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23 dicembre 2012 7 23 /12 /dicembre /2012 16:15

Le feste e la fine dell'anno portano spesso a riflessioni, ad auguri e a bilanci.

Prendo la libertà di scrivere un paio di righe poco serpentine, ma non preoccupatevi, per evitare di scioccare, annoiare ecc. mi limiterò ad una piccolissima percentuale del pensiero completo.

 Con queste righe ringrazio tutti coloro che seguono questo blog sin dall'inizio, chi ci é capitato per caso, chi ci ritorna e pure chi non ci tornerà più ...chi per scelta e chi, a cui la vita a scelto al posto suo.

 Sono due anni che curo queste pagine, condividendo alcuni dei miei incontri e delle mie osservazioni, cercando di divulgare e far amare il mondo dei serpenti. Non credevo di riuscire ad aggiornare regolarmente questo sito, invece bene o male, con alti e bassi, sia di tempo che di ispirazione, direi che non sonnecchio troppo.

Vorrei evitare di diventare noioso e ripetitivo, per cui a volte preferisco non pubblicare nulla piuttosto che pubblicare male.

Leggendo alcuni articoli che ho scritto, credo che tra le righe si possa anche leggere che oltre all'amore per i serpenti, gli animali e la natura, ho anche interessi legati alla cultura di quel animale che é l'uomo. Chiaramente il legame tra le due entità (serpente-uomo) mi affascina molto e lo condivido volentieri qui, cercando di capire cosa abbia scaturito un legame tanto forte quanto represso.

Vedo con piacere che chi frequenta il mio sito e soprattutto chi visita il locale in cui allevo varie decine di vipere, alla fine dell'incontro,  esce con un pizzico di rispetto nei confronti di un animale che fino a poco prima era probabilmente ritenuto nocivo, ripugnante e da eliminare.

Spero proprio che gli ospiti escano dal mio allevamento dicendosi: -Non mi piace, ma lo rispetto per quello che é! (Lascio a voi la scelta se tale pensiero è riferito al serpente o a chi li accudisce!!)

Non che voglia fare il moralista, ma sarebbe bello che tale pensiero venisse allargato pure nei confronti dei nostri simili.... non capisco un tale personaggio... ma lo rispetto per quello che é, meglio ancora, lo rispetto per chi é.

Tornando alle festività... l'ipocrisia di questi giorni é nauseante... Sarebbe bello che l’amore, l’altruismo e la fratellanza che vengono espressi in questi giorni, in modo quasi automatico e circostanziale, sia solo la piccola punta dell’iceberg di quel che viene compiuto, espresso e fatto il resto dell’anno.

Ma con tutto questo il serpente che centra? Effettivamente poco e niente! 

Ho la fortuna di aver voluto e potuto mantenere il mio sito libero da pubblicità, da vincoli e da legami, per cui bene o male potrei scriverci qualsiasi cosa, anche se non ne ho intenzione.

Per darvi uno spunto su cosa centra il serpente con le tradizioni natalizie, originariamente tradizioni pagane rivisitate e rimodellate alla salsa cristiana, leggete queste righe:

Genesi 2:16: "e Dio impose all'uomo anche questo comando: "Di ogni albero del giardino puoi mangiare a sazietà. Ma in quanto all'albero della conoscenza del bene e del male non ne devi mangiare, poiché nel giorno in cui ne mangerai certamente dovrai morire".

Ogni albero di natale simboleggia l’albero della vita, il mitico albero wak-wak, l’albero su cui strisciò il serpente che ci fece il dono di accedere al sapere.

Da persona poco coerente che sono… colgo comunque l’occasione per augurare buone feste a tutti, a chi festeggia Natale, a chi festeggia il solstizio d'inverno, a chi festeggia la Luce e a chi non festeggia nulla di particolare! 

Auguro anche, a tutti voi, un felice nuovo anno, vi auguro di proseguire serenamente il cammino.

Greg

 

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10 dicembre 2012 1 10 /12 /dicembre /2012 10:42

Recentemente sono andato in vacanza in Cile e sull’Isola di Pasqua.

Il Cile, vista la sua posizione geografica isolata dal resto del continente Sud Americano, dalla Cordigliera delle Ande e dal mare, ospita un’unica specie di serpente, il  Tachymenis, che avevo già avuto modo di osservare in Perù. Qui in Cile non l’ho incontrato, avendo bazzicato in zone non propense alla sua vita.

 

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Gruppo di Vigogne (Vicugna vicugna).

 


Diciamo che questo viaggio non era improntato sulla ricerca di rettili, ma mi son comunque soffermato su qualche sauro endemico.

Il primo che ho incontrato è stato del tutto per caso, su di una collina che domina Santiago. Probabilmente si tratta di una specie di Liolemus. Spero che col tempo riuscirò ad identificarlo con sicurezza malgrado la foto scattata velocemente e di qualità discutibile, ma avevo programmato l’apparecchio fotografico per immortalare qualche paesaggio e non una lucertolina!

 

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Ecco la lucertola che vive sulla collina di una delle città più inquinate al mondo!


 

 

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Mi ero comunque documentato sulla presenza di particolari lucertole che vivono del Salar di Atacama. Questo deserto salato, considerato il più asciutto al mondo, è situato ad una quota di circa 2000 metri sopra il livello del mare. La sua posizione geografica incide notevolmente sull’escursione termica che oscilla dai 0°C notturni agli oltre 30°C diurni.

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Incredibilmente, in questo ambiente vive una lucertola, il Liolaemus fabiani. Questa lucertola endemica, della famiglia delle iguane, si è adattata a vivere tra i blocchi di sale di questo deserto.

 

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Dopo aver osservato qualche esemplare intento a scaldarsi ai raggi mattutini, ho potuto assistere ad un corteggiamento. Il maschio, più massiccio e colorato, cercava di conquistare la femmina, mostrandogli il  fianco che gonfiava e inarcava, prima di cercare di afferrare la compagna con la bocca. In questo caso la femmina non sembrava disposta, per cui oscillava la coda in segno di disappunto. Qui vi lascio una breve sequenza di questa parata nuziale in cui si può vedere i movimenti dei due spasimanti.

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Il maschi "fa il bello"...

 

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...oscilla e vibra per mostrarsi alla femmina.

 

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Si  mostra grande e forte...

 

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...ma la femmina scuote la coda..

 

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...e poi scuote pure la testa.

 

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Il maschio ci prova comunque e cerca di afferrare la femmina, che rifiuta l'accoppiamento.

 

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Dopo il tentativo di accoppiamento respinto, la femmina resta guardinga!


 

Girovagando in questi altipiano desertici, é impressionante notare come una minima goccia d'acqua filtrata nel suolo posso ravvivare la desolazione apparente.

 

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Il secondo sauro che ho potuto fotografare, più o meno decentemente, è stato sull’isola di Pasqua. Anche qui, l’isolamento geografico dell’isola ha creato degli endemismi. Tra le lucertole più carine presenti sull’isola c’è il Cryptoblepharus egeriae, uno scinco dalla coda blu, che purtroppo non sono riuscito a vedere. C’è anche da dire che lo scopo del soggiorno su questa isola era tutt’alto.

Nella camera d’albergo ho avuto la compagnia di qualche geko (Lepidodactilus lugubris), specie alloctona originaria dall’Africa, che ha la particolarità di riprodursi per partenogenesi.

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È sempre difficile capire chi guarda chi con maggiore curiosità!


Tra le impressionanti statue di Moai ho comunque potuto osservare varie lucertole che fuggivano rapidamente tra le rocce  l'erba secca, senza lasciarmi la possibilità di scattare una foto decente.

 

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Una mattina mi sono deciso di catturarne momentaneamente una per scattare una foto con uno sfondo significativo che desse una certa paticolarità a quata lucertolina relativamente anonima. Non ho ancora una conferma, ma credo che si tratti di Emoia nativittatis, una specie si scinco endemico di questa isola.

 

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Copyright © Grégoire Meier 2012 . Tutti i diritti sono riservati. E' vietata la riproduzione, anche parziale dei testi e delle foto.

 

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31 ottobre 2012 3 31 /10 /ottobre /2012 13:32

Un paio di inverni fa, assieme agli amici Patrick Scimè e Patrick Kistler, ci siamo recati in una piccola grotta del Mendrisiotto per accertarci della presenza di anfibi in un piccolo lago sotterraneo.

 

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Dopo aver osservato alcune larve di salamandra in acqua, abbiamo comunque dato un occhiata alle varie formazioni minerali presenti nella grotta. Tra un ragnetto e l’altro ecco che osserviamo una cavalletta di grotta. Tra una battuta e l’altra sul rischio di farsi pungere dall’ovodepositore  (che sembra minaccioso, ma è totalmente innocuo) scatto una rapida foto all’insetto.

 

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Arrivato a casa, per pura curiosità, posto tale immagine sul forum naturamediterraneo, in modo che chi ne ha le conoscenze possa identificare la cavalletta.

 

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Dopo varie risposte, risulta che potrebbe essere una determinata cavalletta, non ancora segnalata sul territorio svizzero.

Si insinua pure il dubbio sulla corretta identificazione della cavalletta.

 

Grazie a Roberto A. Pantaleoni, ci mettiamo in contatto con Mauro Rampini, noto specialista di questi ortotteri, e con Carlo Morelli decidiamo di tornare nella grotta per catturare e fotografare in condizioni migliori le cavallette.

Va precisato, se ho capito bene, che per un’identificazione di queste cavallette, vanno comparati gli organi riproduttori dei maschi, che si differenziano da una specie all’altra.

Per dissipare del tutto il dubbio sulla corretta identificazione dell’insetto, vengono eseguiti degli studi genetici.

Dopo aver sperato per un po’ di aver scoperto una nuova specie di cavalletta, i risultati genetici ci hanno rimesso coi piedi per terra. La cavalletta in questione è Dolichopoda geniculata.

L’analisi genetica ci riserva comunque una sorpresa. La popolazione di Dolichopoda della “nostra” grotta ticinese, geneticamente corrisponde esattamente alla popolazione che vive in una grotta non lontano da Terracina, in provincia di Latina.

 

Nel passato molte grotte venivano utilizzate dall’uomo come riparo per lui, per il bestiame o per depositarci derrate alimentari e altri beni. La gente si spostava, venivano fatti scambi commerciali e sicuramente queste cavallette sono state trasportate da una grotta all’altra inconsapevolmente, e chissà quanto tempo fa.

 

La popolazione di Dolichopoda geniculata più vicina a quella che abbiamo scoperto, si trova in Piemonte. Questa specie è comunque ampiamente diffusa in Italia (Lazio, a sud del Tevere, Abruzzo, Campania, Lucania e Calabria nel versante sud del Pollino) e la sua località tipica sono i sotterranei di Napoli.

 

Ammetto che è stato sorprendente scoprire, o meglio, soffermarsi su un piccolo insetto sicuramente già visto numerose volte dai frequentatori delle grotte Ticinesi, ma mai preso in considerazione da nessuno, come se la sua presenza fosse scontata. Val sempre la pena soffermarsi con curiosità su ciò che ci circonda!

 

 

Ringrazio, per il loro prezioso lavoro, Mauro Rampini (Dipartimento di Biologia e Biotecnologie "C. Darwin" -Università La sapienza)  cha ha fatto la determinazione della specie su base morfologica; Giuliana Allegrucci (Dipartimento di Biologia -Università di Tor Vergata) che ha svolto il lavoro di biologia molecolare; Roberto A.  Pantaleoni (ISE-CNR Sassari); Carlo Morelli; Patrick Scimè, Patrick Kistler.

 

Ora vi lascio con alcune fotografie scattate nella grotta e alcune immagini della Dolichopoda geniculata che vi abbiamo trovato. Mi scuso per la qualità delle immagini, ma odio fotografare col flash, per cui non lo padroneggio molto bene.

 

 

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26 ottobre 2012 5 26 /10 /ottobre /2012 09:35


Anche quest’anno siamo arrivati alla fine della stagione favorevole ai rettili. Le giornate che si accorciano e le temperature notturne che si abbassano fanno scattare quel meccanismo che guida i rettili verso i loro posti di latenza invernale.

Le uova dei serpenti ovipari si sono schiuse, i serpenti ovovivipari hanno messo al mondo i loro piccoli, e se ciò è avvenuto abbastanza presto, sia i nuovi nati che le madri hanno potuto beneficiare di almeno un pasto per poter superare il periodo invernale. Se le nascite sono state tardive, bisogna sperare che questi animali abbiano comunque abbastanza riserve corporee per potersi risvegliare appena il tempo mite fa ritorno.

Visto che sono stato piuttosto occupato negli ultimi mesi, non ho avuto modo di dedicarmi ad aggiornare il blog, ma recupero ora, con una carrellata di osservazioni fatte tra estate e autunno, sperando di non nausearvi troppo!

 

 

 

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Vipera berus, femmina gravida. Osservate bene questo animale fotografato in Ticino, anche nelle immagini seguenti. Le popolazioni di marasso del Sud delle Alpi sono piuttosto diverse da quelle della parte Nord.

 

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Ora vi mostro alcuni individui di Vipera berus osservati durante un'escursione nell'Oberland Bernese.

 

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Femmina.


 

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Maschio.


 

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Femmina.


 

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Maschio.


 

 

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Di nuovo una femmina.

 


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Da notare le tipiche squame grandi che solitamente porta sul capo la Vipera berus.

 

 

 

A pochi chilometri, sempre nell'Oberland, si possono osservare delle Vipera aspis atra. Molti degli individui di questa popolazioni sono melanici o melanotici, cioé neri o con forte presenza di nero nella loro livrea.

 

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Alcuni esemplari con labiali rossicce (melanotico)...


 

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...altri totalmente neri (melanico).


 

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Splendido maschio dalla livrea più "tradizionale".


 

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Altro esemplare di Vipera aspis atra melanotico.

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Altro esemplare, dalla livrea grigia.


 

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Coronella austriaca. Sia nell'habitat della Vipera berus che in quello della Vipera aspis atra, non é raro osservare questo colubro...

 

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...e ci si imbatte pure in qualche "lecornia da serpente".


 

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Abbandonimo il Nord delle Alpi sotto l'occhio vigile di questa vipera.

 


 

Di seguito vi mostro un giovane esemplare di Vipera berus osservata in Piemonte, con Matteo. Siamo di nuovo con un individuo del Sud delle Alpi. Lungo una ventina di centimentri, stava terminando un pasto, composto da una piccola rana.

 

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Le osservazioni seguenti sono tutte state fatte nel Canton Ticino. Come sempre non indico le località dei ritrovamenti, e questo a tutela degli animali, onde evitare bracconaggi.

 

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Vipera aspis atra, femmina in una pietraia di alpeggio.


 

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Altra femmina.


 

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Sempre una femmina.


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Ritratto della precedente.


 

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Giovane maschio.


 

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Altra femmina.


 

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La medesima femmina fotografata nel suo habitat.


 

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Grosso e splendido maschio della medesima popolazione delle Vipera aspis atra precedenti.


 

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Neonato di ramarro, Lacerta bilineata.



 

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Splendido maschio di Vipera aspis francisciredi.

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Nelle vicinanze di quel bel maschio, ho potuto osservare la femmina seguente.

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Per chi si facesse tradire dalle immagini del mio sito o di altri siti dal carattere simile, mostro un paio di fotografie scattate nel medesimo habitat di quello delle Vipera aspis francisciredi precedenti. Vedrete che solitamente questi serpenti preferiscono optare per un mimetismo più efficace.

 

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Grossa femmina di vipera nei rovi.


 

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Altra Vipera aspis francisciredi in una catasta di rami secchi.


 

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Questa la si vede meglio, ma camminando e non cercandole, passano facilmente inosservate.

 

 

 

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Colubro di Esculapio (Zamenis longissimus) in un cespuglio.



 

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Natrix natrix melanotica.


 

 

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Neonato di Colubro di Esculapio.



 

Concludo con le ultime osservazioni fatte quest'anno, in data 25 ottobre. Mi son recato in un habitat dove solitamente vado solo in primavera per osservare il risveglio delle vipere. Ero poco speranzoso di osservare qualche serpente in quanto le previsioni meteorologiche davano netti abbassamenti della temperatura per il giorno seguente...

 

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Come prima traccia vedo questa muta di colubro, segno che pochi giorni prima qualche cosa si muoveva ancora. Ad un tratto vedo, in un cespuglio, una sagoma sospetta...


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...avvicinandomi piano ho scattato questa foto furtiva a questa femmina di Vipera aspis francisciredi.


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Felice e doddisfatto, mi incamminavo verso l'auto pensando tra me e me a quanto fosse difficile osservare dei nuovi nati di vipera in ambienti così cespugliosi (cosa molto positiva per il loro mimetismo e quindi la loro sopravvivenza!!), quando ad un tratto ecco che ne vedo uno!!!

 

Meglio di così per finire la stagione non poteva andarmi! 

Posso quindi concludere questo articoletto con l'immagine di questo viperotto nato poche settimane prima, che dovrà affrontare un duro inverno freddo e i primi anni della sua vita, sormontando mille pericoli e insidie, prima di raggiungere la maturità sessuale e poter mandare avanti la sua specie.

 

Buona fortuna!!

 

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29 agosto 2012 3 29 /08 /agosto /2012 13:11

 

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Le zanne velenifere di un maschio di Vipera aspis atra del mio allevamento.

 


 

La composizione del veleno dei serpenti è relativamente ben studiata. Si sa che il veleno viene prodotto da quella ghiandola che negli altri vertebrati è la ghiandola parotide.  In parole povere possiamo dire che il veleno dei serpenti è una saliva modificata.

La composizione del veleno è composta da vari enzimi, proteine e zootossine, ognuno dei quali ha un’azione specifica. Alcuni enzimi agiscono sui tessuti per permettere ad altri enzimi di poter agire. Grossolanamente possiamo dividere i veleni dei serpenti in due grosse categorie: ad azione neurotossica e ad azione emotossica. Le molteplici sfaccettature e combinazioni sarebbero da approfondire in altra sede.

 

La vipera ha un veleno principalmente emotossico, cioè agisce sui tessuti e sul sangue, ma è pure composto da sostanze con azione neurotossica. Questa combinazione permette al serpente di immobilizzare rapidamente la sua preda, e iniziare il processo di digestione. Vista la vasta distribuzione geografica di alcuni serpenti, alcuni studi hanno dimostrato una differenza, anche notevole, della composizione del veleno nel seno della medesima specie. Probabilmente la composizione del veleno è influenzata/adattata al tipo di preda che viene cacciata.

Veleni emotossici hanno forse un’azione più rapida sui mammiferi (es. topi) che non sui rettili (es. lucertole). Il serpente si è quindi evoluto (e/o selezionato) specializzandosi al territorio in cui vive e quindi alla sua preda preferenziale.

 

Diverso tempo fa fui contattato da una signora che è stata morsicata da una Vipera aspis atra in una valle ticinese. Malgrado fossero passati vari mesi dall’accaduto la signora presentava ancora dei problemi legati al morso del serpente. Vari sintomi fanno pensare ad un’azione neurotossica del veleno, cosa solitamente limitata nei casi di morsicatura di questa specie. Dopo varie ricerche la signora è venuta a conoscenza di alcuni studi fatti in Francia su delle popolazioni di Vipera aspis aspis in cui è presente nel veleno un certo numero di enzimi neurotossici. Queste particolarità del veleno non sono state riscontrate in altre popolazioni vicine.

Per poter avere un dato chiaro sulla composizione del veleno di questa popolazione ticinese di vipera, si è deciso di effettuare dei prelievi di veleno su diversi individui presenti in quella zona. L’operazione è indolore per il serpente. Lo si fa morsicare in un piccolo recipiente e si raccoglie il veleno da analizzare. La vipera viene, subito dopo il prelievo, rilasciata esattamente dove è stata trovata.

I campioni di veleno verranno analizzati all’Università di Losanna  per poterne decifrare la composizione e capire se effettivamente vi è una presenza di neurotossina e in che misura è diversa da altri veleni già analizzati.

Comparando i risultati e analizzandoli potremo forse capire da cosa queste variazioni della composizione del veleno sono influenzate. Forse potremo capire quale sia il vantaggio per la vipera avere un veleno con una determinata azione predominante su altri effetti. Non da ultimo, questi risultati potranno aiutare ad agire in modo più corretto su pazienti morsicati da vipere in determinati territori.

Questo studio è diretto e supervisato da Michel Ansermet, direttore del Vivarium di Losanna, che ringrazio per l’aiuto e i consigli.

 

Per illustrare un po' come si svolgono questi prelievi di veleno metto alcune fotografie scattate da Matteo Di Nicola e un piccolo filmato realizzato da Patrick Scimè .

 

 

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Alla fine dell'operazione, si lascia la vipera tornare nel suo habitat.

 

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Ringrazio Michel, Patrick, Matteo, Karim, Gioele e Christine per le informazioni, l'aiuto e il materiale.

 

 

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