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13 luglio 2010 2 13 /07 /luglio /2010 09:23

Quest’anno, come spesso accade, siamo passati dal fresco di fine inverno al caldo torrido dell’estate.

I serpenti sono animali ectotermi, cioè con una temperatura corporea influenzata da fattori esterni. Per poter svolgere le loro attività fisiologiche (riproduzione, digestione,…) i rettili hanno bisogno di una temperatura corporea minima, ma non sopportano comunque temperature troppo elevate. In periodi di forte caldo, come abbiamo nelle ultime settimane, i serpenti non si espongono molto al sole, proprio per evitare un fatale surriscaldamento.

Probabilmente alcuni serpenti non escono nemmeno dai loro rifugi, limitandosi a spostarsi all’interno di essi, variando la profondità (e quindi la temperatura) in cui stare.

Altri serpenti, spesso esemplari in muta, in digestione, o femmine gravide si esporranno solo qualche minuto al sole, tanto per aumentare di qualche grado la loro temperatura, prima di tornare nei loro rifugi.

La fitta vegetazione crea anche degli ambienti ideali, di sole e ombra, che i serpenti prediligono per esporsi parzialmente al sole. Questi giochi d’ombra sono pure degli ottimi aiuti al mimetismo.

Questa stagione ci offre meno possibilità di osservare serpenti, cosa che ci permette di soffermarci su altre piccole meraviglie cha popolano le nostre valli.

 

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Bella Vanessa (Aglais uricae), ne avevo viste in primavera e continuano ad accompagnarci in estate.


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Maschio di Vipera aspis atra, prossimo alla muta.


 

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Femmina della medesima popolazione del maschio precedente.

 

 

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Una romantica coppietta (Pyrrhosoma nymphula)...


 

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Questa coppietta sembrerà a molti un po' meno romantica...


 

 

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Giovane Natrix natrix che cacciava dei girini in una piccola pozza.


 

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Ragnetto su piante acquatiche.


 

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Grossa femmina di Vipera aspis atra in esplorazione su di un vecchio tronco.


 

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Interessante ragno Atypus dalla vita sotterranea.


 

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Grosso maschio di Coronella austriaca, prossimo alla muta.


 

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Un giglio.


 

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Femmina di Vipera aspis atra.


 

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Aporia crataegi


 

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Mimetismo della Coronella austriaca.


 

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Coronella austriaca.


 

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Dettaglio della testa di una coronella.


 

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Philaeus chrysops, maschio.


 

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Altra Coronella austriaca.


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Maschio di Vipera aspis francisciredi, prossimo alla muta e con una fastidiosa formica.


 

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Bruco di... Lasiocampa (Pachygastria) trifolii


 

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Ragnettino salterino.


 

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Idaea flaveolaria


 

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Magnifica femmina di Vipera aspis atra.


 

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Pisaura


 

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Vipera aspis atra, maschio.


 

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Altro maschio trovato non lontano dal precedente.


 

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Piccole "tragedie" della natura.


 

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Misumena vatia, in attesa della preda.


 

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Coronella che "assaggia" l'aria.


 

Ora metto alcuni scatti vari con altre prospettive e alcuni atteggiamenti interessanti.

 

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Un grazie agli amici di NaturaMediterraneo per le identificazioni di insetti e ragni, e a Claudio Labriola per le identificazioni che mancavano!


Copyright © Grégoire Meier 2010 . Tutti i diritti sono riservati. E' vietata la riproduzione, anche parziale dei testi e delle foto.

 

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21 giugno 2010 1 21 /06 /giugno /2010 12:32

 

La raganella è la rana più piccola presente in Ticino, raggiungendo una lunghezza di soli 3-6 cm.

 

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Fino al 1995 era considerata Hyla arborea (presente, in Svizzera, oltre Gottardo), ma degli studi hanno messo in evidenza alcune piccole differenze tra le due popolazioni, e oggi si parla di Hyla intermedia per la specie presente nel nostro cantone.

  

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La si riconosce facilmente dalla sua colorazione dorsale verde, separata da una striscia marrone-nero dalla pancia biancastra.

Le dita della raganella terminano con una specie di disco che gli permette di avere una presa salda anche su superfici lisce e verticali.

 

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Non a caso questo anfibio è facilmente osservabile su cespugli e arbusti, dove gode di un mimetismo eccezionale. Di giorno gli adulti riposano su rami e foglie, a volte anche in pieno sole, protetti da una particolare secrezione cutanea che ne impedisce la disidratazione.

 

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A partire dal mese di maggio i maschi si radunano presso stagni e pozze d’acqua ed iniziano a richiamare le femmine con un caratteristico e potente richiamo creato con il sacco vocale che possiedono sotto la gola.

 

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La deposizione delle uova avviene generalmente in piccole pozze d’acqua, anche pozze temporanee e prati allagati, ben soleggiati e relativamente caldi, il che facilita lo sviluppo rapido delle uova e dei girini. Questi tipi di habitat hanno pure il vantaggio di contenere pochi predatori, quali pesci e insetti acquatici, invece presenti in grossi stagni e ruscelli calmi. I girini della raganella sono facilmente riconoscibili da quelli di altre rane per via dei loro occhi sporgenti e da dei caratteristici riflessi metallici.

 

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Una volta compiuta la metamorfosi (da girino a raganella) la piccola raganella, grande uno o due centimetri, abbandona l’acqua dove vi farà ritorno una volta sessualmente matura per potersi accoppiare.

La raganella si nutre di insetti, ragni e altri piccoli invertebrati, che va cacciando prevalentemente di notte.

 

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L’habitat della raganella é composto da zone soleggiate con piante ad alto fusto e ricco di vegetazione cespugliosa, con nelle vicinanze degli stagni o comunque delle zone che gli permettono la deposizione delle uova.

 

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In Ticino, la raganella, vive prevalentemente nei fondovalle e i suoi habitat soffrono parecchio a causa della pressione umana che distrugge gli ambienti a lei favorevoli, come ad esempio, arginando i fiumi e non permettendo più l’allagamento dei terreni a lato delle sponde.

 

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Tengo a ringraziare l’amico Patrick Scimè che mi ha permesso di osservare la raganella e altri anfibi di casa nostra, portandomi negli habitat, aiutandomi a cercarli e per le sue preziose informazioni.

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Potete vedere qualche foto in più nell'album che trovate sulla destra.

 

 

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1 giugno 2010 2 01 /06 /giugno /2010 14:45

atra n11

 

Col tempo, chi segue il mio blog, si sarà abituato alle mie piccole provocazioni e ai miei ragionamenti non sempre molto scientifici ma piuttosto basati su osservazioni e avvenimenti pratici, e una certa introspezione… Qui spingerò la cosa un po’ oltre, ma in modo comunque ragionato, e spero che i “grandi esperti”, prima di gettare la pietra riflettano su quanto segue e ne prendano spunto per sviluppare il discorso in direzione parallela, non sovrapposta…questa è provocatoria/giocosa!

 

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In una mia recente gita alla ricerca di vipere mi sono accorto che sobbalzavo ad ogni mucchietto di escrementi di cervi e altri selvatici che intravedevo nell’erba, scambiandoli per una vipera melanica ben arrotolata e mimetizzata nella vegetazione.

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Generalmente viene detto che l’unico vantaggio scientificamente provato che ha un serpente nero è quello di scaldarsi più velocemente di uno dalla livrea “normale”, per cui abbrevia i suoi tempi di esposizione allo scoperto e alla vista dei predatori. Altre ipotesi parlano di un effetto “psicologico” che un essere lungo e nero ha su dei predatori, vedendo il vantaggio cromatico come una livrea spaventosa.

 

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Potrebbe invece essere un mimetismo criptico in cui un animale prende le sembianze di ciò che non è?

 

Chiaro se una vipera nera si scaldasse bellamente su di una pietra di granito, anche dall’alto si noterebbe molto, ma se lo stesso serpente si “ammucchia” nell’erba potrebbe, alla vista di un predatore alato o frettoloso, assomigliare ad un ennesimo escremento di cervo che riempie i prati in primavera?

 

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Sempre parlando di mimetismo vincente, recentemente, con Yves abbiamo potuto appurare che in varie popolazioni di vipere che non comunicano tra di loro si trovano sempre più spesso degli esemplari concolor. Inizialmente credevamo di avere a che fare con un fenomeno limitato a diverse piccole popolazioni, ma avendo trovato vari individui e ricevuto varie segnalazioni potrei quasi pensare che questa livrea, considerata rarissima ancora alcuni anni fa, stia prendendo sempre più piede.

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Maschio concolor con una preda nello stomaco. Si può osservare il colore scuro della pelle che si trova sotto le squame. 

 

Girovagando per internet e su libri ho potuto vedere vipere concolor appartenenti anche ad altre specie (Vipera berus, Vipera ursinii), oltre che a varie sottospecie di Vipera aspis.

 

Per far si che una livrea diventi “vincente”, è necessario che il serpente possa diventare adulto e riprodursi, ancora meglio se si accoppia con un altro individuo del sesso opposto che porta la sua stessa livrea, quindi lo stesso bagaglio genetico.

 

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Grossa femmina concolor. 

 

 

Se la livrea concolor cancella il mito del disegno a “barrette” delle vipere, trovo che si avvicini enormemente al melanismo, ma nel senso totalmente opposto. Il serpente nero diventa una macchia di penombra, mentre il concolor prende il colore dell’erba secca. Vi assicuro che esemplari concolor  insinuati ai piedi di una pietraia tra le erbe secche risultano praticamente invisibili.

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Non che voglia continuare il discorso … escrementi di prima, ma il colore di quello secco delle mucche ha un non che di... 

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Stiamo forse assistendo ad un adattamento delle vipere?

 

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Maschio melanotico (livrea già ben impiantata in varie popolazioni) e femmina concolor (livrea che si stà espandendo?).

 

Tra qualche migliaio di anni le vipere dai classici e magnifici motivi dorsali saranno le eccezioni?

 

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1 giugno 2010 2 01 /06 /giugno /2010 09:33

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 Stambecchi (Capra ibex), la prima volta che li vedevo così vicini! 

 

 

Come da tradizione ho passato alcuni giorni con Yves alla ricerca e all’osservazione di vipere.

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I nostri giri ci anno portato in alcune zone del Vallese e ci hanno fatto sconfinare, per una giornata, in Valle d’Aosta, dove abbiamo incontrato Anna, che si è rivelata un’ottima “cacciatrice” di serpenti.

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Durante i vari giorni trascorsi assieme abbiamo potuto osservare delle vipere in alta quota, che avevano appena finito il loro periodo invernale e che si scaldavano in vicinanza della neve.

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Abbiamo pure potuto osservare individui dalla livrea concolor in valli distanti da quella che stiamo studiando dall’anno scorso; ma di questo ne ridiscuteremo in un molto prossimo articolo.

 

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 Grossa femmina di Vipera aspis atra concolor. 

 

Ora vi mostro parte delle nostre osservazioni, e come sempre non indicherò le zone precise delle perlustrazioni per evitare che malintenzionati vadano a prelevare o uccidere serpenti.

 

 

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Vipera nel suo biotopo. 

 

 

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 Maschio di Vipera aspis atra.

 

 

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 Una bella femmina melanotica.

 

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 Le Polistes gallicus iniziano a costruire i nidi.

 

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 Maschio subadulto di Vipera delle Alpi.

 

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 Ho incontrato una vecchia conoscenza questa volta sono rimasto a distanza, felice di sapere che aveva passato l'inverno.

 

 

Vallese2010 6630 copia Questa sorveglia cosa faccio.

 

 

 

Vallese2010 6708 copia Piccolo e tenerissimo ragnetto. 

 

Vallese2010 6992 copia Splendida femmina di Vipera aspis atra...sembra velluto!

 

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 Giovane maschio della medesima popolazione della femmina precedente.

 

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 Orchidea... una mia grande lacuna per determinarla...

 

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 Individuo dal colore veramente chiaro.

 

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 Piccolo maschio.

 

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Domostrazione giocosa di forza da parte di uno stambecco.

 

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 Ritratto.

 

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 Viperetta che si scalda ai piedi di un vecchio tronco.

 

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 Questa non vuole che mi avvicini ulteriormente...

 

 

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 Bella femmina che presenta un assenza di "barrette" sui fianchi.

 

 

 

Termino con questa che "si affaccia dalla finestra di casa".

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28 maggio 2010 5 28 /05 /maggio /2010 12:16

Sono partito con l’amico Yves in una zona del Canton Vaud popolata da Vipera berus. Il mio scopo era quello di poter vedere e fotografare dei maschi “freschi di muta”. Una caratteristica del marasso è proprio quella che il maschio, all’uscita del riposo invernale, va in muta prima di accoppiarsi, esibendo, una volta la muta effettuata, una livrea sgargiante e spettacolare.

Dopo qualche minuto di ricerca Yves mi chiama in un piccolo fosso sassoso dove abbiamo osservato un comportamento veramente spettacolare, un combattimento rituale tra maschi.


Come per molti altri serpenti, anche per la Vipera berus, il periodo degli amori porta a dei contatti “sociali”. Le femmine pronte per l’accoppiamento sono cariche di feromoni che attirano presso di lei molti maschi. I maschi che entrano in contatto tra di loro si esibiscono allora in vere e proprie danze rituali, in cui gli avversari cercano di placare il rivale al suolo. Questi combattimenti non portano mai a morsi, ma unicamente ad un avvinghiamento e un gran movimento in cui ogni serpente cerca di avere la meglio sull’altro cercando di fargli abbassare la testa.

Siamo rimasti parecchio tempo a goderci lo spettacolo, ad osservare i maschi che combattevano e che circolavano eccitati a pochi centimetri dai nostri piedi senza preoccuparsi della nostra presenza.

Dopo diverso tempo, forse a causa del caldo che si faceva sempre più sentire, tutto si è calmato e abbiamo potuto fotografare altri marassi. A memoria credo che in un perimetro di tre metri su tre metri abbiamo osservato cinque maschi e due femmine.


Qui di seguito vi presento alcune scene del combattimento rituale e alcuni esemplari osservati durante questa memorabile giornata.

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Finito il combattimento, un maschietto sbadiglia a pochi centimetri da me. 

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Un bel maschio.

 

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Femmina.

 

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Maschio.

 

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Altro bel maschio.

 

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Ritratto dell'individuo precedente.

 

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Splendida femmina melanotica.

 

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Sempre la femmina melanotica.

 

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Ritratto del primo maschio.


 

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