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26 aprile 2009 7 26 /04 /aprile /2009 08:23

Come detto nel capitolo precedente, è piuttosto difficile parlare di uomo-serpente in poche righe. Anche qui mi limiterò a qualche accenno…

Gli Aborigeni d'Australia credono che il mondo sia stato creato da Kurrichalpongo, un grande serpente sovrannaturale. Dalle sue uova sarebbero nate le montagne, gli alberi e gli animali.

 

Sempre gli Aborigeni venerano il serpente arcobaleno, che collega il cielo alla terra, ed è il guardiano dell'acqua, che distribuisce, rappresentando la fertilità della terra e dell'uomo.

In Africa ritroviamo delle credenze simili, dove il serpente è legato all'arcobaleno e di conseguenza alla fertilità portata dalla pioggia. Alcuni popoli d'Africa considerano il serpente un antenato comune a tutta la loro etnia, e vi consacrano un tempio.

Python regius, venerato in alcuni templi africani.

Alcune sacerdotesse si occupano di nutrire e curare i serpenti ospiti di queste strutture, in modo da avere in cambio protezione per tutta la comunità.


In questa statuetta africana è racchiusa la coda di un serpente. Nessuno mi ha ancora svelato il significato di quest'oggetto, ma potrebbe rappresentare una figura femminile, fecondata dal serpente, oppure gravida di un serpente...
 

Curiosamente, molte di queste credenze si sono evolute in modo parallelo in punti opposti del globo, e molte di queste credenze ancestrali sono poi state riprese dalle religioni più recenti.

Nell'Antico Egitto la dea naja Ejo proteggeva la zona del delta del Nilo e garantiva la sovranità del Faraone. Non a caso, sulla corona di questi ultimi, veniva rappresentata sotto forma di ureo, un cobra (Naja) dal cappuccio aperto che proteggeva il Sole ed il Faraone con il suo respiro infuocato.


Sul copricapo di Horus possiamo vedere un cobra che ingloba il sole.   


In Mesopotamia, l'Eufrate veniva identificato ad un serpente maschio. Una leggenda babilonese racconta delle avventure di Gilgamesh che raccolse, nel mondo dei morti, l'erba d'immortalità per riportarla nel paese dei vivi. L'eroe babilonese si fece rubare l'erba dal serpente che divenne immortale a dispetto dell'uomo.

L'immortalità del serpente, ispirata al fatto che "cambi" pelle periodicamente, è comune a numerose culture. Ad esempio per gli Aztechi il serpente era il dio inventore del calendario, simbolo di morte e di rinascita. I Toltechi e gli Aztechi consideravano Quetzalcoatl, il Serpente piumato, un dio che abbandonò il proprio popolo per vagare verso l'eternità.
 
 

 Copertina di un libro dove la cerimonia degli Hopi è spiegata dettagliatamente.


Gli Indiani Hopi, vivono in Arizona e, ogni anno effettuano una cerimonia particolare in cui partecipano pure dei serpenti. Il rituale è abbastanza complesso e si svolge su nove giorni. La società religiosa Hopi è divisa in due, quella del Serpente e quella dell'Antilope. Al quarto giorno gli uomini-serpente vanno nel deserto per catturare decine di serpenti, inclusi dei velenosi crotali, per poi portarli con loro in una sala scavata sottoterra dove si svolgeranno diversi rituali. Gli uomini-antilope creeranno, sul suolo della loro stanza sotterranea, un mosaico rappresentante delle nuvole da cui fuoriescono dei fulmini dalla forma serpentina. Al nono giorno le due società si ritrovano nella piazza del villaggio dove vi si svolge una danza particolare. Gli uomini serpente danzano in gruppi di tre. Uno di questi danzatori afferra un serpente che porterà alla propria bocca per tenerlo saldamente tra le labbra mentre effettuerà uno giro di piazza. Una volta che tutti i serpenti hanno "danzato" vengono posti al suolo e cosparsi da farina di mais prima di essere rilasciati nel deserto.

Questo rituale ha lo scopo di far piovere e i serpenti fungono da messaggeri che portano le preghiere degli uomini agli spiriti.

 

 

 

Copyright © Grégoire Meier 2009 . Tutti i diritti sono riservati. E' vietata la riproduzione, anche parziale dei testi e delle foto.

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21 aprile 2009 2 21 /04 /aprile /2009 18:01



Malgrado la ricchezza erpetologica del Ticino la natrice viperina (Natrix maura) vi è assente. L'areale di distribuzione di questo innocuo colubro comprende il Nord-ovest dell'Africa, la Penisola Iberica, il Sud della Francia, l'Italia Nord-occidentale, diverse isole del Mediterraneo e pochi angoli della Svizzera Romanda (sulle rive del Lemano ed in Vallese). L'habitat della natrice viperina include, oltre alle rive dei laghi, argini di fiumi e stagni.



L'importante è che questi ecosistemi offrano al serpente delle zone soleggiate, sassose, ricche di cespugli e che il punto d'acqua sia pulito. La dieta della Natrix maura è composta da pesce, anfibi ed invertebrati (per i giovani individui). Purtroppo, ogni tanto,capita che alcune natrici viperine predino degli spinarelli (Gasterosteus aculeatus), che, provvisti di una grande spina dorsale appuntita, bucano la pelle della mandibola del serpente rimanendo incastrati tra le sue fauci. L'epilogo di questa disavventura ha generalmente un esito letale per ambedue i protagonisti, che muoiono soffocati o annegati.


In quest'immagine si vede bene la spina del pesce trapassare la pelle della natrice.

Come lo dice il suo nome, la natrice viperina ha una livrea che la fa assomigliare ad una vipera, cioè un colore di fondo bruno o grigiastro con un motivo zigzagante scuro che gli percorre la schiena. I fianchi sono spesso ornati da motivi chiari bordati da nero. Alcune popolazioni al di fuori della Svizzera presentano delle livree molto più colorate ed affascinanti.



Come per altre Natrix, anche qui la femmina è più grande del maschio, raggiungendo anche i 90 cm, superando di un buon 30 cm i “compagni” di sesso opposto. Le femmine depongono da 5 a 18 uova, in mucchi di vegetali in decomposizione, da cui, poco meno di due mesi dopo, sgusceranno dei piccoli serpenti lunghi una ventina di centimetri. Oltre al mimetismo, la Natrix maura cerca di evitarci lasciandosi scivolare in acqua e rifugiandosi sotto pietre o tra i vegetali. Se la catturiamo, si difenderà soffiando rumorosamente ed espellendo delle sostanze maleodoranti dalla cloaca, difficilmente morde. Raramente fingerà di essere morta, come lo fanno le altre natrici (Natrix natrix e Natrix tessellata).



Oltre al solito idiota che uccide i serpenti, la natrice viperina è minacciata dalla rarefazione di habitat idonei, dall'introduzione abusiva di Natrix tessellata (concorrente alimentare e territoriale) nei suoi habitat e da una mancanza di collegamenti tra le poche popolazioni isolate che abbiamo in Svizzera, con un conseguente impoverimento genetico.

Questa foto, di buon auspicio, ritrae una giovane Natrix maura intenta ad ingoiare un pesciolino appena catturato.

 

 

 

 

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8 aprile 2009 3 08 /04 /aprile /2009 15:34




L’orbettino, Angius fragilis, viene spesso confuso con un serpente. In realtà questo rettile è un sauro, una lucertola senza zampe!
Come altre lucertole, anche l’orbettino può “perdere” la coda (autotomia) per sfuggire ai predatori. Nel caso dell’orbettino, al seguito dell’autotomia, la coda non ricresce più ma si cicatrizza chiudendo la ferita.
A differenza dei serpenti, l’orbettino è provvisto di palpebre ma è sprovvisto, come loro, dell’orifizio auricolare che invece possiamo notare nelle altre lucertole.



Questo sauro, che può raggiungere la lunghezza di 50 cm, ha una colorazione che va dal grigio al marrone, con delle linee longitudinali scure nelle femmine. Alcuni maschi adulti possono essere pigmentati di azzurro.
La livrea dei giovani orbettini presenta un dorso molto chiaro con una linea scura longitudinale ed un ventre scurissimo.


Tipica livrea dei giovani orbettini.

Questo animaletto che può superare i 30 anni di vita è ovoviviparo, cioè gli embrioni si sviluppano nel corpo della madre e vengono alla luce piccoli orbettini già completamente autonomi.
Questa lucertola vive in molti tipi di habitat, tra cui margini di bosco, nei cespugli, nei prati, presso muri a secco ma pure in zone urbanizzate.



La sua forma cilindrica e le sue squame lisce, il tutto rinforzato da placche ossee, permettono all’orbettino di poter scavare la terra alla ricerca di cibo (lombrichi e gasteropodi) e di rifugio.
Spesso possiamo osservare gli orbettini mentre si scaldano al sole, nascosti nell’erba. In quelle occasioni restiamo sorpresi dalla velocità con cui questo rettile, un po’ goffo, riesca a strisciare e a sparire nell’erba alta o sotto una pietra.



Generalmente è comunque più facile osservare l’orbettino al crepuscolo, quando la temperatura non è troppo elevata. La maggior parte degli incontri con questo rettile avvengono quando solleviamo sassi, tronchi o assi di legno risistemando il giardino.



Purtroppo molta gente crede ancora che questo inoffensivo rettile possa pungere con la coda e lo uccide stupidamente!
Oltre che a noi, come predatore, l’orbettino teme principalmente il gatto ed alcuni volatili.

  

 

 

 

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8 marzo 2009 7 08 /03 /marzo /2009 16:58

Sin dall’antichità il serpente è stato venerato, rispettato, elevato a divinità, paragonato al creatore, considerato un protettore o un custode della conoscenza, un demone, un messaggero degli inferi,…

Tutti i popoli e le culture sono legate, in un modo o nell’altro, al serpente (ad eccezione delle civiltà che popolano paesi in cui questo rettile è assente) e nessuno, ancora oggi, ne è indifferente: c’è chi lo ama, chi lo rispetta, chi lo odia, chi lo teme, ma nessuno lo ignora.

Per non annoiare con un pesantissimo corso di storia, divido questo articolo, sul rapporto uomo-serpente, in vari capitoli che vi presenterò man mano avrò il tempo di prepararli. Sempre per non stancare, darò solo dei brevi cenni di culti legati al serpente, originari da vari paesi e di varie epoche, tralasciando, purtroppo, innumerevoli leggende e tradizioni. Se desiderate maggiori informazioni o approfondimenti, non esitate a richiedermele. Cercherò anche di presentarvi degli oggetti, presenti nella mia collezione, inerenti all’argomento.
 

Serpente in osso, XIX° secolo, Uzbekistan.
 

Incominciamo col capire perché il serpente è così tanto presente nelle religioni e nelle culture.

Ha un aspetto sfuggevole ed agile malgrado non abbia arti.
Il suo veleno può causare la morte di un uomo, ma può anche essere usato in medicina, per curarci.
Ha uno sguardo fisso ed imperturbabile.
Il fatto che “rinasca più giovane” e bello dopo la muta.
Può nascondersi negli antri della terra ma pure arrampicarsi negli alberi, nuotare nell’acqua, ecc.
Tutti questi (e molti altri) fattori hanno sicuramente contribuito a far credere che il serpente fosse un essere soprannaturale, immortale ed in contatto con entità superiori.

Sin dalla preistoria il serpente è stato rappresentato con incisioni e pitture rupestri e per ornare armi ed ornamenti in osso.
 

Vaso in terracotta decorato con dei cobra, Indus Valley, 2500 a.C.
La Civiltà della Valle dell’Indo (3300-1500 a.C.)  è una tra le più antiche del mondo assieme a quelle della Mesopotamia e si è sviluppata lungo il fiume Indo in Pakistan e India Occidentale. 

 

Le prime grandi civiltà del neolitico.

Il serpente è legato alla fertilità, il suo corpo sinuoso può essere paragonato ad un fiume, quindi all’acqua e alla pioggia (in alcune zone i serpenti si nascondono nella stagione secca e “ricompaiono” con le prime piogge). Le prime grandi civiltà neolitiche, che vivevano di agricoltura ed allevamento, erano strettamente legate alle piogge, scarse o troppo abbondanti, che influenzavano l’esito del raccolto annuale.


Copia di rappresentazione della Dea Madre, Periodo Neolitico (3500 a.C.), Malta. 
 

Questi primi popoli di agricoltori credevano nella Dea Madre, la Terra. Questa Dea veniva rappresentata con gli attributi femminili ben marcati per evidenziarne la fertilità. Il serpente si univa alla Terra per renderla fertile e prospera, e l’uomo era dipendente sia dalla Dea Madre che dal serpente; dalla terre e dall’acqua; dalla femmina e dal maschio.


Copia in nefrite di rappresentazione della Dea Madre che si unisce al serpente. Cultura Hongshan (3500 a.C), Mongolia Interna.  
 

Su numerosi oggetti di culto possiamo quindi trovare rappresentati dei serpenti, soli o accompagnati dalla Dea Madre o da altre figure. Spesso questi manufatti facevano parte del corredo funebre di personaggi importanti, quali re, capi e sacerdoti ed accompagnavano i defunti nella loro vita ultraterrena. A quei tempi si credeva pure ad una rinascita dopo la morte ed il serpente rappresenta molto bene questa resurrezione con il fatto di mutare periodicamente la propria pelle, quasi fosse un essere immortale. 

Possiamo quindi dedurre che per alcune società neolitiche, il serpente fosse un simbolo di rinascita, di immortalità e di fertilità.

 

 

 

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17 febbraio 2009 2 17 /02 /febbraio /2009 09:56

 

 

In questo teschio di crotalo possiamo ben vedere i due denti veleniferi.

Nel nostro cantone, gli unici serpenti velenosi sono le vipere (Vipera aspis e Vipera berus).

Il veleno viene usato dal serpente per uccidere le prede ed iniziare il processo di digestione di queste ultime.

In parole semplici possiamo dire che il veleno è una saliva modificata, che contiene tossine ed enzimi, prodotto da due ghiandole poste nella parte posteriore della testa del serpente e collegate ai denti veleniferi. Questi denti servono ad inoculare il veleno nelle prede, e sono posti nella parte anteriore della mandibola superiore della vipera (questo tipo di dentatura viene chiamata solenoglifa).

  

 Teschio di crotalo con dentatura solenoglifa, come la vipera.
 

La vipera ha la facoltà di decidere quanto veleno iniettare nella sua preda e se usare un solo dente oppure tutti e due. Queste scelte sono fatte in base alle dimensioni della preda, per evitare uno spreco inutile di veleno.

Per molti parlare di vipere equivale a parlare di cosa succede nel caso in cui ci si facesse mordere da una di essa.

In questi casi è difficile trovare opinioni razionali, alcuni minimizzano un tale avvenimento ed altri lo esagerano.


 Pietra nera, usata in Africa e Asia per curarsi dal morso dei serpenti.
 

La cosa importante da ricordare è che ogni morso è un morso. La reazione che può avere la vittima dipende da numerosi fattori: il suo stato di salute, le sue sensibilità o allergie, la zona colpita, la sua età, l’età del serpente, lo stato di salute del serpente, la stagione, la quantità di veleno inoculato e molti altri.

 

Perché un serpente morde un essere umano?

 

Di sicuro un serpente non ha niente da guadagnare nel morsicare una persona, anzi!

Generalmente chi si fa mordere da un serpente ha tentato di catturalo, di ucciderlo e di molestarlo, generando un legittimo comportamento di difesa da parte dell’ofide.

I casi di incidenti casuali sono più rari e spesso dovuti comunque a nostre distrazioni. Ricordiamoci che quando ci immergiamo nella natura siamo noi gli ospiti, quindi sta a noi prestare attenzione a ciò che facciamo e a dove mettiamo le mani. Come abbiamo visto i serpenti si mimetizzano molto bene.


Sotto il cespuglio di mirtillo, nel centro della foto, c'è una vipera.

Per evitare indesiderati incontri ravvicinati coi serpenti basta rispettare alcuni parametri logici, come ad esempio quello di non mettere le mani in erbe alte (dove non si vede ciò che c’è sotto), non infilare le dita in buchi o tra i sassi, guardare dove si mettono i piedi e dove ci si siede.


 

I serpenti sono sensibili alle vibrazioni del terreno, per cui, prima di sedersi o mettere le mani ovunque, basta camminare un po’ pesantemente per farli fuggire. 

Se malgrado la prudenza e le precauzioni ci facciamo morsicare da un serpente, dobbiamo seguire alcune piccole regole per evitare di peggiorare la situazione. Qui di seguito troviamo un elenco di ciò che è meglio fare e ciò che è preferibile non fare in un tal caso.


 

In questa sede non voglio sostituirmi ai medici ed agli specialisti (non ne ho le competenze), per cui le seguenti regolette vanno prese in modo indicativo e declino ogni responsabilità per l’uso che terzi possano farne. 

 

Cosa fare in caso di morso da serpente.

 

-       La prima cosa da fare è restare calmi, L’agitazione aumenta la diffusione del veleno nel corpo.

-       Togliere anelli, orologi, braccialetti, …

-       Immobilizzare l’arto colpito con una stecca, un legno o altro.

-       Applicare una benda elastica all’arto. Questo bendaggio deve partire dal punto morso in direzione della radice dell’arto. Questo bendaggio NON DEVE ESSERE UN LACCIO EMOSTATICO, serve solo a rallentare la circolazione linfatica. Verificare che a valle del bendaggio sia percepibile il battito cardiaco.

-       Cercare di non fare sforzi.

-       Recarsi da un medico.

 

Malgrado le vecchie credenze e ciò che vediamo nei film è importante:

 

-       NON agitarsi.

-       NON tagliare, succhiare spremere, bruciare la parte morsa dal serpente.

-       NON applicare un laccio emostatico.

-       NON bere alcolici.

-       NON somministrare siero antivipera.

 

Spesso nei consigli che si leggono in libri, riviste, ecc. si dice di catturare o uccidere il serpente per poterlo identificare. Personalmente sono di un altro avviso: come abbiamo visto, solitamente chi si fa mordere è chi ha cercato di uccidere o catturare il serpente, in questo caso si potrebbe andare in contro ad un secondo morso.

 

 

Come fare allora a sapere se a morderci è stata una vipera o un inoffensivo colubro?

 

Il veleno delle vipere contiene delle sostanze molto attive che in pochi minuti fanno manifestare, nella parte del morso, un dolore intenso, un edema, una cianosi e delle ecchimosi.

Se siamo stati morsi da un innocuo colubro sentiremo solo un dolore superficiale.

In pratica possiamo dire che se non riscontriamo lesioni nella parte colpita dopo 3 o 4 ore, siamo stati “vittime” di un colubro o di una vipera particolarmente avara di veleno (per nostra fortuna).

 

 

Come abbiamo visto in precedenza, la vipera può decidere la quantità di veleno che vuole iniettare e, spesso nei casi di morsi da difesa, non inietta il veleno (morso a secco). Questi morsi a secco rappresentano quasi la metà dei casi di morsi di vipera.


 

Come ultima nota rassicurativi, vi faccio notare che in Svizzera, negli ultimi 30 anni, si conta un solo caso di decesso a cause imputabili al morso di un serpente indigeno.

 
 

 

Tutti i "kit" antiveleno fotografati in questo articolo non sono più attuali, alcuni risalgono agli inizi del XX° secolo, altri usati dai soldati Statunitensi fino agli anni ’70.

Oggi la medicina si avvale di altri metodi, meno dannosi, per trattare un morso di serpente.

 

 

Copyright © Grégoire Meier 2009 . Tutti i diritti sono riservati. E' vietata la riproduzione, anche parziale dei testi e delle foto.

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