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4 febbraio 2010 4 04 /02 /febbraio /2010 08:36

inizio
Strana foto che rispecchia l'alone di mistero dell'arte Lobi.  

Da diversi anni, percorrendo alcuni siti internet e sfogliando libri specializzati in arte africana, mi imbatto in strane figure metalliche a forma di serpente. Spesso questi oggetti vengono definiti come monete Lobi. Recentemente ho avuto l’occasione di acquistarne un paio dal prezzo ragionevole, cosa che mi ha permesso di toccarli con mano e mi ha stimolato ad approfondirne e capirene il loro vero uso.
Quanto seguirà parlerà relativamente poco di serpenti ed è  una delle numerose versioni che ho trovato, o meglio è un riassunto e amalgama delle complesse e confuse versioni che ho trovato. Non facile da capire, ancor meno da spiegare, spero di non annoiarvi e scusatemi se mischierò, nella scrittura, passato, presente e altri tempi.

z
 

I  Lobi sono una popolazione che vive tutt’ora nei territori del Burkina Faso, del Ghana e della Costa d’Avorio. I Lobi credono nell’esistenza di geni o spiriti della savana, alcuni di loro malvagi e spiano gli esseri umani per punirli se commettono azioni negative. Spesso la punizione consiste nel rendere pazzo  chi ha sbagliato, o di farlo ammalare gravemente. Altri spiriti, i Thil, sono invece buoni e aiutano le donne ad essere fecondi, aiutano ad avere un buon raccolto e aiutano a guarire e a proteggersi delle malattie. I geni malvagi sono invisibili tranne che per chi viene punito, mentre quelli buoni possono decidere di volersi materializzare sotto forma di Thila o Bateba, secondo altri testi. I Thila possono essere dei semplici pezzi di legno, dei sassi, dei pezzi di ferro non lavorati dall’uomo, oppure i Thil possono decidere di voler essere rappresentati in modo più complesso. In quest’ultimo caso, la persona che riceve la richiesta da parte di un Thil di essere materializzato, deve recarsi da un indovino o veggente che tramite un rito religioso riceve le istruzioni da parte del Thil di come vuole essere rappresentato nella sua forma visibile.

2
Thila in ferro a forma di serpente bicefalo. 
 

I Thil a volte decidono di essere rappresentati sotto forma di un camaleonte o un serpente in ferro o bronzo, un legno biforcuto, una statuetta in legno o in argilla raffigurante un pesce o un uccello o ancora una figura antropomorfa.
La persona che ha ricevuto il desiderio da un Thil di essere materializzato, dopo aver ricevuto le istruzioni del veggente, si reca da un artigiano specializzato nella costruzione di Thila che si metterà al lavoro seguendo scrupolosamente le istruzioni ricevute.
I Thila sono dei ricettacoli della loro natura divina ed hanno un ruolo importantissimo nella vita dei Lobi, che li onorano, servono e nutrono con sacrifici di sangue.

2.2

Ogni Thil, in cambio di protezione, può, da parte della persona per cui il Thila faccia azione, esigere che non si cibi più di carne di capra o che diventi uno scultore di Thila a sua volta o chissà che altra volontà, che chiaramente non può essere rifiutata.
Per poter possedere un Thila ci sono varie strade, la prima vuole che un Thil si incarni in un animale e che un cacciatore lo uccida a caccia, rimanendo abbastanza traumatizzato dall’evento. In un secondo tempo  può anche darsi che nello stomaco di un animale appena ucciso si trovi un Thila in ferro destinato al cacciatore. Generalmente comunque i Thil si manifestano attraverso i sogni, chiedendo di essere materializzati.

1.2

Alcuni Thil vogliono essere incarnati in vari Thila, uno che favorisce la fertilità delle donne, uno che protegge dalle malattie, uno che favorisce un buon raccolto, e via dicendo.
I Thila sono praticamente la materializzazione degli antenati che decidono, in cambio di una controparte, di venire ad aiutare un loro discendente meritevole, come ad esempio un uomo che tratta bene la famiglia, rispetta il padre e la madre e i Thila già presenti in casa.
I Thila vengono posti nei tre altari casalinghi, il primo all’esterno davanti  alla porta d’entrata, il secondo  sul tetto della casa e il terzo nell’altare all’interno dell’abitazione.

1.1

Malgrado le innumerevoli forme presenti nei Thila, il serpente è ben rappresentato, forse proprio per cercare protezione dai morsi di serpenti, o per un puro volere estetico.
Spesso queste figure a forma di serpente vengono affiancate a dei Thila più grandi e  dalla forma antropomorfa, sicuramente per completare un insieme di forze alleate.
La nostra mente cerca spiegazioni razionali per poter giustificare una determinata rappresentazione, ma in un contesto spirituale come questo, in cui i Thila sono compagni visibili di forze invisibili, solo il vissuto, i bisogni e l’esperienza dei Lobi possono capire veramente quanto poco c’è bisogno di  catalogare i Thila in base alla loro forma esteriore.

1

I Lobi hanno bisogno di attorniarsi da numerosi Thila per essere sempre in contatto con Dio, per essere in contatto coi loro antenati, che sono passati da visibili (vita) ad invisibili (morte) per tornar visibili (Thila). Questo tipo di scultura è il modo che i Lobi usano per scongiurare e rendere meno definitiva la morte.


fine 

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6 gennaio 2010 3 06 /01 /gennaio /2010 08:44

trono blu
Tappeto Ning-Xia dell'inizio del XX° secolo. Era lo schienale di un trono.

Come anticipato nel capitolo precedente, in Cina e in altri paesi asiatici, il drago ha origini antichissime, e secondo la leggenda i draghi erano presenti al momento della creazione e l’uomo naque da una potenza divina (Nu Kua) che era in parte donna e in parte drago. Questo drago assieme al suo consorte insegnò all’uomo a pescare, a tessere, gli diede anche i segreti del fuoco e della musica. I nostri progenitori avevano ancora un’aspetto a metà tra drago e uomo. 

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Vaso in terracotta e dettaglio, Dinastia Han (ça. 2000 anni fa), con figure stilizzate di drago.

L’Imperatore cinese era considerato diretto discendente dei draghi, e nelle sue vene scorreva sangue di drago. La bontà e la saggezza del drago veniva passata al migliore degli uomini, l’Imperatore, appunto.

I draghi erano al servizio dell’Imperatore, e quest’ultimo aveva il compito di invocarli in caso di siccità. Ogni cosa che riguardava l’Imperatore riguardava pure il drago, che veniva ampiamente rafigurato su oggetti, vestiti, mobili e via dicendo, per onorare il vero drago, cioè l’Imperatore. 

trono giallo
Tappeto frammentario Ning-Xia, inizio del XIX° secolo. Era lo schienale di un trono imperiale.

La tradizione vuole che solo gli oggetti destinati all’Imperatore potessero raffigurare draghi con 5 artigli, gli altri dovevano accontentarsi di draghi con 3 o 4 artigli.

trono giallo det
Dettaglio del tappeto precedente.
 

Una leggenda ancora più antica parla di una figura mitologica dal corpo di serpente a dalla testa di drago. Dal suo corpo ebbe origine tutto: i fiumi dalle lacrime, le stelle ed i pianeti dai capelli, i metalli e le pietre dalle ossa e dai denti, le perle dal suo seme, la giada dal midollo spinale, la pioggia dal sudore e gli uomini dai pidocchi che vivevano tra i suoi capelli. Non c’è bisogno di aprofondire ulteriormente la simbologia che mette in evidenza l’inferiorità dell’uomo (pidocchi) dinnanzi all’Imperatore (vero drago). 

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ciotola2
Ciotola in porcellana, dinastia Qing.

L’origine divina dell’Imperatore era accentuata dal fatto che spesso egli comunicava coi draghi, che gli suggerivano il modo di governare, suggerimenti che pochi osavano contraddire, e che conferiva al sovrano un potere assoluto ed indiscusso.

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 Kimono in seta e fili metallici, dinastia Qing.
 

Ancora oggi la figura del drago è presente nella vita e nelle tradizioni popolari cinesi, basti pensare alla danza del drago che viene celebrata ogni anno all’inizio della primavera. Questa danza ha origini antiche ed è legate ai culti di fertilità della terra, in cui si invoca la pioggia proprio tramite il drago. 

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Frammento di candelabro in terracotta smaltata, Birmania.


Nell’antichità, ma probabilmente ancora oggi in alcune regioni rurali, in caso di siccità prolungata viene organizzata una processione in cui si invoca il drago e gli si chiede di scatenare le piogge. In queste processioni vengono fatti sfilare lunghi draghi animati construiti in stoffa, legno e altri materiali riccamente lavorati e colorati. Le preghiere vengono scandite da monaci e da personalità religiose e politiche.

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Il drago in mezzo elle nubi. Tessuto in seta e fili metallici, dinastia Qing. 
 

Il drago è ancora presente nell’oroscopo cinese ed è uno tra i segni maggiormente ambito visto che i nati sotto questo segno sono destinati ad avere successo nella vita. Nella medicina tradizionale cinese troviamo ancora oggi delle ricette che comprendono delle parti di drago, quali le unghie, il cervello, i denti e la lingua…. Meglio non sapere con cosa vengono realmente sostituite…

mob1 
Dettaglio di mobile della Mongolia dove troviamo un dragho stilizzato, quasi fosse una nuvola.

 

Oltre ad essere una figura mitica, il drago, è anche stato studiato, nell’antichità, da scienziati cinesi, che ci svelano alcuni aspetti interessanti della vita di queste creature. I draghi si accoppiano sotto la forma di serpenti che depongono le uova nelle vicinanze di un fiume. Le uova vengono covate per mille anni, dopo di che ne escono dei piccoli serpenti. Dopo 500 anni crescono le corna e tra i 1000 e i 3000 anni  avviene il resto della trasformazione fino ad avere un drago in piena maturità.

tibet
Tappeto da monastero proveniente dal Tibet (non Cina, ma TIBET), inizio del XX° secolo.

tibet det


Ringrazio il negozio STORICA di Lugano per avermi messo a disposizione e permesso di fotografare parte della sua collezione.

 

 

 

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22 dicembre 2009 2 22 /12 /dicembre /2009 15:16

Senza titolo1
Stele in pietra con due draghi, Dinastia Han.

In molte culture, come abbiamo visto in altri capitoli, il serpente è presente in parecchi miti. Il serpente in alcune tradizioni, assume le sembianze di un drago, che, malgrado un aspetto relativamente diverso, non è altro che la rappresentazione di un serpente sviluppato e rivisitato. Simbolicamente il drago ed il serpente assumono il medesimo ruolo ed hanno lo stesso valore rappresentativo. Tra tutte le culture, indubbiamente, quella cinese è quella che esprime nella sua massimo potenza la forza del drago. Cercherò di dare delle brevi notizie su questo animale mitico, ma chiaramente gli oltre 2000 anni di storia cinese impediscono di avere un’unica nozione del concetto drago, per cui approfondendo il discorso si possono trovare altre versioni e innumerevoli leggende.

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Dipinto su stoffa, dinastia Qing. In questo caso il drago é "giocherellone", notate dov'è finita una scarpa del personaggio che lo cavalca...

In Cina, il drago più comunemente rappresentato, è un “ibrido” composto da diversi (solitamente 9) animali:

-il cammello, per la testa
-il cervo, per le corna
-il gambero, per gli occhi
-la mucca, per le orecchie
-il serpente, per il corpo
-la rana, per il ventre
-la carpa, per le scaglie
-la tigre, per le zampe
-l’aquila, per gli artigli

Malgrado questo aspetto curioso e per certi versi spaventoso, il drago è un’entità benefica e di buon augurio. Simbolo di pioggia e di fertilità, questo mitico essere può rendersi invisibile e può nascondersi ovunque (cielo, nuvole, terra e sottoterra). Spesso si rappresenta il drago mentre custodisce una perla, forse la luna o il sole, probabilmente l’uovo cosmico, che contiene tutta l’energia del mondo. La tradizione cinese vuole che il drago sia il principio yang, cioè quello maschile, ed il fatto di credere che questi esseri vivano tra le nuvole, nei mari e sotto terra (principi yin, femminili), ci riporta alle culture primitive in cui la terra viene fecondata dal serpente.

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Ciotola in porcellana con drago verde, Dinastia Qing.

Riassumendo ulteriormente la figura, o meglio, il concetto del drago orientale, possiamo dire che al contrario di ciò che avviene nella mitologia occidentale e al suo aspetto terrificante, il drago è un animale benefico e di buon augurio, che rappresenta le forze che dominano e motivano il mondo. Il drago è lo spirito, il potere della natura e del cambiamento, spesso legato alle nuvole. Il drago è il simbolo della fertilità, é lo spirito della vita.

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Piatto bianco e blu, fine della dinastia Qing. 

 

 

 

Copyright © Grégoire Meier 2009 . Tutti i diritti sono riservati. E' vietata la riproduzione, anche parziale dei testi e delle foto.

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6 dicembre 2009 7 06 /12 /dicembre /2009 12:42



Diverse volte all’anno i serpenti “cambiano pelle”, questo fenomeno vien chiamato ecdisi o più comunemente muta.
Contrariamente ai mammiferi che si “desquamano” continuamente e in modo meno appariscente, i serpenti si sbarazzano delle cellule superficiali dell’epidermide in un colpo solo. Il numero di volte all’anno in cui questo fenomeno avviene, dipende dalla specie, dall’età e dallo stato di salute del serpente. Individui giovani ed in crescita mutano più regolarmente che non un individuo adulto. Ad esempio una Vipera aspis adulta muta due o tre volte all’anno.
Il fenomeno della muta è pure influenzato da fattori ormonali, come ad esempio il periodo degli accoppiamenti o della deposizione delle uova.


Vipera aspis atra. Notate l'opacità della sua livrea, sintomo che é prossima a sbarazzarsi dell'esuvia.


La muta vien preceduta da un paio di settimane di “preparazione”, in cui lo strato di epidermide superficiale si separa da quella profonda. Per favorire questa separazione, tra i due strati di epidermide viene a crearsi un sottilissimo strato di liquido opaco, che possiamo facilmente notare nell’aspetto lattiginoso degli occhi e in una certa opacità generale del serpente.


Hierophis viridiflavus dallo "sguardo lattiginoso".

Dopo qualche giorno questo liquido viene riassorbito per lasciare spazio a dell’aria. Nei giorni che precedono la muta, il serpente, ha bisogno di mantenere una temperatura corporea relativamente alta e gli occorre una certa umidità per favorire la cheratinizzazione del nuovo strato di pelle. In questo periodo, i serpenti diventano irascibili e non si alimentano, sicuramente per motivi pratici, visto che hanno la vista annebbiata dal liquido lattiginoso.


Vipera aspis atra con l'occhi opaco.

Una volta finito questo ciclo di rigenerazione cutanea, il serpente inizia a staccare l’esuvia (la vecchia pelle, per intenderci) a partire dalla bocca, strofinandosi a rami, pietre e altre superfici solide, finché ha liberato la testa, poi strisciando e con movimenti e pressioni del corpo, incaglia l’esuvia a oggetti circostanti per poi sfilarsi dal vecchio rivestimento corneo (un po’ come noi facciamo togliendoci le calze).


Esuvia di colubro come spesso ne possiamo osservare.

Alla fine dell’operazione troviamo da una parte un serpente bello, lucido e brillante, e dall’altra un calco vuoto su cui possiamo vedere tracce dell’ornamentazione del serpente e osservare l’impronta delle squame, incluse quelle che rivestono l’occhio.


Sulla parte della testa dell'esuvia possiamo osservare l'impronta delle squame che ricoprono l'occhio (quelle rotonde).



Esuvia di Vipera aspis su cui vediamo bene i motivi dorsali dell'individuo.


Qualche curiosità.

-Si stima che l’esuvia è lunga circa il 7% in più della lunghezza del serpente che la lasciata alle spalle.


-L’esuvia è un buon cicatrizzante naturale e veniva usata da popoli primitivi da applicare sulle ferite.
-Il serpente “cambia pure la pelle” della parte biforcuta della lingua e degli organi genitali.

Esuvia  fotografata nella zona della cloaca, le parti arancioni coincidono con gli emipeni (organi genitali maschili).

-Credo che i periodi di muta siano influenzati dalla luna (come molti altri avvenimenti naturali). Ho notata in alcune popolazioni di vipere una sincronia nella muta, in determinati giorni l’80% degli individui osservati erano in fase di muta.


Qui di seguito vi propongo delle foto di serpenti che ho fotografato prima e dopo la muta, vedrete che la differenza é notevole.

Vipera aspis atra, melanica. In questo caso non si tratta del medesimo individuo, ma vedrete la differenza che può avere il colore nero.

Prima...

...e dopo.



Vipera aspis francisciredi. In questo caso l'individuo é il medesimo. La foto di quando era in fase di muta é stata scattata il 18 giugno, mentre la seconda foto il 16 di agosto.

Prima...


...dopo.



Altra Vipera aspis francisciredi fotografata a 3 giorni di distanza.

Prima...


...dopo, qui la differenza salta agli occhi!!




Copyright © Grégoire Meier 2009 . Tutti i diritti sono riservati. E' vietata la riproduzione, anche parziale dei testi e delle foto.
 

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5 novembre 2009 4 05 /11 /novembre /2009 18:56

Prima di scrivere questo articolo ho riflettuto a lungo sul modo di impostarlo e se fosse proprio il caso di pubblicare alcune fotografie. Tengo solo a precisare che le immagini che seguiranno non vogliono essere esibizionistiche e non vogliono nemmeno dare un esempio da seguire, anzi!
Sono comunque pronto a ricevere le eventuali critiche che possono suscitare.




Avendo diversi contatti coi serpenti in natura e in cattività, spesso la gente mi chiede, incuriosita, se riesco ad instaurare un rapporto con questi rettili. La risposta che posso dare è sì. Immancabilmente si crea un contatto che sfocia in un rapporto di paura o di fiducia, non userei termini di simpatia e antipatia da parte dei serpenti, ma ogni tanto si percepisce una certa curiosità da parte loro, che li fa quasi vincere la loro indole schiva.
Molti animali nati in cattività, ad esempio, perdono il loro istinto pauroso e non si nascondono ogni qualvolta ci avviciniamo al terrario. Si sono semplicemente abituati a dei determinati muovimenti e presenze ed hanno capito che non rappresentiamo una minaccia per loro. Alcuni individui, quando ci avviciniamo al loro terrario, ci vengono in contro, quasi fossero felici di vederci… razionalmente parlando, il serpente spera che gli portiamo del cibo, sicuramente non si aspetta un abbraccio.

In natura si può osservare un comportamento simile nei serpenti che vivono in zone con una forte presenza umana. Ci sono dei sentieri, delle rive di lago e di fiume, delle strade sterrate molto frequentate da chi quotidianamente passeggia il cane, chi fa la sua corsetta giornaliera o chi fa due passi tranquillamente in famiglia, che sono pure molto frequentate dai serpenti. In questi luoghi non è raro poter osservare a pochi metri dal sentiero, nella vegetazione o tra i sassi, dei serpenti tranquillamente immobili a scaldarsi al sole, totalmente incuranti del movimento umano che hanno a pochi passi.


Ho fotografato questo biacco (Hierophis viridiflavus) lungo una passeggiata che costeggia il Lago di Lugano. A pochi metri da me dei signori chiacchieravano e probabilmente si chiedevano cosa stessi fotografando...

Anche in questo caso, i serpenti che vivono queste situazioni, si sono abituati alla presenza umana e non la percepiscono più come un pericolo. Oltre a dei comportamenti piuttosto specifici ad una determinata specie, possiamo notare, anche nei serpenti, delle differenze caratteriali individuali. Ad esempio se afferriamo un colubro verdegiallo (Hierophis viridiflavus), quasi certamente veniamo morsicati ripetutamente e tenacemente dal serpente che tenta di sfuggirci.


Tipico atteggiamento di un Colubro verdegiallo (Hierophis viridiflavus) che si difende morsicandomi la mano (protetta da un guanto).


A volte degli individui della medesima specie, invece, reagiscono in modo totalmente inaspettato, fingendo qualche attacco a vuoto e calmandosi rapidamente senza grandi segni di aggressività.


In questo caso il biacco ha un atteggiamento vigile ma non mordace come di consuetudine. (Foto di Melo Batti, come pure la mano che tiene il serpente)

Voglio aggiungere che oltre al carattere individuale del serpente, anche il suo stato di salute e soprattutto la sua temperatura corporea è determinante alla reazione che avrà. Individui osservati in un caldo pomeriggio d’estate, saranno più reattivi che non animali trovati in una fresca mattina di primavera.


Ho potuto fotografare questa giovane vipera (Vipera aspis atra), che si scaldava ai primi raggi di sole primaverili, indisturbato per più di 10 minuti. Volendo fare un ritratto in macro, ho distrattamente toccato con l'obbiettivo il serpentello, che si é dato alla fuga...

Come descritto negli articoli dedicati ad ogni singola specie, non sono per forza i serpenti velenosi ad essere i più mordaci ed aggressivi. Riassumendo, possiamo dire che i serpenti, istintivamente, evitano il nostro contatto, vedendoci come una minaccia. Se il serpente verrà calpestato o toccato, attuerà delle strategie difensive specifiche alla propria specie ed alla propria esperienza di vita. Ci sono individui abituati alla nostra presenza che si lasceranno avvicinare senza timore, e altri che si daranno alla fuga. Il fatto di voler toccare un serpente è sconsigliato, ma spesso chi li studia o li alleva deve per forza maneggiarli ed avere un contatto diretto con loro. Con parecchia esperienza si riesce a tenere saldamente un serpente in mano senza ferirlo, senza rompergli le costole e senza soffocarlo stringendogli il collo. A volte, conoscendo il carattere del serpente, si riesce a calmarlo e a dargli fiducia, e a poterlo maneggiare senza costrizione, cosa che stressa molto meno l’animale.


Neonato di Vipera orlovi. Questo serpentello non riusciva ad uscire dalla membrana che lo avvolgeva alla nascita, ho dovuto aiutarlo. Non ha mai mostrato segni di aggressività. 

Le seguenti foto, come detto inizialmente, non sono assolutamente da prendere come esempio e non vogliono per niente incoraggiare le persone a toccare i serpenti. Il serpente resta imperativamente un animale istintivo ed imprevedibile (forse noi non avvertiamo il pericolo che lui ha percepito), e la situazione può cambiare improvvisamente, in modo poco piacevole.



Saettone occhirossi, splendido serpente endemico del Sud Italia e della Sicilia fotografato da Melo Batti.



Vipera aspis atra, fotografata nella mia mano. (Foto di Yves Brunelli)


... (Foto di Yves Brunelli)


Da queste foto che sembrerebbero idilliache, passiamo a vederne altre, che mostrano un altro aspetto del toccare un serpente.


Biacco (Hierophis viridiflavus) che morsica e "mastica" la mano del mio amico Melo. (Foto di Melo Batti)



Gli effetti del morso di un biacco, più impressionanti che dolorosi. (Foto di Melo Batti)



Vipera aspis che si difende mordendo il mio guanto. Foto non molto scientifica ma interessante per il fatto di vedere il dente velenifero e qualche goccia di veleno.

Sul seguente link trovate una foto della mano del mio amico Yves un'ora dopo il morso di una vipera:link


Ringrazio l'amico del Vallese, Yves per avermi fotografato e l'amico della Sicilia, Melo per avermi permesso di pubblicare le sue fotografie.

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