro alrticolo interessante, ne ho apprezzato particolarmente la parte finale dei PRO e CONTRO.

ciao
Anna


Grégoire Meier 02/27/2010 15:49


Grazie Anna!
Conosco la tua opinione in merito ai serpenti in terrario, ma credo di essere stato abbastanza obbiettivo.
;-) 


UpTheHill 02/22/2010 18:26


...a favore di chi si interessa di animali che non fanno parte del nostro substrato culturale "normale".

Da ricordare che in Brasile e Africa è normalissimo tenere un boa, rispettivamente un pitone, nella propria capanna, per combattere i roditori (topi in particolare). In questo caso l'uomo
è riuscito ad instaurare un raporto di semi-simbiosi con questi animali, dato che entrambi beneficiano della presenza dell'altro.

UpTheHill
www.montagnaticino.com



Grégoire Meier 02/27/2010 15:52


Grazie Nino,

chiaramente il tuo esempio é proprio a favore di un apertura mentale che vada oltre gli schemi di normalità. Noi teniamo cani e gatti come figli, mentre in Cina sono visti come animali appetitosi,
come son appetitosi pure i serpenti, per loro.

Ciao
Greg 


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