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31 ottobre 2012 3 31 /10 /ottobre /2012 13:32

Un paio di inverni fa, assieme agli amici Patrick Scimè e Patrick Kistler, ci siamo recati in una piccola grotta del Mendrisiotto per accertarci della presenza di anfibi in un piccolo lago sotterraneo.

 

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Dopo aver osservato alcune larve di salamandra in acqua, abbiamo comunque dato un occhiata alle varie formazioni minerali presenti nella grotta. Tra un ragnetto e l’altro ecco che osserviamo una cavalletta di grotta. Tra una battuta e l’altra sul rischio di farsi pungere dall’ovodepositore  (che sembra minaccioso, ma è totalmente innocuo) scatto una rapida foto all’insetto.

 

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Arrivato a casa, per pura curiosità, posto tale immagine sul forum naturamediterraneo, in modo che chi ne ha le conoscenze possa identificare la cavalletta.

 

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Dopo varie risposte, risulta che potrebbe essere una determinata cavalletta, non ancora segnalata sul territorio svizzero.

Si insinua pure il dubbio sulla corretta identificazione della cavalletta.

 

Grazie a Roberto A. Pantaleoni, ci mettiamo in contatto con Mauro Rampini, noto specialista di questi ortotteri, e con Carlo Morelli decidiamo di tornare nella grotta per catturare e fotografare in condizioni migliori le cavallette.

Va precisato, se ho capito bene, che per un’identificazione di queste cavallette, vanno comparati gli organi riproduttori dei maschi, che si differenziano da una specie all’altra.

Per dissipare del tutto il dubbio sulla corretta identificazione dell’insetto, vengono eseguiti degli studi genetici.

Dopo aver sperato per un po’ di aver scoperto una nuova specie di cavalletta, i risultati genetici ci hanno rimesso coi piedi per terra. La cavalletta in questione è Dolichopoda geniculata.

L’analisi genetica ci riserva comunque una sorpresa. La popolazione di Dolichopoda della “nostra” grotta ticinese, geneticamente corrisponde esattamente alla popolazione che vive in una grotta non lontano da Terracina, in provincia di Latina.

 

Nel passato molte grotte venivano utilizzate dall’uomo come riparo per lui, per il bestiame o per depositarci derrate alimentari e altri beni. La gente si spostava, venivano fatti scambi commerciali e sicuramente queste cavallette sono state trasportate da una grotta all’altra inconsapevolmente, e chissà quanto tempo fa.

 

La popolazione di Dolichopoda geniculata più vicina a quella che abbiamo scoperto, si trova in Piemonte. Questa specie è comunque ampiamente diffusa in Italia (Lazio, a sud del Tevere, Abruzzo, Campania, Lucania e Calabria nel versante sud del Pollino) e la sua località tipica sono i sotterranei di Napoli.

 

Ammetto che è stato sorprendente scoprire, o meglio, soffermarsi su un piccolo insetto sicuramente già visto numerose volte dai frequentatori delle grotte Ticinesi, ma mai preso in considerazione da nessuno, come se la sua presenza fosse scontata. Val sempre la pena soffermarsi con curiosità su ciò che ci circonda!

 

 

Ringrazio, per il loro prezioso lavoro, Mauro Rampini (Dipartimento di Biologia e Biotecnologie "C. Darwin" -Università La sapienza)  cha ha fatto la determinazione della specie su base morfologica; Giuliana Allegrucci (Dipartimento di Biologia -Università di Tor Vergata) che ha svolto il lavoro di biologia molecolare; Roberto A.  Pantaleoni (ISE-CNR Sassari); Carlo Morelli; Patrick Scimè, Patrick Kistler.

 

Ora vi lascio con alcune fotografie scattate nella grotta e alcune immagini della Dolichopoda geniculata che vi abbiamo trovato. Mi scuso per la qualità delle immagini, ma odio fotografare col flash, per cui non lo padroneggio molto bene.

 

 

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Copyright © Grégoire Meier 2012 . Tutti i diritti sono riservati. E' vietata la riproduzione, anche parziale dei testi e delle foto.

 


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26 ottobre 2012 5 26 /10 /ottobre /2012 09:35


Anche quest’anno siamo arrivati alla fine della stagione favorevole ai rettili. Le giornate che si accorciano e le temperature notturne che si abbassano fanno scattare quel meccanismo che guida i rettili verso i loro posti di latenza invernale.

Le uova dei serpenti ovipari si sono schiuse, i serpenti ovovivipari hanno messo al mondo i loro piccoli, e se ciò è avvenuto abbastanza presto, sia i nuovi nati che le madri hanno potuto beneficiare di almeno un pasto per poter superare il periodo invernale. Se le nascite sono state tardive, bisogna sperare che questi animali abbiano comunque abbastanza riserve corporee per potersi risvegliare appena il tempo mite fa ritorno.

Visto che sono stato piuttosto occupato negli ultimi mesi, non ho avuto modo di dedicarmi ad aggiornare il blog, ma recupero ora, con una carrellata di osservazioni fatte tra estate e autunno, sperando di non nausearvi troppo!

 

 

 

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Vipera berus, femmina gravida. Osservate bene questo animale fotografato in Ticino, anche nelle immagini seguenti. Le popolazioni di marasso del Sud delle Alpi sono piuttosto diverse da quelle della parte Nord.

 

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Ora vi mostro alcuni individui di Vipera berus osservati durante un'escursione nell'Oberland Bernese.

 

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Femmina.


 

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Maschio.


 

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Femmina.


 

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Maschio.


 

 

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Di nuovo una femmina.

 


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Da notare le tipiche squame grandi che solitamente porta sul capo la Vipera berus.

 

 

 

A pochi chilometri, sempre nell'Oberland, si possono osservare delle Vipera aspis atra. Molti degli individui di questa popolazioni sono melanici o melanotici, cioé neri o con forte presenza di nero nella loro livrea.

 

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Alcuni esemplari con labiali rossicce (melanotico)...


 

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...altri totalmente neri (melanico).


 

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Splendido maschio dalla livrea più "tradizionale".


 

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Altro esemplare di Vipera aspis atra melanotico.

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Altro esemplare, dalla livrea grigia.


 

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Coronella austriaca. Sia nell'habitat della Vipera berus che in quello della Vipera aspis atra, non é raro osservare questo colubro...

 

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...e ci si imbatte pure in qualche "lecornia da serpente".


 

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Abbandonimo il Nord delle Alpi sotto l'occhio vigile di questa vipera.

 


 

Di seguito vi mostro un giovane esemplare di Vipera berus osservata in Piemonte, con Matteo. Siamo di nuovo con un individuo del Sud delle Alpi. Lungo una ventina di centimentri, stava terminando un pasto, composto da una piccola rana.

 

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Le osservazioni seguenti sono tutte state fatte nel Canton Ticino. Come sempre non indico le località dei ritrovamenti, e questo a tutela degli animali, onde evitare bracconaggi.

 

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Vipera aspis atra, femmina in una pietraia di alpeggio.


 

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Altra femmina.


 

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Sempre una femmina.


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Ritratto della precedente.


 

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Giovane maschio.


 

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Altra femmina.


 

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La medesima femmina fotografata nel suo habitat.


 

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Grosso e splendido maschio della medesima popolazione delle Vipera aspis atra precedenti.


 

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Neonato di ramarro, Lacerta bilineata.



 

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Splendido maschio di Vipera aspis francisciredi.

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Nelle vicinanze di quel bel maschio, ho potuto osservare la femmina seguente.

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Per chi si facesse tradire dalle immagini del mio sito o di altri siti dal carattere simile, mostro un paio di fotografie scattate nel medesimo habitat di quello delle Vipera aspis francisciredi precedenti. Vedrete che solitamente questi serpenti preferiscono optare per un mimetismo più efficace.

 

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Grossa femmina di vipera nei rovi.


 

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Altra Vipera aspis francisciredi in una catasta di rami secchi.


 

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Questa la si vede meglio, ma camminando e non cercandole, passano facilmente inosservate.

 

 

 

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Colubro di Esculapio (Zamenis longissimus) in un cespuglio.



 

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Natrix natrix melanotica.


 

 

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Neonato di Colubro di Esculapio.



 

Concludo con le ultime osservazioni fatte quest'anno, in data 25 ottobre. Mi son recato in un habitat dove solitamente vado solo in primavera per osservare il risveglio delle vipere. Ero poco speranzoso di osservare qualche serpente in quanto le previsioni meteorologiche davano netti abbassamenti della temperatura per il giorno seguente...

 

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Come prima traccia vedo questa muta di colubro, segno che pochi giorni prima qualche cosa si muoveva ancora. Ad un tratto vedo, in un cespuglio, una sagoma sospetta...


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...avvicinandomi piano ho scattato questa foto furtiva a questa femmina di Vipera aspis francisciredi.


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Felice e doddisfatto, mi incamminavo verso l'auto pensando tra me e me a quanto fosse difficile osservare dei nuovi nati di vipera in ambienti così cespugliosi (cosa molto positiva per il loro mimetismo e quindi la loro sopravvivenza!!), quando ad un tratto ecco che ne vedo uno!!!

 

Meglio di così per finire la stagione non poteva andarmi! 

Posso quindi concludere questo articoletto con l'immagine di questo viperotto nato poche settimane prima, che dovrà affrontare un duro inverno freddo e i primi anni della sua vita, sormontando mille pericoli e insidie, prima di raggiungere la maturità sessuale e poter mandare avanti la sua specie.

 

Buona fortuna!!

 

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Copyright © Grégoire Meier 2012 . Tutti i diritti sono riservati. E' vietata la riproduzione, anche parziale dei testi e delle foto.



 

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29 agosto 2012 3 29 /08 /agosto /2012 13:11

 

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Le zanne velenifere di un maschio di Vipera aspis atra del mio allevamento.

 


 

La composizione del veleno dei serpenti è relativamente ben studiata. Si sa che il veleno viene prodotto da quella ghiandola che negli altri vertebrati è la ghiandola parotide.  In parole povere possiamo dire che il veleno dei serpenti è una saliva modificata.

La composizione del veleno è composta da vari enzimi, proteine e zootossine, ognuno dei quali ha un’azione specifica. Alcuni enzimi agiscono sui tessuti per permettere ad altri enzimi di poter agire. Grossolanamente possiamo dividere i veleni dei serpenti in due grosse categorie: ad azione neurotossica e ad azione emotossica. Le molteplici sfaccettature e combinazioni sarebbero da approfondire in altra sede.

 

La vipera ha un veleno principalmente emotossico, cioè agisce sui tessuti e sul sangue, ma è pure composto da sostanze con azione neurotossica. Questa combinazione permette al serpente di immobilizzare rapidamente la sua preda, e iniziare il processo di digestione. Vista la vasta distribuzione geografica di alcuni serpenti, alcuni studi hanno dimostrato una differenza, anche notevole, della composizione del veleno nel seno della medesima specie. Probabilmente la composizione del veleno è influenzata/adattata al tipo di preda che viene cacciata.

Veleni emotossici hanno forse un’azione più rapida sui mammiferi (es. topi) che non sui rettili (es. lucertole). Il serpente si è quindi evoluto (e/o selezionato) specializzandosi al territorio in cui vive e quindi alla sua preda preferenziale.

 

Diverso tempo fa fui contattato da una signora che è stata morsicata da una Vipera aspis atra in una valle ticinese. Malgrado fossero passati vari mesi dall’accaduto la signora presentava ancora dei problemi legati al morso del serpente. Vari sintomi fanno pensare ad un’azione neurotossica del veleno, cosa solitamente limitata nei casi di morsicatura di questa specie. Dopo varie ricerche la signora è venuta a conoscenza di alcuni studi fatti in Francia su delle popolazioni di Vipera aspis aspis in cui è presente nel veleno un certo numero di enzimi neurotossici. Queste particolarità del veleno non sono state riscontrate in altre popolazioni vicine.

Per poter avere un dato chiaro sulla composizione del veleno di questa popolazione ticinese di vipera, si è deciso di effettuare dei prelievi di veleno su diversi individui presenti in quella zona. L’operazione è indolore per il serpente. Lo si fa morsicare in un piccolo recipiente e si raccoglie il veleno da analizzare. La vipera viene, subito dopo il prelievo, rilasciata esattamente dove è stata trovata.

I campioni di veleno verranno analizzati all’Università di Losanna  per poterne decifrare la composizione e capire se effettivamente vi è una presenza di neurotossina e in che misura è diversa da altri veleni già analizzati.

Comparando i risultati e analizzandoli potremo forse capire da cosa queste variazioni della composizione del veleno sono influenzate. Forse potremo capire quale sia il vantaggio per la vipera avere un veleno con una determinata azione predominante su altri effetti. Non da ultimo, questi risultati potranno aiutare ad agire in modo più corretto su pazienti morsicati da vipere in determinati territori.

Questo studio è diretto e supervisato da Michel Ansermet, direttore del Vivarium di Losanna, che ringrazio per l’aiuto e i consigli.

 

Per illustrare un po' come si svolgono questi prelievi di veleno metto alcune fotografie scattate da Matteo Di Nicola e un piccolo filmato realizzato da Patrick Scimè .

 

 

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Alla fine dell'operazione, si lascia la vipera tornare nel suo habitat.

 

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Ringrazio Michel, Patrick, Matteo, Karim, Gioele e Christine per le informazioni, l'aiuto e il materiale.

 

 

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3 luglio 2012 2 03 /07 /luglio /2012 13:18

L’estate, per i serpenti, è un periodo molto favorevole. Per noi che li voliamo osservare, per certi versi, un po’ meno.

La vegetazione è bella rigogliosa, offrendo parecchi ripari ai serpenti, i maschi che si sono accoppiati e nutriti, passano gran parte della stagione bene al riparo. I serpenti più visibili sono gli esemplari in muta, quelli che devono digerire un pasto e le femmine gravide. Questi fattori  impongono al serpente il bisogno di scaldare il proprio corpo per metabolizzare il più velocemente possibile.

In ogni caso, nelle bellissime e calde giornate d’estate, nelle ore più torride i serpenti diventano praticamente invisibili, esponendosi unicamente nelle prime ore del mattino e nelle ultime del pomeriggio, oppure aspettando giornate afose e non troppo soleggiate.

Tra un giretto e l’altro, qualche incontro lo si fa comunque, qui ne condivido alcuni con voi.

 

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Muta di vipera. Segno che anche se non lo si vede, un serpente nelle vicinanze c'è! 

 

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Effettivamente poco lontano ecco una bella femmina di Vipera aspis atra.

 

 

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A poche decine di metri vive pure quest'altra femmina, gravida...

 

 

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... che ci permette qualche scatto ravvicinato.

 

 

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In questa foto si vede bene la parte del corpo che contiene i viperotti in pieno sviluppo.

 

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Nel medesimo habitat vi era anche quest'altra femmina che digeriva una preda.

 

 

 

 

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Tra le piante che più mi incuriosiscono e affascinano, vi sono quelle carnivore!

Qui un paio di foto di Drosera rutundifolia. Non preoccupatevi...dalle foto sembrano molto più grandi di quel che sono!!!

 

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Questo é il delicato fiore della drosera.


 

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In una grigia giornata ho deciso di recarmi in un habitat di marassi.

 

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La fortuna mi ha sorriso facendomi trovare questa bella femmina di Vipera berus.

 

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In questa foto si notano bene le grosse squame che ha sulla testa.

 

 

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Sempre questa Vipera berus, ritratta nel suo habitat.


 

 

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Gymnadenia conospsea, bella orchidea.

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Arnica montana. Fiore dalle virtù medicinali. Non preoccupatevi se non l'ho identificata correttamente...in ogni caso non l'ho raccolta!


 

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Un fiorellino che cresceva su di una zona umida.


 

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Altri fiori che prima o poi classificherò!



 

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Tornando in habitat di vipera aspis...  una bella femmina in muta che si scalda sull'erba tiepida, in una giornata nuvolosa.

 

 

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Altra grossa femmina di Vipera aspis atra gravida.

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Un suo ritratto.



 

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Nel medesimo habitat c'era anche questa splendida femmina melanotica.

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Un "timido" Parnassius apollo.


 

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Concludo con questo viperino....nella foto seguente si può paragonare la sua grandezza con una moneta.

 

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29 maggio 2012 2 29 /05 /maggio /2012 09:25

Il tempo incostante di questa primavera ha reso l’osservazione dei serpenti un po’ faticosa, più che altro dal punto di vista di trovare le giornate libere che coincidevano con un meteo idoneo.

In ogni caso, nelle giornate buone le osservazioni sono state fruttuose ed interessanti. In pratica i serpenti sono “costretti” a sfruttare pure loro i momenti di tepore e di sole che si alternano alle giornate uggiose. In alta quota l’innevamento ha perdurato, ma lo scioglimento delle nevi ora è rapido ed inesorabile.

Mi sono recato anche qualche giorno in Vallese, dove l’amico Yves Brunelli, mi ha portato in splendide vallate per osservare vipere e altri animali.

Ecco alcune delle osservazioni fatte:

 

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Inizio con questo cucciolo di vipera lungo una quindicina di centimetri, che ha superato indenne l'inverno.

 

 

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Non lontano del piccoletto di prima abbiamo osservato questa grossa femmina bella in salute di Vipera aspis atra.


 

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Nel medesimo habitat vallesano, in riva ad un lago, si possono vedere anche parecchie Natrix natrix. Vi si possono osservare delle femmine veramente grosse, e molte con poca ornamentazione dorsale.

 

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Tipico delle grandi femmine di Natrix natrix é pure l'assenza del collarino chiaro.

 

 

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Con ogni probabilità, la stazza massiccia delle natrici é favorita dalla presenza di tantissime rane (Rana temporaria), alcune delle quali veramente belle!

 

 

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Sempre nella medesima zona si osservano vipere dalla livrea bella e particolare.

 

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Ritratto del maschio di Vipera aspis atra precedente.

 

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Altro maschio con una preda nello stomaco.

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Tipico degli individui melanotici é la presenza di squame "colorate", spesso nelle labiali.

 

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La ricchezza di questo habitat ci fa saltellare da un orbettino (Angius frgilis)...

 

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... ad un maschio di Natrix natrix...

 

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... ad un rospo (Bufo bufo)...

 

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... ad un'altra bella vipera...

 

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... stando comunque attenti a non calpestare una rana!

 

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Il tutto sotto l'occhio vigile delle vipere!

 


 

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In un altro habitat del Vallese abbiamo osservato questo stupendo maschio di Vipera aspis atra.

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Lucertola vivipara (Zootoca vivipara)

 

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Di seguito altre Vipera aspis atra.

 

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Nei pochi giri fruttuosi fatti in Ticino, oltre a qualche muta, segno che i serpenti ci sono, ho potuto comunque vedere la natura riprendersi dall'inverno.

 

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Le farfalle amoreggiano.

 

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Narciso devere rendersi all'evidenza che la bellezza é efimera!

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Il Colubro di Esculapio (Zamenis longissimus) osserva discretamente il mondo dall'alto di un cespuglio. 

 

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Il bruco mangia il più possibile per diventare rapidamente grande ed avere le ali.

 

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Il giglio fiorisce.

 

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L'insettino impollina i fiori.

 

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La ginestra da un po' di colore.

 

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Il mughetto appassisce.

 

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Questo insetto rosso fiammeggiante scorazza prepotentemente.

 

 

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 Bel maschio di Vipera aspis atra.

 

 

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Maschio di Vipera aspis francisciredi.

 

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Rirtratto della vipera precedente in cui si vede bene l'occhio opaco, segno che é in fase di muta. I due maschi osservati, ad un giorno di intervallo, in due valli del Ticino erano in muta. Il fenomeno della muta é scatenato da fattori ormonali, e non é sorprendente che in un determinato periodo si trovino numerosi esemplari in muta, segno che bene o male tutti seguono un certo tipo di ritmo biologico che li infuenza.

 

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Termino come ho iniziato, cioé con un cucciolo, in questo caso di Colubro di Esculapio (Zamenis longissimus), con la speranza che se sono riusciti a superare la loro prima prova di sopravvivenza (il primo inverno), riescano a superare tutti gli altri pericoli della vita e a mandare avanti la loro specie.

 

 


 


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