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27 febbraio 2012 1 27 /02 /febbraio /2012 11:09

La stagione dei rettili sta per iniziare finalmente! Per sgranchire le gambe e rispolverare l’apparecchio fotografico ho deciso di andare a trovare i Cavalli del Bisbino.

 

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La storia di questi cavalli è un po’ tormenta, ma grazie ad un gruppo di persone, che hanno deciso di prendersene cura, la loro vita ha preso una svolta felice.

 

Accenno solo un paio di considerazioni, lasciandovi poi il piacere di approfondire la questione  tramite il sito cavallidelbisbino, dove troverete tutte le informazioni e le avventure di questi cavalli.

 

Questo gruppo di cavalli ha vissuto diversi anni allo stato libero, pascolando sul Monte Bisbino.

Un rigido inverno ha spinto questi cavalli verso i villaggi, attirandosi le antipatie di certi…

 

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La vita selvatica di questi cavalli ha permesso loro di ricreare le gerarchie all’interno del gruppo. Vi è una femmina dominante che guida e decide gli spostamenti del gruppo, ed uno stallone che chiude i ranghi e sta ben attento a non perdere qualche giumenta per strada…

 

Grazie ad un gruppo di volontari, questi cavalli possono vivere liberamente sul Monte Generoso durante la bella stagione, e sono portati in un recinto durante l’inverno, dove vengono foraggiati.

 

Come anticipato, vi consiglio di  leggere molte più informazioni sul sito: http://www.cavallidelbisbino.ch/

 

 

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Ringrazio la signora Luigia Carloni (nella foto sopra) per avermi dato accesso ai cavalli e per le numerose spiegazioni.

 

Lascio spazio a qualche immagine scattata nel recinto invernale sperando comunque di trovare il tempo per venire a scattare qualche foto sul Monte Generoso, un contesto spettacolare!

 

 

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Malgrado siano cavalli molto socievoli e dolci, direi che son dei veri coccoloni, a volte tra di loro c'è qualche discussione animata. Le immagini seguenti mostrano due giumente che litigano, probabilmente per motivi di gerarchia.

 

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La calma ritorna presto!

 

 

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Prima di andarcene, questo Bisbino viene a faci un'ultima coccola!

 

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Copyright © Grégoire Meier 2012. Tutti i diritti sono riservati. E' vietata la riproduzione, anche parziale dei testi e delle foto.

 


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16 dicembre 2011 5 16 /12 /dicembre /2011 14:03

 

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Nella cultura Zuni il serpente ha una forte presenza ed è raffigurato in molte forme d’arte. Tra le rappresentazioni più interessanti, troviamo i feticci a forma di serpente, intagliati nella pietra (marmo e altre). Queste figure sono scolpite, forate e levigate a mano, spesso presentano degli intarsi in altre pietre o in madreperla.Si pensa che gli Zuni abbiano imparato dai Navajo l’arte della lavorazione delle pietre preziose e semipreziose. I Navajo l’avrebbero acquisita dai primi coloni spagnoli, specializzandosi nella fabbricazione di gioielli.

 

 

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Esempio di gioielli Navajo.

 

 

Tra i numerosi feticci Zuni, chiaramente, mi interesso particolarmente quelli a forma di serpente. Ogni forma diversa rappresenta un serpente diverso, dal potere distinto.

 

Il serpente tradizionale è una creatura inquietante ma è considerato un aiuto agli uomini. Il serpente è un cacciatore cha sa muoversi con agilità e velocità e sa passare inosservato. Quando il serpente cambia pelle, simboleggia il cambiamento, la trasformazione. I rituali di guarigione e di fertilità richiedono la presenza di idoli a sembianza di serpente. La sua forma, che ricorda quella di un pene, ne è sicuramente un motivo. Questo serpente rappresenta la potenza sessuale, la vita e la morte.

 

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Il discorso legato alla fertilità e alla guarigione vale pure per i feticci che rappresentano i serpenti a sonaglio. Questi crotali proteggono e portano buona fortuna.

 

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Serpente a sonaglio, lo si riconosce dalla coda abbastanza esplicita.

 

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Altro esempio di serpente a sonaglio.

 

I serpenti dalla forma zigzagante, chiamati Avanyu, rappresentano la pioggia e la fertilità delle colture. La sua forma è eloquente, ricorda un fulmine o il serpeggiare di un torrente tortuoso. Il serpente Avanyu è responsabile del cambio delle stagioni e dei cambiamenti in generale, egli benedice l’acqua, porta la pioggia e ripristina le energie.

 

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Citdola è la versione commerciale che gli Zuni hanno creato in parallelo al Avanyu. Citdola rappresenta il cambiamento attraverso la nascita e la morte. La sua forma a spirale simboleggia la carica energetica. La potenza del morso del serpente ha probabilmente influenzato questa simbologia legata all’energia, inteso come trapasso/scambio energetico tra il serpente e la sua preda. Indossare gioielli con questo serpente fornisce energia.

 

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Come abbiamo potuto vedere in questi feticci a forma di serpente, la pietra che quasi sempre compare è il turchese. Presente in abbondanza, in minimi dettagli o  semplicemente per rappresentare gli occhi, il turchese ha la sua importanza. Gli Hopi credono che il turchese sia l’escremento della lucertola. Per tutti questi popoli, questa pietra è sacra e protegge dai pericoli e dalle malattie contagiose chi lo indossa, rappresenta salute e prosperità.

 

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Oggi degli artisti Zuni lavorano la pietra sempre in un modo artigianale, creando degli idoli dalla forma tradizionale. Questi feticci non hanno la valenza e la carica di quelli usati per i riti, ma vengono comunque trattati bene… una mancanza di rispetto può portare a gravi conseguenze, come ad esempio, all’infertilità.

 

Malgrado questi manufatti abbiano, oggi, uno scopo commerciale e non sacro, sono la continuità di una cultura repressa e praticamente annientata da anni di colonialismo e da terribili campagne sterminative e ghettizzanti.

Gli Zuni, i Navajo,  gli Apache e molti altri popoli continuano a mantenere viva una cultura e delle tradizioni che difficilmente trovano spazio nel mondo moderno che è cresciuto attorno a loro.

Questi oggetti artigianali sono uno dei tanti modi che un popolo ha trovato per poter esprimere la propria cultura, aggiornandola ai tempi moderni per far sì che non cada nell’oblio.


 

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Copyright © Grégoire Meier 2011 . Tutti i diritti sono riservati. E' vietata la riproduzione, anche parziale dei testi e delle foto.

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7 dicembre 2011 3 07 /12 /dicembre /2011 15:12

Tempo fa avevo scritto un articolo in cui dedicavo alcune righe alla tradizione che unisce gli Hopi ai serpenti. Con i prossimi due articoli resto nel medesimo continente presentandovi gli Zuni e i loro feticci a forma di serpente.

Prima di vedere i feticci a forma di serpente (prossimo articolo) introduco brevemente gli Zuni e alcuni popoli limitrofi, con cui condividono alcune credenze.


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Gli Zuni, popolo di Nativi Americani, vivono tutt’oggi nel Nuovo Messico, a confine con l’Arizona, territorio che li ospita da oltre 700 anni. Gli Zuni discendono dal popolo preistorico conosciuto come Anasazi, e malgrado abbiano da sempre subito gli attacchi da parte di Navajo e Apache, condividono con loro e gli Hopi varie tradizioni.

Tra le tradizioni e gli oggetti che accomunano questi popoli troviamo i Kachina, termine Hopi che ha molti significati ma che possiamo riassumere semplicemente col termine di sacro.

 

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I Kachina sono gli spiriti sacri della terra, del cielo, dell’acqua, del grano, degli animali, sono divinità e antenati. Secondo gli Hopi, questi spiriti vivevano in mezzo al popolo. Visto che il popolo li ignorava, gli spiriti decisero di rifugiarsi nelle montagne (come ad esempio San Francisco Peaks) ma non prima di aver insegnato al popolo le danze sacre e la gioia di ballare.

Per le danze sacre i ballerini indossano maschere per poter impersonificare al meglio il Kachina che incarnano e poter così fungere da intermediario tra gli spiriti Kachina e il popolo.

 

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Gli Hopi e gli Zuni hanno poi scolpito delle bambole Kachina, cercando di rappresentarle nel modo più fedele possibile al danzatore Kachina. Queste bambole vengono date ai bambini per poter insegnare loro come riconoscere i vari spiriti Kachina, la loro storia e il loro significato religioso.

 

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Tra gli Hopi, gli Apache, gli Zuni e i Navajo vi sono dei veri e propri artisti che scolpiscono ancora il pioppo e usano pelli e piume per vestire le bambole Kachina. Queste bambole artigianali non hanno più nessuna valenza religiosa ed hanno perso il loro scopo primario, quello di voler trasmettere ai bambini la loro cultura, ma forse mantengono la loro carica educativa nei nostri confronti, mostrandoci costumi tradizionali ed avvicinandoci ad una cultura rispettosa della natura.

 

 

Il Kachina che illustra questo articolo é stato fatto da un artigiano Navajo.

 

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Probabilmente questo Kachina che danza con un serpente a sonagli é frutto della tradizione Hopi. Osservate l'immagine sopra in cui si vede bene il crotalo, stilizzatissimo ma comunque espressivo e molto eloquente: testa potente e sonaglio.

 

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25 ottobre 2011 2 25 /10 /ottobre /2011 14:05

Un settembre caldo ha permesso ai rettili di sfruttare bene gli ultimi periodi di sole. Le femmine che hanno messo al mondo i cuccioli in quel mese o nel mese precedenti, hanno avuto l’opportunità di fare ancora un pasto prima di doversi riparare per l’inverno, fattore che ne aumenta le probabilità di sopravvivenza.

Pure alcuni serpenti nuovi nati dell’anno, nascite che avvengono generalmente tra agosto e settembre avranno, avuto il tempo di procacciarsi un primo boccone, o per lo meno di raggiungere una zona riparata e idonea alla latenza invernale.

 

Malgrado siano sicuramente parecchi i serpenti attivi in questi ultimi mesi di energia, molti di loro si fanno comunque discreti, approfittando della copertura vegetale, e sfuggono al nostro sguardo.

 

Gli ultimi mesi di attività coincidono anche, per le vipere, con un secondo periodo degli accoppiamenti, il primo e più importante essendo quello primaverile.

Il seguente filmino (scusate la qualità), realizzato nei miei terrari, mostra un maschio di Vipera aspis atra che cerca di "conquistare" una femmina, stimolandola con ripetuti colpi di lingua e di testa sulla schiena. 

 

 


 

 

 

Vi presento alcune foto delle mie ultime osservazioni.

 

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Vipera aspis franciosciredi, femmina.

 

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Questo é maschio.


 

Nei miei giretti ho pure osservato una strana danza, quella del Macaone (Papilio machaon). Speravo di fare foto migliori e più presentabili, ma questa femmina era intenta a deporre le uova, per cui la sua danza era rapida e ogni volta che sembrava posarsi, lasciava un minuscolo uovo sulla pianta di carota selvatica, prima di riprendere il volo.

 

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Coronella austriaca, nata da pochi giorni.

 

 

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Splendido maschio di Vipera aspis atra.

 

 

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Vipera aspis francisciredi ben mimetizzata.

 

 

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Famiglia delle blatte?

 

 

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Areneus diadamatus in predazione.

 

 

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Altro ragnetto.

 

 

Tra le osservazioni più particolari che ho avuto l'occasione di fare e documentare é quella di una Podarci muralis che preda una Lacerta bilineata (ramarro). Vista la mole di queste lucertole, solitamente saremmo abituati a credere che il ramarro preda la lucertola muraiola, ma quando un'adulto di quest'ultima incontra un cucciolo del ramarro...i ruoli si invertono.

 

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Tra i ragni più belli del nostro territorio, di sicuro spicca l'Argiope bruennichi. I suoi colori sono spettacolari, e malgrado sembrino tutti uguali, ognuno é diverso dall'altro. Mi son divertito a fotografane alcuni, e spero di non nausearvi!

 

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Coi ragni ho finito... ma son belli!

 

 

 

 

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Maschio di Vipera aspis francisciredi.

 

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Cavalletta femmina che cercava di passare inosservata...

 

 

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... come pure questa piccola rana!

 

 

 

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Vipera berus. Questa femmina aveva partorito da poco, la cosa la si nota dalla piega che presenta sul dorso poco prima della coda.

 

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La settimana successiva sono tornato nella zona in cui avevo incontrato questo marasso, e son stato felice di poterlo osservare di nuovo, mentre stava digerendo una preda. Questa cosa é molto positiva in quanto permette alla vipera di riprendere energie prima dell'inverno, e aumentarne le probabilità di sopravvivenza.

 

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"Colonia" di funghetti.

 

 

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Ho incrociato pure la strada di questo pettirosso (Erithacus rubecula).

 

 

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Podarcis muralis nata nel 2011. Da notare che ha già perso un pezzettino di coda, segno che i predatori son parecchi visto che in quella zona ho osservato che oltre la metà delle lucertoline hanno praticato l'autotomia della coda per aver la vita salva.

 

 

 

Concludo con l'ultima vipera che ho osservato mentre si godeva i flebili raggi di sole d'ottobre, filtrati dalle felci.

 

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12 settembre 2011 1 12 /09 /settembre /2011 15:15

 

La fine dell’estate é il momento in cui i serpenti vengono al mondo. Alcuni escono dall’uovo che è stato deposto alcuni mesi prima, mentre altri vengono messi alla luce dalla madre che li ha custoditi in lei.

 

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Femmina di Orthriophis taeniurus frisei che depone le uova. Foto presa nei miei terrari a inizio estate.

 


I Biacchi, le Natrix e i Colubri di Esculapio depongono le uova in mucchi di foglie marcescenti, in letamai, e in altri posti idonei all’incubazione delle uova, mentre le vipere e la Coronella austriaca adottano l’ovoviviparità, cioè incubano le uova (ridotte a sottili membrane) nel loro corpo.

 

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Montivipera xanthina, appena espulsi dal ventre della madre. Da notare che sono ancora avvolti dalla sottile membrana trasparente.

 

Quest’anno nel mio allevamento è nato un serpente un po’ particolare. La mia giovane femmina di Montivipera xanthina ha messo al mondo vari piccoli belli sani e uno che presenta due teste, parzialmente fuse tra di loro. In pratica questo serpentello è il risultato della fusione di due embrioni, li possiamo considerare dei gemelli siamesi. I serpenti bicefali sono rari ma non infrequenti, alcuni di loro vivono da parecchi anni in terrario senza alcuna grossa difficoltà, tranne che per il momento dell’alimentazione in cui bisogna tenere a bada le due teste per evitare che si morsichino tra di loro, in quanto questi serpenti hanno in comune quasi tutti gli organi, ma non il cervello, per cui ogni testa pensa per lei!

In natura non ho idea di che percentuale di sopravvivenza abbiano questi serpenti bicefali, ma in cattività solo un quarto di loro sopravvive ai primi giorni di vita. Il serpentello nato da me è morto poco dopo essere nato.


Le seguenti immagini possono essere un po' impressionanti, ma le trovo comunque interessanti.

 

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Da notare il vitello (credo si chiami in questo modo il tuorlo) ancora molto evidente.

 

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Gli emipeni estroflessi e probabilmente non del tutto sviluppati.

 


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In questa foto si possono notare gli occhi, molto vicini, nella zona dove le due teste si congiungono.

 

 

 

Dopo le immagini di questo sfortunato serpete, lascio spazio a qualche foto scattata ad alcuni animali nati quest'anno nel mio allevamento.

 

 

Montivipera xanthina, originarie dalla Turchia.

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Sulle seguenti foto alcuni Colubri di Esculapio che si affacciano, timorosi, al mondo.

 

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Montivipera raddei, originarie dalle zone della Turchia a confine con l'Armenia.

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Concludo con la foto di questo Morelia spilota variegata, pitone australiano, che racchiude, nel suo vispo sguardo, un non so che di atavico!

 

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