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6 gennaio 2009 2 06 /01 /gennaio /2009 18:29

 

Come abbiamo avuto modo di vedere con le varie specie di serpenti che vi ho presentato fino ad ora, la livrea di ogni soggetto è piuttosto individuale. Nella medesima specie possiamo trovare varie colorazioni, un po’ come nell’uomo in cui ci sono i biondi, i mori, i rossi, … e le varie sfumature. 


Hierophis viridiflavus


Presso i serpenti troviamo individui dalla pigmentazione totalmente o parzialmente nera, fenomeno che annulla o maschera la livrea caratteristica alla sua specie.

Vipera aspis atra


Questo accumulo di pigmenti è chiamato melanismo (per gli individui completamente neri) o melanotismo (per quelli in cui il nero predomina lasciando comunque spazio ad un altro colore).


Vipera aspis atra


Il melanismo è conosciuto anche in altri animali, come ad esempio nel leopardo (Panthera pardus), che viene comunemente chiamato pantera nera nella sua forma melanica.


Vipera aspis atra


In precedenza abbiamo visto come il mimetismo sia un fattore vitale per il serpente, il fatto di avere una livrea che si confonde nel suo habitat spesso gli salva la vita, permettendogli di non essere notato dalle sue prede ma soprattutto dai suoi predatori. Nel caso di serpenti neri, questo mimetismo criptico non esiste più, ma il serpente sembra non accorgersene, comportandosi come gli altri soggetti ben camuffati. 

Vipera aspis atra


La scienza ci ha dimostrato che il melanismo ha un carattere ereditario, per cui questa caratteristica è stata trasmessa da generazione in generazione, superando le barriere della selezione naturale. In pratica un serpente totalmente nero e più visibile agli occhi dei predatori che non i suoi conspecifici “classici”, però avrà dei vantaggi che lo rendono comunque adatto alla vita che conduce. 

Vipera berus


Probabilmente la sua forza consiste nel fatto che il colore nero si scalda più rapidamente che gli altri, quindi un serpente melanico o melanotico dovrà esporsi al sole, per far raggiungere al proprio corpo la temperatura ideale al suo metabolismo, meno a lungo di un serpente dalla livrea classica. In pratica abbiamo un vantaggio che sicuramente compensa lo svantaggio, dunque il melanismo non rende particolarmente vulnerabili gli individui che ne sono toccati. 

Hierophis viridiflavus


Dal punto di vista psicologico, è provato che un animale nero spaventa di più che non uno con altri colori, questo aiuta forse il serpente melanico a scoraggiare alcuni suoi predatori. 

Natrix natrix


Fino ad oggi gli studi condotti hanno messo in luce che i piccoli serpenti appena nati non sono mai melanici o melanotici, sviluppano questa caratteristica anno per anno, cambiando livrea progressivamente. 

Vipera berus


Probabilmente ogni specie di serpente presente sul territorio ticinese può avere degli individui melanici o melanotici anche se questa livrea è più comunemente osservabile presso Vipera aspis atra,  Hierophis viridiflavus e alcune popolazioni di Natrix tassellata.

 

 

 Natrix natrix

 

Tra i serpenti che da sempre più mi affascinano troviamo quelli dalla livrea nera, se sono vipere ancora meglio!

Qui sotto mi sfogo facendo una carrellata di Vipera aspis atra dai toni che trovo spettacolare!

 



 

 

 



 





 

 



 Copyright © Grégoire Meier 2009 . Tutti i diritti sono riservati. E' vietata la riproduzione, anche parziale dei testi e delle foto.

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29 dicembre 2008 1 29 /12 /dicembre /2008 13:40




Il marasso è l’altra specie di vipera presente sul territorio ticinese. Questo serpente  vive in gran parte dell’Europa, dalla Francia alla Siberia e dalla Grecia alla Finlandia. Malgrado questo, in Ticino è poco diffuso. Lo possiamo trovare in poche zone ristrette, sicuramente residui di popolazioni, restate isolate dalle ultime grandi glaciazioni.

 
 

Come la Vipera aspis, anche la Vipera berus ha la pupilla elittica ed è provvista di due denti veleniferi con cui uccide le prede (piccoli roditori e lucertole).



La
Vipera berus presenta generalmente tre grosse squame sulla testa, particolare che la differenzia dalla vipera comune che, di regola, ha il capo ricoperto da numerose piccole squame.



Il marasso ha un motivo scuro zigzagante che gli corre sulla schiena e che contrasta con il colore principale, spesso grigio o bruno. Nei maschi il contrasto tra il motivo di fondo e i motivi zigzaganti è molto più marcato che nelle femmine.



Come in molti altri serpenti, anche tra i marassi si trovano individui melanici, cioè totalmente o parzialmente neri.


 

Il marasso predilige ambienti più freschi di quelli scelti dalla Vipera aspis, ad esempio l’ho osservata diverse volte anche in giornate di nebbia e di vento relativamente fresco.


 

Non è raro vedere la Vipera berus esposta al sole con il corpo appiattito. Questo modo di fare aumenta la zona esposta al sole, ciò che permette un maggior assorbimento di calore in tempi  più brevi.


 

La Vipera berus è ovovivipara e, per via dei climi rigidi dove vive, le femmine si riproducono solo ogni 2 o 3 anni, tempo necessario per ricreare abbastanza riserve di grasso che gli permettano di superare la maternità.


 

A mio parere, la limitata distribuzione e la scarsa densità della Vipera berus in Ticino, sono fattori che la rendono particolarmente minacciata, più che la distruzione del loro habitat, come avviene in altri cantoni e paesi.

 

 

 

 

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18 dicembre 2008 4 18 /12 /dicembre /2008 18:44




La biscia o natrice tessellata (o tassellata) è il nostro serpente più acquatico. Rive di laghi e argini di fiumi lenti compongono il suo habitat ideale. Questo serpente è riuscito ad adattarsi agli argini artificiali, quelli creati con grandi massi di pietra, in cui trovano rifugio e zone di termoregolazione. Chiaramente la canalizzazione dei nostri corsi d’acqua, la ristrutturazione di vecchi argini e la distruzione di stagni e zone umide compromettono la sopravvivenza della natrice tassellata, privandola del suo ambiente naturale.


 

Questa biscia non velenosa, che può raggiungere il metro di lunghezza, ha una livrea tendente alle sfumature del grigio (anche se vi sono esemplari giallognoli, rossicci, beige o neri), con la schiena ed i fianchi marcati da motivi trasversali neri o marroni più o meno regolari e marcati. Caratteristico è l’occhio un po’ sporgente e rivolto verso l’alto sulla testa, tipico anche di altri serpenti acquatici.

 
 

La femmina depone le uova (anche più di una dozzina) in mucchi di vegetali in decomposizione che assicurerà il calore necessario allo sviluppo dell’embrione. Alla schiusa delle uova, i serpentelli sono autonomi e, se il clima lo permette, si ciberanno qualche volta prima di affrontare l’inverno.


 

Come detto è un serpente molto legato all’acqua, elemento in cui trova il suo nutrimento, composto quasi esclusivamente da pesce. Spesso possiamo osservare la natrice immersa in acqua, appostata tra i sassi nell’attesa che passi un pesce, che catturerà abilmente. Osservazioni fatte da un mio amico hanno mostrato un tipo di caccia più attiva che l’agguato. Infatti Serge Misslin ha notato che le natrici tassellate hanno trovato il sistema di avvicinarsi ai pesci. Muovendo la testa in un determinato modo, il serpente “imita” le onde create dai pesci (che i pesci percepiscono con un organo sensoriale situato sul loro fianco) e quindi si può avvicinare a pochi centimetri dalla sua preda che crede di avere a che fare con un suo innocuo simile. Penso che questo tipo di predazione sia più osservabile in laghi e acque ferme che non nei fiumi, in cui la tecnica dell’agguato rimane la più pratica.


 

Per difendersi, la Natrix tessellata, cercherà di intimidirci soffiando rumorosamente, gonfiando il corpo e lanciandosi contro di noi a bocca chiusa, fingendo di morderci (casi di morso da parte di questo innocuo serpente sono molto rari). Se la catturiamo, secernerà dalla cloaca una sostanza maleodorante, il tutto accompagnato da feci, che cospargeranno il suo corpo e le nostre mani…
In casi proprio estremi adotterà la medesima tecnica della Natrix natrix, si fingerà morta.

 

 


Fino ad oggi non ho mai veramente cercato questo serpente, ma in primavera andrò a fotografarne alcuni per presentarvi qualche colorazione particolare e qualche foto più dettagliata. 

 

 

 

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10 dicembre 2008 3 10 /12 /dicembre /2008 09:29

 

Anche se questo blog è dedicato ai serpenti autoctoni, mi permetto di fare una parentesi d’oltre oceano, per condividere con voi un’osservazione che ho avuto la fortuna di fare.


A fine ottobre mi sono recato in Peru per vacanze, oltre a voler ammirare le splendide costruzioni dell’Impero Inca, siti archeologici neolitici, paesaggi splendidi e molto altro, speravo di riuscire a scovare qualche serpente nella regione amazzonica. In quella zona tropicale mi sarebbe piaciuto osservare l’anaconda, i Bothrops e Lachesis muta (grossi viperidi), ma la stagione delle piogge era un po’ in ritardo per cui questi rettili non si sono fatti vedere…


Habitat di Tachymenis peruviana
 

Sulle rive del Lago Titicaca, più precisamente sull’isola di Anapia ho potuto però fotografare un serpentello (comunemente chiamato falsa vipera,come nome scientifico Tachymenis peruviana), che di primo acchito sembrava un po’ banale.



Ora vi spiego perché quest’osservazione è invece piuttosto eccezionale:

 

-L’identificazione di questo serpente mi è stata fatta, tramite una foto, da una persona negli Stati Uniti (credo), che mi ha fatto notare che su internet si possono vedere solo un paio di fotografie di Tachymenis peruviana. Cercando questo serpente sui numerosi libri che posseggo, ho visto che c’è poco su di lui, e pochissime fotografie.

 

-Questo serpente vive ad un’altezza di 3800 metri sopra il livello del mare, in un clima molto caldo di giorno e abbastanza freddo di notte. Uno sbalzo termico piuttosto elevato come questo (tipico anche di alcuni deserti) è abbastanza sfavorevole a molti rettili, per cui su questa isola ne troviamo pochi. Oltre alla specie di serpente che ho trovato, credo che possiamo scovare unicamente qualche lucertola, che, come lui, si è adattata a vivere a queste quote e al clima rigido.



-Tachymenis peruviana f
a parte della famiglia dei colubri, ma di colubri un po’ particolari che hanno una dentatura opistoglifa, cioè l’apparato velenifero più primitivo tra quelli che troviamo nei serpenti. I denti veleniferi dei colubri opistoglifi sono posti nella parte posteriore della mandibola superiore ed hanno solo una scanalatura che permette al veleno di scorrere nella ferita che hanno creato, quindi non abbiamo un avvelenamento dei tessuti profondi. Generalmente i morsi di questo genere di colubri porta a lievi conseguenze (gonfiore dell’arto colpito, malessere generale,…), ma alcune specie, come ad esempio il Boomslang (Dispholidus typus) Sudafricano, per via della potenza del loro veleno, possono creare complicazioni maggiori. La Tachymenis peruviana rientra in questo gruppo di serpenti, cioè colubri opistoglifi che sono potenzialmente pericolosi per l’uomo. Visto che la documentazione su questo serpente è abbastanza scarsa, non ho ancora avuto modo di capire di cosa si nutra, suppongo comunque che vada prevalentemente a caccia di lucertole (forse anche di pesciolini e ranocchie, visto che l’ho trovato a pochi metri dal lago), fattore che ci può aiutare a capire la potenza del suo veleno (le lucertole hanno un metabolismo lento e per immobilizzarle rapidamente è necessario un veleno potente).


Purtroppo non ho avuto modo di osservare per lungo tempo questo serpente, l’apprensione di mia mamma che temeva mi facessi mordere e gli accompagnatori peruviani che volevano mettere la povera bestia in una bottiglia di grappa ha fatto si che dopo un paio di foto l’ho lasciato stare.


In conclusione di questa parentesi fuori cantone, vorrei solo dire che malgrado la mia “delusione” per non aver visto alcuni serpenti che speravo osservare in natura, sono stato ancora più fortunato trovando un serpente che pochi hanno osservato e che quasi nessuno ha fotografato nel suo habitat.

 

 

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7 dicembre 2008 7 07 /12 /dicembre /2008 08:51



Il colubro (natrice o biscia) dal collare ha una dieta composta principalmente di rane, rospi, tritoni e pesci, per cui vive in ambienti umidi quali stagni, paludi, rive di laghi e fiumi dove può trovare le sue prede.



Non è comunque raro trovare questi colubri (soprattutto esemplari adulti) in luoghi più aridi (prati, margini di bosco e pascoli), dove adatteranno la loro dieta andando a caccia di lucertole e piccoli roditori.
 
 


La livrea della natrice dal collare è solitamente grigia con barre trasversali nere (più o meno pronunciate) sui fianchi. Sulla nuca di questo serpente troviamo una banda bianco-giallastra contornata di nero che crea una specie di collare (anche in questo caso non tutti gli esemplari ne sono provvisti, per cui si trovano numerosi animali senza questa caratteristica).

 


La pupilla della natrice è tonda, come in tutti i nostri colubri, e la sua testa è ricoperta da grosse squame. Le femmine di questo colubro possono superare il metro e mezzo di lunghezza, mentre i maschi raramente superano i 90 cm.


 


Come per tutti i serpenti, anche per la natrice dal collare, la miglio difesa è quella di non essere visti. In caso di pericolo solitamente questa biscia, se può, si tuffa in acqua ed essendo una buona nuotatrice vi si immerge.




Se non ha la possibilità di sfuggire la natrice può adottare diversi sistemi di difesa, il primo è quello di  spaventare l’aggressore appiattendo la testa, soffiando e fingendo di volerlo mordere con falsi attacchi. Se questo espediente non funziona adotterà un sistema curioso, cioè quello di fingersi morta, aprendo la bocca lasciando penzolare la lingua rivoltandosi sulla schiena. 




Questo stato di catalessi viene accompagnato da una sostanza maleodorante che il serpente secerne dalla cloaca. Molti predatori non sono proprio attirati da carogne, per cui si disinteresseranno velocemente del serpente  apparentemente morto.


 


Oltre ai predatori naturali (rapaci, aironi, faine…) a minacciare questo pacifico serpente è la scomparsa dei suoi habitat.

 

 

 

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