Recentemente è stato pubblicato su Zootaxa un articolo a cui ho avuto l’onore e il piacere di collaborare, scritto assieme all’amico Alessandro Paterna, persona che stimo molto per il suo impegno a favore della divulgazione e della conoscenza dei serpenti.
Faccio una rapida premessa, sapendo che questo genere di studi suscita spesso perplessità e che molti hanno un blocco nell’accettare la cosa.
La mia generazione è cresciuta in un periodo in cui i libri di storia e a scuola ci insegnavano che le piramidi dell’antico Egitto erano state costruite a colpi di frusta su schiavi e prigionieri… oggi sappiamo che chi ha eretto piramidi e alti monumenti erano artigiani specializzati e remunerati.
Nell’ambito dei rettili, sempre la mia generazione, è cresciuta sapendo che l’unica lucertola velenosa al modo era l’eloderma. Oggi sappiamo che molte lucertole, come varani, possiedono ghiandole velenifere. L’esempio caratteristico è quello del varano di Komodo, fino a qualche anno fa si diceva che le sue prede morivano per setticemia dopo il suo morso. Si credeva che la carica batterica e “tutto lo schifo” presente nella bocca di questo lucertolone, che si alimenta anche di carcasse, provocasse infezioni mortali… oggi sappiamo che il varano di Komodo possiede ghiandole velenifere e che il veleno entra nei tessuti delle prede attraverso le ferite causate dal morso.
Il divulgare che la coronella ha un apparato velenifero potrebbe cambiare la percezione che molta gente ha di questo serpente? È un po’ un timore, vista l’ignoranza che regna tra molte persone, ma obiettivamente se si fanno le dovute premesse a chi vuole approfondire l’argomento e soprattutto si mantiene lo statuto di serpente innocuo, non vedo grossi problemi.
Come nel caso del varano…se prima uno non andava a rompergli le scatole per timore di morire di setticemia, non mi pare che ora lo si tema maggiormente per le ghiandole velenifere che possiede, e con biacco e coronella, se abbiamo sempre visto che i loro morsi non hanno conseguenze su di noi, non credo che, ora che abbiamo una conoscenza maggiore, la nostra percezione sia diversa.
Dopo i precedenti lavori di Alex, specialmente quello sul biacco, in cui ne evidenziava l’apparato velenifero, ammetto che mi si è aperto un modo, diversi serpenti italiani ed europei dispongano di un sistema velenifero di cui non avevamo mai notato prima la presenza.
Comportamenti e caratteristiche che in molti osservavamo su questo serpente, magari senza farci grandi domande, risulatvano ora chiari e logici.
Quando Alex mi ha chiesto di aiutarlo con le ricerche sulla Coronella non ho esitato a lungo, curioso di vedere cosa avremmo scoperto dopo le preparazioni che avrebbe eseguito.
In questo nuovo lavoro siamo andati ad esaminare come questa situazione si presentasse nel colubro liscio, Coronella austriaca.
Abbiamo analizzato l’anatomia cefalica generale di questa specie e descritto dei tratti interessantissimi nella scatola cranica, come la presenza delle pits negli scudi parietali e dei forami parietali, illustrati nell’articolo assieme al mesencefalo e il prosencefalo, ed esaminato l’evoluzione delle ossa craniche nei diversi stadi di crescita.
La parte più interessante del lavoro però, è indubbiamente quella che riguarda il sistema velenifero di Coronella austriaca. Abbiamo osservato e descritto le modifiche nelle ossa mascellari tipiche delle specie opistoglife, assieme alle zanne posteriori e alle guaine che le ricoprono, e alle ghiandole velenifere distinte dalle ghiandole salivari supralabiali.
Oltre a presentare i risultati ottenuti, abbiamo deciso di approfondire la discussione sulla condizione di Coronella austriaca e degli altri serpenti rear-fanged europei, prendendo in considerazione la storia evolutiva e le origini dei sistemi veleniferi dei serpenti avanzati, le analogie e le differenze tra le specie che presentano il modello opistoglifo, e i dati inerenti al colubro liscio forniti nella letteratura precedente.
Vedremo quindi come anche Coronella austriaca disponga di un sistema velenifero funzionale, che oggi riscrive la sua biologia e ci fornisce una nuova chiave di lettura della sua ecologia.
Va precisata una cosa importante: velenoso non significa automaticamente pericoloso per l’uomo.
Per fare un esempio curioso a cui pochi pensano, le nostre belle coccinelle se molestate secernono una sostanza giallognola che contiene delle tossine molto potenti, ma obiettivamente restano degli animali totalmente innocui non avendo un sistema per iniettare il loro veleno. La stessa cosa vale per la Coronella, il biacco e altri serpenti che possiedono un sistema velenifero che risulta totalmente inefficace per difendersi da un essere umano, un cane o altri animali di una certa stazza.
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