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30 marzo 2018 5 30 /03 /marzo /2018 05:32

La primavera, caratterizzata dal suo clima altalenante, offre la possibilità di osservare vari rettili e anfibi.

Se le tiepide giornate di sole sono favorevoli a lucertole e serpenti, quelle piovose sono ideali per gli anfibi, molti dei quali si dirigono nelle zone di riproduzione e deposizione.

Vi mostro alcuni dei primi timidi incontri fatti quest'anno.

 

Tipici incontri primaverili.
Tipici incontri primaverili.

Le lucertole (Podarcis muralis) si attivano più che mai, i maschi riconquistano i territori e le femmine si fanno corteggiare. Questo bel maschio un po' confidente mi ha permesso un paio di scatti ravvicinati.

Tipici incontri primaverili.
Tipici incontri primaverili.

Il ramarro (Lacerta bilineata), solitamente molto veloce e schivo, con la frescuria primaverile resta volentieri placato tra l'erba, forse dimenticandosi che l'erba non é ancora verde e che il suo mimetismo non é dei migliori.

Nelle foto sopra e sotto, due maschi.

Tipici incontri primaverili.

 

 

Poi arrivano un paio dei miei incontri preferiti, le vipere. I maschi solitamente sono i primi ad attivarsi, mentre le femmine escono qualche settimana dopo, quindi nulla di sorprendente ad aver visto  solo una femmina.

 

Tipici incontri primaverili.

Nella foto sopra un maschio di Vipera aspis francisciredi si gusta i raggi di sole che scaldano la zona che ha scelto, e questo malgrado quel giorno vi fosse un vento fresco. I serpenti sanno sfruttare i microclima che si creano in determinate zone.

 

 

 

 

Tipici incontri primaverili.

Sopra, maschio di Vipera aspis francisciredi.

 

 

 

 

 

 

 

Tipici incontri primaverili.

Sopra e sotto un'altro splendido maschio, sempre della medesima specie. L'immagine in primo piano ne mostra il carattere, sia dal punto di vista dei colori che quelli del comportamento.

Tipici incontri primaverili.

 

 

 

Nelle due immagini seguenti, la femmina di Vipera aspis francisciredi, prima nel suo habitat e poi con un primo piano, in cui si possono ammirare i delicati colori.

Tipici incontri primaverili.
Tipici incontri primaverili.

 

 

 

Poi, in una giornata di pioggia, arriva la "ballata delle salamandre". Conosco questo habitat da molto tempo e nelle giornate ideali si possono osservare numerosi individui di questo anfibio.

Le femmine si recano nel ruscello per partorire le larve, e quelche maschio spererà di potersi accoppiare. Vi lascio con diverse foto di Salamandra salamandra, tutte immagini scattate senza manipolare gli animali.

Tipici incontri primaverili.
Tipici incontri primaverili.
Tipici incontri primaverili.
Tipici incontri primaverili.
Tipici incontri primaverili.
Tipici incontri primaverili.
Tipici incontri primaverili.
Tipici incontri primaverili.
Tipici incontri primaverili.
Tipici incontri primaverili.
Tipici incontri primaverili.
Tipici incontri primaverili.
Tipici incontri primaverili.
Tipici incontri primaverili.
Tipici incontri primaverili.
Tipici incontri primaverili.

Come si vede dalle ultime due immagini, gli anfibi sono spesso confrontati con ambienti "urbani" e i pericoli che ne derivano. Famosi sono gli attraversamenti delle strade da parte di rane e rospi che devono per forza superare l'ostacolo asfaltato per raggiungere i luoghi di riproduzione, ormai tagliati dagli ambienti dove trascorrono il resto dell'anno. Le salamandre sono pure loro vittime della strada, anche se in modo meno eclatante.

Fortunatamente per le salamadre, i gatti sanno che i colori nero e giallo sono un avviso di pericolo, per cui il temibile predatore non le infastidisce. Preciso che la salamandra, se minacciata, può secernere un liquido irritante, ma non pericoloso per l'uomo.

 

 

 

Tipici incontri primaverili.

 

 

 

Copyright © Grégoire Meier 2018. Tutti i diritti sono riservati. È vietata la riproduzione, anche parziale dei testi e delle foto.

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4 marzo 2018 7 04 /03 /marzo /2018 14:37

L'inverno piuttosto clemente, che mi ha permesso di avere la compagnia, nei pochi giri fatti,  delle zecche pure a dicembre e a gennaio,  ha avuto una ricaduta a fine febbraio, con temperature piuttosto basse, vicine allo zero anche di giorno.

La natura non si scoraggia e ha bisogno di ripartire, per cui appena il tempo migliora e il sole scalda il suolo e l'aria, la vita di rettili e invertebrati riprende vigore.

Lento inizio 2018

I mesi invernali mi hanno fatto fare alcuni incontri con cervi e caprioli. Le immagini sono quello che sono...colgono il fugace momento in cui due esseri incrociano lo sguardo. Nulla a che vedere con le foto di chi passa ore nascosto aspettando l'atteggiamento o la posa perfetta dell'animale.

Lento inizio 2018

Alcuni son meno fortunati di altri, ma la morte di un mammifero del genere ha fornito cibo a parecchi animali: corvi, rapaci e mammiferi carnivori o onnivori.

Lento inizio 2018

La stagione scorsa é stata caratterizzata dall'abbondante presenza di topi di varie specie...da serparo non so bene identificare le varie specie di micromammiferi...so solo che son del buon cibo per i serpenti...e questo, incontrato in un bosco, direi che in primavera non camperà a lungo vista la sua poca paura.

Lento inizio 2018

 

 

Sollevando qualche sasso, mi imbatto in un Ischyropsalis, un lontano parente dei ragni, un opilione:

 

Lento inizio 2018

Ma la primavera tarda...si vedono lucertole ogni tanto nelle giornate tiepide, ma manca qualche cosa per il grande risveglio, anche se le primule vorrebbero far credere il contrario.

 

Lento inizio 2018

 

 

Le coccinelle si danno alle pazze gioie:

Lento inizio 2018

 

 

Un paio di giorni prima della settimana di febbraio in cui ci sono stati gli abbassamenti di temperatura, incrocio la strada di un tasso...curiosamente vaga per il bosco in pieno giorno rovistando sotto le foglie e le pietre alla ricerca di cibo, forse in previsione di una settimana chiuso nella tana:

Lento inizio 2018

Piuttosto fiducioso, oppure distratto, si avvicina a pochi metri da me:

 

Lento inizio 2018

Poi passa il freddo, il 4 marzo il sole fa rapidamente sciogliere la neve dai pendii esposti a sud e la vita riprende, farfalle e altri insetti son sopravvissuti ai meno 5 e meno 10 gradi della settimana prima, rintanati chissà dove!

 

Lento inizio 2018
Lento inizio 2018

 

Le chiocciole preferiscono restare chiuse nel loro guscio, sigillato da un opercolo:

Lento inizio 2018

 

Le lucertole, che hanno comunque avuto altri periodi di attività nei mesi scorsi, sono più numerose:

Lento inizio 2018
Lento inizio 2018

 

 

Queste osservazioni, gli insetti, le lucertole, la neve che si scioglie, lasciano la speranza che pure i serpenti si riattivino, ma non si può mai scommettere.

Da curioso e un po' maniaco, forse per cercare di capire quella parte che mai capiremo totalmente sulle vipere, frequento i loro habitat anche in inverno. Mi piace girare nelle pietraie e nei rovi anche quando fa un freddo pazzesco. Ci vedo altre dinamiche, altri dettagli che probabilmente mi sfuggono quando sono focalizzato sul serpente. Forse giro negli habitat da vipera quando loro sono ben rintanate con la speranza di cogliere qualche informazione... o forse solo per malinconia.

Ad ogni modo oggi non o resistito. Ero partito con altre idee, del tipo rivedere il tasso, cercare palchi di cervi o caprioli, ma qualche cosa mi ha spinto a salire in cima a qualla pietraia situata a circa mille metri di quota, lì dove il groviglio di rovi scoraggia qualsiasi persona provvista di buon senso. Arrivato su mi fermo e mi dico che tre settimane fa il caldo buttava meglio... ma i miei occhi perlustrano comunque il caos che i rami del rovo crea...

Quasi invisibile, amalgamata al terreno, alle foglie secche, ai rami, alle spine del rovo, ecco che a qualche centimetro di distanza la vipera decide di mostrasi a me. Immobile, ma so che mi ha visto, si lascia scattare alcune foto. Io rispettosamente mi allontano di qualche metro e la lascio godersi la sua prima uscita della stagione.

 

Lento inizio 2018

Vipera aspis francisciredi, un maschio.

Lento inizio 2018

 

 

Copyright © Grégoire Meier 2018. Tutti i diritti sono riservati. È vietata la riproduzione, anche parziale dei testi e delle foto.

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8 gennaio 2018 1 08 /01 /gennaio /2018 08:09

I serpenti sono animali esteticamente belli!

La perfezione dell’incastro delle squame che riveste la loro pelle, i colori e la forma del corpo sono un’armonia unica.

Se poi ne osserviamo lo scheletro non possiamo che ammirarne l’eleganza:

Lo scheletro del serpente.

Contrariamente a ciò che ancora molti credono, i serpente non sono invertebrati, anzi, hanno un apparato scheletrico ben presente. A dipendenza della specie possono avere dalle 100 alle 500 vertebre a cui sono attaccate il relativo paio di costole (tranne che per le vertebre a cui è attaccato il cranio).

Il numero elevato di vertebre permette al serpente di avere una grande mobilità e l’assenza dello sterno, che unisce le costole ventralmente in altri animali, permette una certa elasticità nei muovimenti e “nell’espansione del corpo”, utile, ad esempio, per inghiottire prede più larghe del corpo del serpente.

Lo scheletro del serpente.

Il cranio presenta pure lui diverse ossa (una ventina) che compongono la scatola cranica e le mandibole. La struttura  delle mandibole è tale che il serpente può inghiottire delle prede voluminose. Ad esempio la mandibola inferiore non è saldata anteriormente, ma unicamente unita con un legamento, il che permette alla mandibola destra di allontanarsi da quella sinistra aumentando l’ampiezza dell’apertura della bocca. In parole povere, il mento del serpente non è unito, ma si può allargare. Le due mandibole inferiori si possono pure muovere, in avanti e in dietro, indipendentemente l’una dall’altra, il che aiuta durante l’ingestione della preda.

Lo scheletro del serpente.

Sul palato della bocca del serpente vi sono pure due ossa, su cui sono fissati numerosi denti, che hanno una certa mobilità, con cui la preda viene “ancorata e spinta indietro”.

Nei serpenti velenosi, nella parte anteriore della mandibola superiore (in alcune specie sono invece in posizione posteriore), possiamo osservare i denti veleniferi.

Lo scheletro preso in esame è di una vipera, per cui questi denti sono relativamente grandi, questi serpenti rientrano nel gruppo dei solenoglifi. Quando il serpente chiude la bocca, il dente è ripiegato contro il palato, ma viene eretto durante il morso. Questo dente presenta un canalino dove scorre il veleno per essere iniettato nella preda. Si puo’ paragonare, in modo molto semplificato, questo dente all’ago di una siringa.

L’elaborata mobilità dell’apparato scheletrico delle vipere, permette al serpente di poter erigere un solo dente, oppure tutti e due, ma anche di aprire la bocca senza avere i denti in posizione di morso. Questa cosa la si può ben osservare mentre una vipera sbadiglia e generalmente “stiracchia” le zanne muovendole in modo alternato.

 

Lo scheletro del serpente.

Nella foto sopra possiamo vedere le zanne velenifere ripiegate contro il palato e ben rivestite dalla guaina protettiva, mentre nella foto sotto si nota bene la zanna destra conficcata nel cuoio mentre quella di sinistra e ripiegata in posizione di riposo.

Lo scheletro del serpente.

 

 

 

I denti veleniferi sono relativamente fragili, o comunque si consumano con l’uso, per cui il serpente è provvisto di altri denti pronti a sostituire quello che si rompe o che rimane conficcato nella preda.

Nelle foto dei teschi si possono vedere diversi di questi denti veleniferi uno dietro all’altro. Quando il serpente è in vita, vengono utilizzati solo un paio (a volte due, probabilmente quando è il momento che il dente vecchio cada) mentre gli altri di riserva sono ripiegati contro il palato, quindi aprendo la bocca al serpente non si avrà l’impressione di una bocca piena di denti come nelle foto degli scheletri.

Lo scheletro del serpente.

Nella foto sopra ho indicato i denti veleniferi in uso e quelli di riserva, come pure la mandibola inferiore, solo su di una parte del cranio per evitare troppe linee caotiche.

Lo scheletro del serpente.

Sopra altro dettaglio di un cranio, mentre sotto uno scheletro completo, entrambe di Vipera aspis francisciredi.

Lo scheletro del serpente.

 

 

 

Tengo a precisare che nessun serpente é stato soppresso per averne le ossa, ma gli scheletri sono stati ricavati da vipere nate e morte nel mio allevamento. Gli scheletri sono stati puliti e riassemblati da Galileo Ramos (galileoramos.com) specializzato nel recupero e ricostruzione degli scheletri di rettili e altri animali.

Malgrado il fascino e l'eleganza dello scheletro, nulla batte la bellezza dell'animale nel suo insieme e bello vivo, ecco perché termino l'articolo con la foto di una splendida Vipera aspis francisciredi:

 

Lo scheletro del serpente.

 

 

 

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15 dicembre 2017 5 15 /12 /dicembre /2017 10:22
L'uomo e il serpente: Ningishzidda.

Tutti conosciamo le rappresentazioni del serpente dell’Albero della Conoscenza del bene e del male che ha spinto Adamo ed Eva a mangiare il frutto proibito. Conosciamo pure il caduceo di Hermes/Mercurio, simbolo di sapienza e immortalità, oppure il bastone di Asclepio/Esculapio dove un unico serpente è attorcigliato ad un ramo, simbolo della medicina, della rinascita e della fertilità. È pure “famoso” Nehustan, il serpente di bronzo che Mosé forgiò per permettere al popolo che lo seguiva nel deserto di salvarsi dal morso dei serpenti velenosi, provando così la loro fede verso dio (che tra l’altro era proprio lui che mandava i serpenti). Sempre raffigurazioni di serpenti attorcigliati tra di loro oppure ad un albero, un ramo o un bastone.

Con ogni probabilità queste rappresentazioni sono originariamente nate in Mesopotamia, considerata la culla della nostra civiltà. Vi sono raffigurazioni di serpenti già verso il 3500 avanti Cristo (e probabilmente ancora prima), quando i Sumeri avrebbero popolato la Mesopotamia, scendendo dagli altopiano iranici, i Monti Zagros, per popolare la zona di confluenza tra il Tigri e L’Eufrate. Terre dove nacquero le prime grandi città, la scrittura, ecc, tanto per intenderci.

Nella cultura mesopotamica Ningishzidda è una divinità minore rappresentata proprio da due serpenti avvolti ad un bastone o un albero o semplicemente da due serpenti intrecciati tra loro.

L'uomo e il serpente: Ningishzidda.

Ningishzidda sul vaso di Gudea, Louvre di Parigi.

 

 

 

Dalle ricerche fatte sulla tradizioni e credenze sumere, possiamo dire che Ningishzidda è un personaggio legato al regno dei morti, agli inferi, ma anche alla fertilità. Il suo nome significherebbe in effetti “Il signore che fa crescere gli alberi in maniera corretta” e parte del suo nome è composta con la parola che potremmo tradurre come pene. Tutti concetti legati alla fertilità, i serpenti sarebbero le radici che vanno alla ricerca dell’acqua.

Nella letteratura mesopotamica Ningishzidda è descritto come un guerriero, un mago, un mediatore, un coltivatore e un costruttore. Alcune teorie lo legano Thot il dio egizio raffigurato con la testa di ibis oppure al dio azteco Quetzalcoatl, il Serpente piumato. Nulla di sorprendente, in Egitto il serpente è ben presente, sotto varie forme, tra le quali l’ureo, il cobra che troviamo spesso sulla fronte dei faraoni o di alcuni dei e proprio Thot spesso regge un bastone su cui è attorcigliato un serpente.

Quetzalcoatl alcune volte è scolpito mentre regge un bastone con due serpenti avvolti, il che ci riporta inevitabilmente alla tradizione mesopotamica.

Ora è piuttosto difficile sapere se sia proprio Ningishzidda ad aver percorso mezzo mondo 5000 anni fa per erigere le piramidi in Egitto e nelle Americhe oppure se il suo culto si sia espanso per altre vie. Il serpente non ha mai lasciato nessuno indifferente, per cui come per molte altre figure e rappresentazioni, potrebbe semplicemente essere stato venerato o comunque tenuto in alta considerazione in popoli che non hanno nulla a che vedere tra di loro, creando culti, e quindi rappresentazioni, in modo casuale ma parallelo.

 

Ma perché parlare di Ningishzidda?

Semplicemente per presentare l’oggetto seguente: la testa di una mazza in pietra.

L'uomo e il serpente: Ningishzidda.

Presso i Sumeri era comune utilizzare degli “spacca testa” durante le guerre. L’arma era piuttosto rudimentale ma efficace, una pietra fissata su di un bastone. Alcune di queste mazze erano composte da semplici sassi tondeggianti, altre erano decorate, scolpendo la pietra con figure di demoni, animali feroci o figure protettive. Probabilmente la decorazione oltre che rendere l’arma più spigolosa, irregolare ed efficiente, aveva uno scopo simbolico o intimidatorio. Con l’invenzione dei caschi e di armi più efficaci, l’uso delle “mazze spacca testa” perse terreno (anche se vennero usate fin nel medioevo e forse dopo), ma veniva ancora utilizzato in segno di forza e potere dai sovrani e dalle persone di alto rango sociale e religioso, un po’ come lo scettro di altri sovrani.

Difficile capire se questa mazza decorata da due serpenti sia stata usata a fine bellico o solo a scopo rituale-simbolico. Difficile anche capire se era fissata da sola sul bastone oppure era abbinata ad altre pietre per comporre una mazza più elaborata. Era la mazza di Ningishzidda? Quella di un sacerdote a lui devoto? Di un guerriero che chiedeva protezione e forza a Ningishzidda? Di un appassionato di serpenti Sumero?

Ad ogni modo, questa pietra decorata da due serpenti risale a 3000 anni avanti Cristo e fa strano immaginare che sia stata il precursore di una simbologia presente tutt’ora in varie culture e società. Un simbolo sopravvissuto a 5000 anni di storia.

 

L'uomo e il serpente: Ningishzidda.

 

 

 

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14 dicembre 2017 4 14 /12 /dicembre /2017 16:21

La stagione dei rettili 2017 è finita e ne approfitto per archiviare foto e altro.

Oltre a varie osservazioni, ho svolto alcune attività didattiche con lo scopo di far conoscere e rispettare i serpenti Ticinesi.

Nei link seguenti trovate traccia di alcune attività, articoli o programmi in cui ho dato il mio contributo, sempre sperando che il serpente sia visto con occhio migliore e quindi rispettato maggiormente.

 

 

 

Grazie alla sensibilità dell'associazione La Campagna, con l'aiuto di Luca Cavigioli ho realizzato un cartello didattico che si può trovare lungo il Sentiero Alto Verbano.

Questo il link al loro sito: www.lacampagna.org

Fine stagione e attività divulgative.

 

 

 

Sul giornale Cooperazione si é parlato del Colubro di Esculapio:

www.cooperazione.ch/Mister+Esculapio

Fine stagione e attività divulgative.

 

 

 

La Regione Ticino ha poi dedicato una pagina alle nostre vipere:

https://www.laregione.ch/articolo/vai-per-boschi-o-per-castagne-occhio-alla-vipera/54159

Fine stagione e attività divulgative.

 

 

Su Rete1, nel programma La casa degli animali, in un paio di occasioni ho potuto parlare di serpenti.

Qui una delle puntate: https://www.rsi.ch/rete-uno/programmi/intrattenimento/la-casa-degli-animali/Dai-serpenti-ai-cavalli-8810074.html

 

 

 

 

 

 

Rete Tre nella trasmissione Baobab del 31 ottobre si é tuffato nel mondo dei serpenti.

 

Appena trovo un link lo metto!

 

 

Fine stagione e attività divulgative.

 

 

Teleticino, nella trasmissione BlocNotis, ha mostrato che i serpenti non fanno così paura:

 

http://teleticino.ch/home/serpenti-HA112900

Fine stagione e attività divulgative.

 

 

Ringrazio tutti quanti, amici, giornalisti, registi, animatori, fotografi, ecc. per aver superato le loro reticenze ed essersi messi in gioco per affrontare un tema che magari inizialmente avrebbero preferito nemmeno sfiorare.

 

 

 

 

 

Già che ci sono, ricordo anche che a inizio anno ho pubblicato, con due amici, il libro Vipere italiane che si trova in tutte le librerie oppure si può ordinare su amazon, IBS, altri siti.

I ticinesi si possono rivolgere a me, ho qualche copia a casa.

Fine stagione e attività divulgative.

 

 

 

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