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28 marzo 2013 4 28 /03 /marzo /2013 19:08

Quest’anno la primavera é piuttosto fresaca e piovosa… forse é una primavera vera e non di quelle che abbiamo avuto negli ultimi anni… o forse sono solo i capricci della natura, mai regolare e sempre imprevvedibile…

 

Chiaramente per persone come me che hanno sonnecchiato tutto l’inverno aspettando di potersi rimettere in moto con i tiepidi raggi solari di marzo, direi che per ora ci va piuttosto maluccio, ma tra una nevicata e un’acquazzone freddo, anche qualche rettile ha mostrato il muso.

 

Nei miei allevamenti in locali privi di riscaldamento, le temperature miti tengono gli animali calmi, e ho potuto osservare che malgrado l’ambiente del terrario sia « sintetico », alcuni comportamenti restano immutati e totalmente naturali. Ad esempio ho potuto osservare che i maschi si sono immediatamente esposti sotto ai faretti riscaldanti appena li ho accesi, mentre le femmine si sono placate nell’angolo più fresco del terrario. Questo é un tipico comportamento naturale, in cui generalmente in primavera i maschi escono allo scoperto un paio di settimane prima delle femmine. Inutile dire cosa sveglia così rapidamente i maschi…. visto che l’uscita della latenza invernale coincide con il periodo degli accoppiamenti!

 

Vi lascio alcune immagini delle mie prime osservazioni in natura e altre scattate nei miei terrari.

 

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Ramarro (Lacerta bilineata) fotografato il 10 marzo metre sfruttava il miscroclima che si crea sotto i rovi secchi.

 

 

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Vipera aspis francisciredi, un maschio sulla sinistra e una femmina (?) alla destra del sasso centrale. Foto del 10 marzo.

 

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Qui si vede forse meglio.

 

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Altro ramarro.

 

 

 

 

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Coppia di Vipera aspis atra del mio allevamento.

 

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Maschio di Montivipera wagneri del mio allevamento.


 

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Femmine di Vipera ammodytes nei miei terrari.

 

 

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Due maschi di Montivipera xanthina del mio allevamento.

 

 

 

 

 

 

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Concludo con questi due scatti di un maschio di Vipera aspis francisciredi che in una giornata di vento freddo sfrutava il calore della pietra di un vecchio muro a secco. Foto del 21 marzo.

 

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Copyright © Grégoire Meier 2013. Tutti i diritti sono riservati. E' vietata la riproduzione, anche parziale dei testi e delle foto.


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2 febbraio 2013 6 02 /02 /febbraio /2013 13:33

 

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Gli ex voto sono delle dimostrazioni, degli oggetti dati in regalo a delle divinità o degli dei. Le origini di questo modi di rapportarsi agli dei ha radici antichissime e praticate in numerose religioni.

Si può dire che l’ex voto é un ringraziamento che il credente fa alla divinità che lo ha protetto. Il credente ringraza pubblicamente e materialmente per la grazia che ha ricevuto.

Come accennato, già in culti precristiani, era pratica corrente praticare delle offerte, espresse con cibo, statue essenze, ecc., alla divinità venerata, sicuramente un modo per « tenercela buona ».

L’espressione religiosa esternata (e qui il discorso si estende anche alle pratiche religiose in comune) ha pure un ruolo importante dal punto di vista sociale, unisce la comunità e auita ad identificare i non praticanti, cosa importante in epoche teocratiche, in cui il non seguace veniva/viene isolato, perseguitato o eliminato.

 

Nella cultura ticinese gli ex voto sono molto presenti, e la civiltà contadina, di cui siamo il frutto, ha dovuto da sempre combattere con le insidie del territorio e della natura, spesso ostile, per cui logicamente si é rivolta ai santi, alla Madonna e al buon Dio per essere protetto, o per lo meno aver l’idea di esserne protetto.

Ancora fino alla metà del ‘900, farsi morsicare da una vipera mentre si falciava il fieno in cima ad un pascolo era potenzialmente fatale. Oltre a praticare delle cure totalmente sbagliate, incideva anche il fatto di essere totalmente isolati e a diverse ore di cammino da un medico che avrebbe potuto dare le prime cure (ma probabilmente pure queste prime cure erano più dannose che non il morso della vipera).

 

Consiglio a tutti gli interessati di sfogliare il libro: I vecchi e la montagna di Franco Binda.

Ci si trova numerose le testimonianze della vita contadina del nostro cantone, con varie interviste a chi ha vissuto di prima persona i tempi duri delle nostre valli.

 

Ma perché parlare di ex voto e di civiltà contadina? Semplicemente perché recentemente ho arricchito la mia collezione di oggetti inerente al serpente con un ex voto proveniente dal Messico. Questo dipinto su lamiera, proveniente dall’altra parte del mondo mi ha riportato alla mente gli ex voto, per cui le insidie che erano pressenti pure da noi.

Probabilmente le mie analisi simbologiche che seguiranno vanno ben oltre alla reale volontà espressiva del credente che l’ha realizzato.

Oltre alla figura della Vergine di Guadalupe, la divinità ringraziata, troviamo due animali, un serpente dall’aspetto demoniaco, chiaramente l’essere temuto da cui bisognava proteggersi, e un cavallo, cavalcato da una ragazza dai vestiti candidi e puri.

 Cavallo e serpente… alcuni aspetti simbolici del serpente ve li ho illustrati in altri articoli, e la cosa interessante é che il cavallo ha una simbologia ambigua tanto quanto quella del serpente.

Pure il cavallo é ambivalente, viene visto come un essere nobile, intelligente e carico di sensualità (qui già per un certo puritanismo non va molto bene), ma pure come un entità istintuale, indomabile che incute angoscia, forse a causa della sua possenza. Va anche notato che secondo alcune tradizioni, il cavallo, ha la facoltà di prevvedere il futuro e di vedere ciò che l’uomo non vede.

Che dire della tradizione celtica che vede il cavallo-serpente sorgere dalle tenebre e terminare la sua corsa come cavallo alato ?

Sempre nella tradizione celtica, il cavallo incarna lo spirito del grano, la fecondità, legato all’immancabile Dea Madre di origine neolitica. La madre di tutti e di tutto, che vien fecondata dal serpente.

 

Nel nostro ex voto abbiamo quindi la temibile vipera cornuta (la morte) che ha spaventato il cavallo (colui che porta alla vita e alla morte) che scaraventa la ragazza al suolo. Grazie ad un miracolo prodigato della Vergine di Guadalupe, il serpente non morde la ragazza, lasciandola vivere.

Il padre ringrazia quindi la sua divinità protettrice con questa testimonianza per aver salvato la vita a sua figlia.

 

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6 gennaio 2013 7 06 /01 /gennaio /2013 17:05

 

 

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Le temperature insolitamente miti degli ultimi giorni ha messo in attività alcuni animali, tra cui dei rettili.

 

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Facendo due passi dietro casa ho potuto osservare un certo fermento in una scarpata di roccia, dove probabilmente le lucertole “del quartiere” passano i mesi invernali.

 

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Su pochi metri quadrati ho potuto contare una quindicina di questi piccoli sauri.

 

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Le lucertole (Podarcis muralis) erano tipicamente sporche di terra e polvere, che gli si attacca al corpo mentre sono rifugiate in qualche nascondiglio profondo tanto quanto basta a non essere raggiunte dal gelo.

 

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Tra le numerose lucertole osservate, ho potuto vederne una con due code.

 

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Questa foto l'ho scattata nel 2008...la lucertola é stata ben più rapida di me e mi ha lasciato immortalare solo questa coda biforcuta in muovimento!!

 



Questo fenomeno è abbastanza comune in questi animali, ed è semplicemente dovuta alla facoltà che hanno le lucertole di poter rigenerare la coda.

In pratica le lucertole hanno la possibilità di auto mutilarsi la coda per poter sfuggire ai predatori. Questo meccanismo viene chiamato autotomia. Il pezzo di coda che la lucertola ha staccato continua a muoversi, distraendo il predatore e permettendo alla preda di sfuggire.

La lucertola ha poi la capacità di rigenerare la sua coda, che avrà un aspetto leggermente diverso di quella “originale”.

A volte capita che la coda venga ferita o non si stacchi completamente, e curiosamente da quella ferita, cresce una seconda coda.

Come detto, non è un fenomeno estremamente raro, ma mi è capitato raramente di vedere un individuo di lucertola con queste caratteristiche, per cui condivido con voi questa foto purtroppo non ottima, in quanto la lucertola ha visto me ben prima che io vedessi lei!

 

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Ad ogni modo…beccare una lucertola con due code il 30 di dicembre…

 

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23 dicembre 2012 7 23 /12 /dicembre /2012 16:15

Le feste e la fine dell'anno portano spesso a riflessioni, ad auguri e a bilanci.

Prendo la libertà di scrivere un paio di righe poco serpentine, ma non preoccupatevi, per evitare di scioccare, annoiare ecc. mi limiterò ad una piccolissima percentuale del pensiero completo.

 Con queste righe ringrazio tutti coloro che seguono questo blog sin dall'inizio, chi ci é capitato per caso, chi ci ritorna e pure chi non ci tornerà più ...chi per scelta e chi, a cui la vita a scelto al posto suo.

 Sono due anni che curo queste pagine, condividendo alcuni dei miei incontri e delle mie osservazioni, cercando di divulgare e far amare il mondo dei serpenti. Non credevo di riuscire ad aggiornare regolarmente questo sito, invece bene o male, con alti e bassi, sia di tempo che di ispirazione, direi che non sonnecchio troppo.

Vorrei evitare di diventare noioso e ripetitivo, per cui a volte preferisco non pubblicare nulla piuttosto che pubblicare male.

Leggendo alcuni articoli che ho scritto, credo che tra le righe si possa anche leggere che oltre all'amore per i serpenti, gli animali e la natura, ho anche interessi legati alla cultura di quel animale che é l'uomo. Chiaramente il legame tra le due entità (serpente-uomo) mi affascina molto e lo condivido volentieri qui, cercando di capire cosa abbia scaturito un legame tanto forte quanto represso.

Vedo con piacere che chi frequenta il mio sito e soprattutto chi visita il locale in cui allevo varie decine di vipere, alla fine dell'incontro,  esce con un pizzico di rispetto nei confronti di un animale che fino a poco prima era probabilmente ritenuto nocivo, ripugnante e da eliminare.

Spero proprio che gli ospiti escano dal mio allevamento dicendosi: -Non mi piace, ma lo rispetto per quello che é! (Lascio a voi la scelta se tale pensiero è riferito al serpente o a chi li accudisce!!)

Non che voglia fare il moralista, ma sarebbe bello che tale pensiero venisse allargato pure nei confronti dei nostri simili.... non capisco un tale personaggio... ma lo rispetto per quello che é, meglio ancora, lo rispetto per chi é.

Tornando alle festività... l'ipocrisia di questi giorni é nauseante... Sarebbe bello che l’amore, l’altruismo e la fratellanza che vengono espressi in questi giorni, in modo quasi automatico e circostanziale, sia solo la piccola punta dell’iceberg di quel che viene compiuto, espresso e fatto il resto dell’anno.

Ma con tutto questo il serpente che centra? Effettivamente poco e niente! 

Ho la fortuna di aver voluto e potuto mantenere il mio sito libero da pubblicità, da vincoli e da legami, per cui bene o male potrei scriverci qualsiasi cosa, anche se non ne ho intenzione.

Per darvi uno spunto su cosa centra il serpente con le tradizioni natalizie, originariamente tradizioni pagane rivisitate e rimodellate alla salsa cristiana, leggete queste righe:

Genesi 2:16: "e Dio impose all'uomo anche questo comando: "Di ogni albero del giardino puoi mangiare a sazietà. Ma in quanto all'albero della conoscenza del bene e del male non ne devi mangiare, poiché nel giorno in cui ne mangerai certamente dovrai morire".

Ogni albero di natale simboleggia l’albero della vita, il mitico albero wak-wak, l’albero su cui strisciò il serpente che ci fece il dono di accedere al sapere.

Da persona poco coerente che sono… colgo comunque l’occasione per augurare buone feste a tutti, a chi festeggia Natale, a chi festeggia il solstizio d'inverno, a chi festeggia la Luce e a chi non festeggia nulla di particolare! 

Auguro anche, a tutti voi, un felice nuovo anno, vi auguro di proseguire serenamente il cammino.

Greg

 

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10 dicembre 2012 1 10 /12 /dicembre /2012 10:42

Recentemente sono andato in vacanza in Cile e sull’Isola di Pasqua.

Il Cile, vista la sua posizione geografica isolata dal resto del continente Sud Americano, dalla Cordigliera delle Ande e dal mare, ospita un’unica specie di serpente, il  Tachymenis, che avevo già avuto modo di osservare in Perù. Qui in Cile non l’ho incontrato, avendo bazzicato in zone non propense alla sua vita.

 

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Gruppo di Vigogne (Vicugna vicugna).

 


Diciamo che questo viaggio non era improntato sulla ricerca di rettili, ma mi son comunque soffermato su qualche sauro endemico.

Il primo che ho incontrato è stato del tutto per caso, su di una collina che domina Santiago. Probabilmente si tratta di una specie di Liolemus. Spero che col tempo riuscirò ad identificarlo con sicurezza malgrado la foto scattata velocemente e di qualità discutibile, ma avevo programmato l’apparecchio fotografico per immortalare qualche paesaggio e non una lucertolina!

 

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Ecco la lucertola che vive sulla collina di una delle città più inquinate al mondo!


 

 

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Mi ero comunque documentato sulla presenza di particolari lucertole che vivono del Salar di Atacama. Questo deserto salato, considerato il più asciutto al mondo, è situato ad una quota di circa 2000 metri sopra il livello del mare. La sua posizione geografica incide notevolmente sull’escursione termica che oscilla dai 0°C notturni agli oltre 30°C diurni.

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Incredibilmente, in questo ambiente vive una lucertola, il Liolaemus fabiani. Questa lucertola endemica, della famiglia delle iguane, si è adattata a vivere tra i blocchi di sale di questo deserto.

 

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Dopo aver osservato qualche esemplare intento a scaldarsi ai raggi mattutini, ho potuto assistere ad un corteggiamento. Il maschio, più massiccio e colorato, cercava di conquistare la femmina, mostrandogli il  fianco che gonfiava e inarcava, prima di cercare di afferrare la compagna con la bocca. In questo caso la femmina non sembrava disposta, per cui oscillava la coda in segno di disappunto. Qui vi lascio una breve sequenza di questa parata nuziale in cui si può vedere i movimenti dei due spasimanti.

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Il maschi "fa il bello"...

 

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...oscilla e vibra per mostrarsi alla femmina.

 

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Si  mostra grande e forte...

 

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...ma la femmina scuote la coda..

 

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...e poi scuote pure la testa.

 

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Il maschio ci prova comunque e cerca di afferrare la femmina, che rifiuta l'accoppiamento.

 

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Dopo il tentativo di accoppiamento respinto, la femmina resta guardinga!


 

Girovagando in questi altipiano desertici, é impressionante notare come una minima goccia d'acqua filtrata nel suolo posso ravvivare la desolazione apparente.

 

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Il secondo sauro che ho potuto fotografare, più o meno decentemente, è stato sull’isola di Pasqua. Anche qui, l’isolamento geografico dell’isola ha creato degli endemismi. Tra le lucertole più carine presenti sull’isola c’è il Cryptoblepharus egeriae, uno scinco dalla coda blu, che purtroppo non sono riuscito a vedere. C’è anche da dire che lo scopo del soggiorno su questa isola era tutt’alto.

Nella camera d’albergo ho avuto la compagnia di qualche geko (Lepidodactilus lugubris), specie alloctona originaria dall’Africa, che ha la particolarità di riprodursi per partenogenesi.

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È sempre difficile capire chi guarda chi con maggiore curiosità!


Tra le impressionanti statue di Moai ho comunque potuto osservare varie lucertole che fuggivano rapidamente tra le rocce  l'erba secca, senza lasciarmi la possibilità di scattare una foto decente.

 

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Una mattina mi sono deciso di catturarne momentaneamente una per scattare una foto con uno sfondo significativo che desse una certa paticolarità a quata lucertolina relativamente anonima. Non ho ancora una conferma, ma credo che si tratti di Emoia nativittatis, una specie si scinco endemico di questa isola.

 

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