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22 gennaio 2009 4 22 /01 /gennaio /2009 19:02

Bothriechis schlegelii fotografato in CostaRica



In questi mesi invernali, in cui gli incontri coi serpenti non sono possibili a causa delle temperature fredde, ne approfitto per fare un po’ di noiosa teoria, sulla loro origine e su qualche loro caratteristica fisica. Ci sarebbero tantissime cose da dire, ma cercherò di essere molto sintetico e, spero, poco confusionale…

 

Circa 150 milioni di anni fa una specie di lucertola ha progressivamente “perso” le zampe, dando origine al progenitore delle oltre 2700 specie di serpenti che popolano oggi il pianeta. Probabilmente questo antenato ha rinunciato alle le zampe per meglio infilarsi nelle tane scavate dalle sue prede.

 

 Morelia spilota variegata, fotografato nei miei terrari

 

Di primo acchito possiamo credere che il non aver zampe sia un handicap, ma se pensiamo che troviamo serpenti in quasi tutti gli ambienti del pianeta (sul suolo, sugli alberi, sottoterra, nei laghi, nei deserti, nei mari,…) capiamo che, anche in questo caso, l’evoluzione è stata veramente vincente. In alcuni serpenti, i più primitivi, troviamo ancora le vestigia di zampe, sotto forma di piccoli speroni, che non hanno comunque più nessuna funzione motrice.


 Vestigia di zampe in un Python regius

 

Come tutti i rettili, anche i serpenti sono ectotermi, cioè la loro temperatura corporea è influenzata da fattori esterni. Generalmente questo tipo di animale vien definito a sangue freddo e raggruppa rettili, anfibi e pesci. Anche in questo caso la natura ha “studiato” bene la questione. Se un mammifero ha bisogno di alimentarsi in modo regolare e continuo per mantenere costante la propria temperatura, un rettile sfrutta i fattori esterni, utilizzando meno energia e necessitando quindi di molto meno cibo. Chiaramente dopo i pro ci sono i contro di un tale funzionamento, come ad esempio un periodo di latenza invernale per i rettili dei paesi con inverni freddi, oppure un certo intorpidimento in serpenti che non hanno ancora raggiunto la temperatura idonea. Per potere svolgere normalmente le proprie attività, un serpente deve ottenere una temperatura corporea a lui ideale, che gli permetta di muoversi, digerire, e svolgere tutte le altre funzioni vitali.
 

 

 Liopholidophis lateralis fotografato in Madagascar

Senza volerci spingere in minimi particolari, possiamo dire che un serpente ha un organismo molto simile ad altri animali. Cuore, stomaco, intestino e altri organi interni sono però ripartiti lungo il corpo tubolare, con la particolarità di avere un solo polmone funzionante molto sviluppato e grande. Il secondo polmone è presente ma atrofizzato, questo per una pura questione di spazio.


 Trimeresurus albolabris fotografato nei miei terrari

 

Gli escrementi vengono espulsi dalla cloaca, orifizio posto subito prima della coda sulla parte ventrale del serpente. Nella cloaca troviamo pure le vie genitali del serpente. Altro particolare curioso è l’organo genitale del serpente maschio. Vien chiamato emipene ed ogni individuo ne possiede due, che a riposo sono posti nella parte ventrale della coda. Per l’accoppiamento il serpente sceglie se usare quello di destra o quello di sinistra…


 Orthriophis taeniurus fotografato nei miei terrari

 

La pelle del serpente è ricoperta da squame, pure gli occhi sono ricoperti da una squama trasparente che funge da palpebra (sempre chiusa). Contrariamente ad altri animali o all’uomo, il serpente muta la pelle periodicamente, in una volta sola ed in un unico pezzo.



Se si osserva da vicino un esuvia (vecchia pelle), possiamo notare che tra lo stampo di ogni squama c’è della pelle e che pure la palpebra trasparente si è staccata.

 

 

Si può dire che il serpente, nel suo grande insieme,  è un animale vincente che ha saputo evolversi ed adattarsi a ciò che lo circonda, cambiando stile di vita, specializzando la propria alimentazione ed il modo di cacciare, adattando la propria livrea, adattando la propria stazza (esistono serpentelli di pochi centimetri e giganteschi pitoni) e, come detto, adeguandosi ad ogni habitat (tranne nelle zone artiche in cui il clima non gli permette di sopravvivere).


 Leptophis, serpente arboricolo fotografato in CostaRica

 

Oggi, a minacciare l’esistenza di molte specie di serpenti, è come sempre l’uomo, che, per ignoranza, a scopo di lucro ma soprattutto con la distruzione di quasi tutti gli habitat della terra, porta all’annientamento di numerosi esseri viventi.

 

 

 

Copyright © Grégoire Meier 2009 . Tutti i diritti sono riservati. E' vietata la riproduzione, anche parziale dei testi e delle foto.

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6 gennaio 2009 2 06 /01 /gennaio /2009 18:29

 

Come abbiamo avuto modo di vedere con le varie specie di serpenti che vi ho presentato fino ad ora, la livrea di ogni soggetto è piuttosto individuale. Nella medesima specie possiamo trovare varie colorazioni, un po’ come nell’uomo in cui ci sono i biondi, i mori, i rossi, … e le varie sfumature. 


Hierophis viridiflavus


Presso i serpenti troviamo individui dalla pigmentazione totalmente o parzialmente nera, fenomeno che annulla o maschera la livrea caratteristica alla sua specie.

Vipera aspis atra


Questo accumulo di pigmenti è chiamato melanismo (per gli individui completamente neri) o melanotismo (per quelli in cui il nero predomina lasciando comunque spazio ad un altro colore).


Vipera aspis atra


Il melanismo è conosciuto anche in altri animali, come ad esempio nel leopardo (Panthera pardus), che viene comunemente chiamato pantera nera nella sua forma melanica.


Vipera aspis atra


In precedenza abbiamo visto come il mimetismo sia un fattore vitale per il serpente, il fatto di avere una livrea che si confonde nel suo habitat spesso gli salva la vita, permettendogli di non essere notato dalle sue prede ma soprattutto dai suoi predatori. Nel caso di serpenti neri, questo mimetismo criptico non esiste più, ma il serpente sembra non accorgersene, comportandosi come gli altri soggetti ben camuffati. 

Vipera aspis atra


La scienza ci ha dimostrato che il melanismo ha un carattere ereditario, per cui questa caratteristica è stata trasmessa da generazione in generazione, superando le barriere della selezione naturale. In pratica un serpente totalmente nero e più visibile agli occhi dei predatori che non i suoi conspecifici “classici”, però avrà dei vantaggi che lo rendono comunque adatto alla vita che conduce. 

Vipera berus


Probabilmente la sua forza consiste nel fatto che il colore nero si scalda più rapidamente che gli altri, quindi un serpente melanico o melanotico dovrà esporsi al sole, per far raggiungere al proprio corpo la temperatura ideale al suo metabolismo, meno a lungo di un serpente dalla livrea classica. In pratica abbiamo un vantaggio che sicuramente compensa lo svantaggio, dunque il melanismo non rende particolarmente vulnerabili gli individui che ne sono toccati. 

Hierophis viridiflavus


Dal punto di vista psicologico, è provato che un animale nero spaventa di più che non uno con altri colori, questo aiuta forse il serpente melanico a scoraggiare alcuni suoi predatori. 

Natrix natrix


Fino ad oggi gli studi condotti hanno messo in luce che i piccoli serpenti appena nati non sono mai melanici o melanotici, sviluppano questa caratteristica anno per anno, cambiando livrea progressivamente. 

Vipera berus


Probabilmente ogni specie di serpente presente sul territorio ticinese può avere degli individui melanici o melanotici anche se questa livrea è più comunemente osservabile presso Vipera aspis atra,  Hierophis viridiflavus e alcune popolazioni di Natrix tassellata.

 

 

 Natrix natrix

 

Tra i serpenti che da sempre più mi affascinano troviamo quelli dalla livrea nera, se sono vipere ancora meglio!

Qui sotto mi sfogo facendo una carrellata di Vipera aspis atra dai toni che trovo spettacolare!

 



 

 

 



 





 

 



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29 dicembre 2008 1 29 /12 /dicembre /2008 13:40




Il marasso è l’altra specie di vipera presente sul territorio ticinese. Questo serpente  vive in gran parte dell’Europa, dalla Francia alla Siberia e dalla Grecia alla Finlandia. Malgrado questo, in Ticino è poco diffuso. Lo possiamo trovare in poche zone ristrette, sicuramente residui di popolazioni, restate isolate dalle ultime grandi glaciazioni.

 
 

Come la Vipera aspis, anche la Vipera berus ha la pupilla elittica ed è provvista di due denti veleniferi con cui uccide le prede (piccoli roditori e lucertole).



La
Vipera berus presenta generalmente tre grosse squame sulla testa, particolare che la differenzia dalla vipera comune che, di regola, ha il capo ricoperto da numerose piccole squame.



Il marasso ha un motivo scuro zigzagante che gli corre sulla schiena e che contrasta con il colore principale, spesso grigio o bruno. Nei maschi il contrasto tra il motivo di fondo e i motivi zigzaganti è molto più marcato che nelle femmine.



Come in molti altri serpenti, anche tra i marassi si trovano individui melanici, cioè totalmente o parzialmente neri.


 

Il marasso predilige ambienti più freschi di quelli scelti dalla Vipera aspis, ad esempio l’ho osservata diverse volte anche in giornate di nebbia e di vento relativamente fresco.


 

Non è raro vedere la Vipera berus esposta al sole con il corpo appiattito. Questo modo di fare aumenta la zona esposta al sole, ciò che permette un maggior assorbimento di calore in tempi  più brevi.


 

La Vipera berus è ovovivipara e, per via dei climi rigidi dove vive, le femmine si riproducono solo ogni 2 o 3 anni, tempo necessario per ricreare abbastanza riserve di grasso che gli permettano di superare la maternità.


 

A mio parere, la limitata distribuzione e la scarsa densità della Vipera berus in Ticino, sono fattori che la rendono particolarmente minacciata, più che la distruzione del loro habitat, come avviene in altri cantoni e paesi.

 

 

 

 

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18 dicembre 2008 4 18 /12 /dicembre /2008 18:44




La biscia o natrice tessellata (o tassellata) è il nostro serpente più acquatico. Rive di laghi e argini di fiumi lenti compongono il suo habitat ideale. Questo serpente è riuscito ad adattarsi agli argini artificiali, quelli creati con grandi massi di pietra, in cui trovano rifugio e zone di termoregolazione. Chiaramente la canalizzazione dei nostri corsi d’acqua, la ristrutturazione di vecchi argini e la distruzione di stagni e zone umide compromettono la sopravvivenza della natrice tassellata, privandola del suo ambiente naturale.


 

Questa biscia non velenosa, che può raggiungere il metro di lunghezza, ha una livrea tendente alle sfumature del grigio (anche se vi sono esemplari giallognoli, rossicci, beige o neri), con la schiena ed i fianchi marcati da motivi trasversali neri o marroni più o meno regolari e marcati. Caratteristico è l’occhio un po’ sporgente e rivolto verso l’alto sulla testa, tipico anche di altri serpenti acquatici.

 
 

La femmina depone le uova (anche più di una dozzina) in mucchi di vegetali in decomposizione che assicurerà il calore necessario allo sviluppo dell’embrione. Alla schiusa delle uova, i serpentelli sono autonomi e, se il clima lo permette, si ciberanno qualche volta prima di affrontare l’inverno.


 

Come detto è un serpente molto legato all’acqua, elemento in cui trova il suo nutrimento, composto quasi esclusivamente da pesce. Spesso possiamo osservare la natrice immersa in acqua, appostata tra i sassi nell’attesa che passi un pesce, che catturerà abilmente. Osservazioni fatte da un mio amico hanno mostrato un tipo di caccia più attiva che l’agguato. Infatti Serge Misslin ha notato che le natrici tassellate hanno trovato il sistema di avvicinarsi ai pesci. Muovendo la testa in un determinato modo, il serpente “imita” le onde create dai pesci (che i pesci percepiscono con un organo sensoriale situato sul loro fianco) e quindi si può avvicinare a pochi centimetri dalla sua preda che crede di avere a che fare con un suo innocuo simile. Penso che questo tipo di predazione sia più osservabile in laghi e acque ferme che non nei fiumi, in cui la tecnica dell’agguato rimane la più pratica.


 

Per difendersi, la Natrix tessellata, cercherà di intimidirci soffiando rumorosamente, gonfiando il corpo e lanciandosi contro di noi a bocca chiusa, fingendo di morderci (casi di morso da parte di questo innocuo serpente sono molto rari). Se la catturiamo, secernerà dalla cloaca una sostanza maleodorante, il tutto accompagnato da feci, che cospargeranno il suo corpo e le nostre mani…
In casi proprio estremi adotterà la medesima tecnica della Natrix natrix, si fingerà morta.

 

 


Fino ad oggi non ho mai veramente cercato questo serpente, ma in primavera andrò a fotografarne alcuni per presentarvi qualche colorazione particolare e qualche foto più dettagliata. 

 

 

 

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10 dicembre 2008 3 10 /12 /dicembre /2008 09:29

 

Anche se questo blog è dedicato ai serpenti autoctoni, mi permetto di fare una parentesi d’oltre oceano, per condividere con voi un’osservazione che ho avuto la fortuna di fare.


A fine ottobre mi sono recato in Peru per vacanze, oltre a voler ammirare le splendide costruzioni dell’Impero Inca, siti archeologici neolitici, paesaggi splendidi e molto altro, speravo di riuscire a scovare qualche serpente nella regione amazzonica. In quella zona tropicale mi sarebbe piaciuto osservare l’anaconda, i Bothrops e Lachesis muta (grossi viperidi), ma la stagione delle piogge era un po’ in ritardo per cui questi rettili non si sono fatti vedere…


Habitat di Tachymenis peruviana
 

Sulle rive del Lago Titicaca, più precisamente sull’isola di Anapia ho potuto però fotografare un serpentello (comunemente chiamato falsa vipera,come nome scientifico Tachymenis peruviana), che di primo acchito sembrava un po’ banale.



Ora vi spiego perché quest’osservazione è invece piuttosto eccezionale:

 

-L’identificazione di questo serpente mi è stata fatta, tramite una foto, da una persona negli Stati Uniti (credo), che mi ha fatto notare che su internet si possono vedere solo un paio di fotografie di Tachymenis peruviana. Cercando questo serpente sui numerosi libri che posseggo, ho visto che c’è poco su di lui, e pochissime fotografie.

 

-Questo serpente vive ad un’altezza di 3800 metri sopra il livello del mare, in un clima molto caldo di giorno e abbastanza freddo di notte. Uno sbalzo termico piuttosto elevato come questo (tipico anche di alcuni deserti) è abbastanza sfavorevole a molti rettili, per cui su questa isola ne troviamo pochi. Oltre alla specie di serpente che ho trovato, credo che possiamo scovare unicamente qualche lucertola, che, come lui, si è adattata a vivere a queste quote e al clima rigido.



-Tachymenis peruviana f
a parte della famiglia dei colubri, ma di colubri un po’ particolari che hanno una dentatura opistoglifa, cioè l’apparato velenifero più primitivo tra quelli che troviamo nei serpenti. I denti veleniferi dei colubri opistoglifi sono posti nella parte posteriore della mandibola superiore ed hanno solo una scanalatura che permette al veleno di scorrere nella ferita che hanno creato, quindi non abbiamo un avvelenamento dei tessuti profondi. Generalmente i morsi di questo genere di colubri porta a lievi conseguenze (gonfiore dell’arto colpito, malessere generale,…), ma alcune specie, come ad esempio il Boomslang (Dispholidus typus) Sudafricano, per via della potenza del loro veleno, possono creare complicazioni maggiori. La Tachymenis peruviana rientra in questo gruppo di serpenti, cioè colubri opistoglifi che sono potenzialmente pericolosi per l’uomo. Visto che la documentazione su questo serpente è abbastanza scarsa, non ho ancora avuto modo di capire di cosa si nutra, suppongo comunque che vada prevalentemente a caccia di lucertole (forse anche di pesciolini e ranocchie, visto che l’ho trovato a pochi metri dal lago), fattore che ci può aiutare a capire la potenza del suo veleno (le lucertole hanno un metabolismo lento e per immobilizzarle rapidamente è necessario un veleno potente).


Purtroppo non ho avuto modo di osservare per lungo tempo questo serpente, l’apprensione di mia mamma che temeva mi facessi mordere e gli accompagnatori peruviani che volevano mettere la povera bestia in una bottiglia di grappa ha fatto si che dopo un paio di foto l’ho lasciato stare.


In conclusione di questa parentesi fuori cantone, vorrei solo dire che malgrado la mia “delusione” per non aver visto alcuni serpenti che speravo osservare in natura, sono stato ancora più fortunato trovando un serpente che pochi hanno osservato e che quasi nessuno ha fotografato nel suo habitat.

 

 

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