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12 aprile 2011 2 12 /04 /aprile /2011 10:47

Il tiepido sole scalda la terra e molti animali tornano in attività.

I rettili sfruttano ogni piccolo microclima per portare il loro corpo ad una temperatura adeguata, una temperatura che permette loro di spostarsi e digerire le prede.

In giornate non troppo calde i serpenti sono abili nel trovare delle postazioni strategiche, in cui il tasso di umidità è leggermente maggiore che nel resto dell’habitat e la temperatura nettamente superiore che poco distante da lì.

In questo periodo, anche grazie alla vegetazione non troppo rigogliosa, ci è facile scorgere dei serpenti ben esposti, o degli individui che si spostano da una zona all’altra. Questi spostamenti possono essere dati dalla necessità di trovare un posto dove esporsi al sole, oppure sono il frutto dell’ossessiva necessità di trovare un partner con cui accoppiarsi.

 

Vi propongo alcune foto degli incontri primaverili che ho avuto la fortuna di fare.

 

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Vipera aspis francisciredi maschio in esplorazione.

 

 

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Le cavallette animano i prati ancora secchi.

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La prima farfalla che ho fotografato più o meno decentemente, Polygona c.album, la mia preferita!

 

 

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Un bel maschio di Vipera aspis francisciredi.

 

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Questa é una bella femmina rossiccia.

 

 

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Lucertola muraiola.


 

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Vipera ben nascosta ai piedi di un muretto a secco...

 

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...visto che credeva nel suo mimetismo ho potuto avvicinarmene parecchio.


 

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Coronella austriaca trai i sasssi di un muro.


 

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Maschio di Vipera aspis atra.

 

 

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Un ramarro si scalda osservando il suo territorio.

 

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Le prime farfalline (Lycaena phlaeas) si danno alle pazze gioie...

 

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... mentre le api lavorano!

 

 

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Ritratto di vipera.


 

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Giovane Natrix natrix che tasta l'aria alla ricerca di prede...

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... in questo caso composte da larve di salamandra.

 

 

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Non é sempre facile vedere le vipere...qui un maschio in esplorazione.

 

 

 

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Timida lucertola.

 

 

 

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Vipera piuttosto irascibile.


 

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Nymphalis antiopa che succhia linfa...

 

 

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... e mi regala un attimo del suo splendore.

 

 

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Bel e giovane maschio di Vipera aspis atra.

 

 

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In uno stagno un Dytiscus marginalis si ciba di uova di rana.

 

 

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Tritone alpestre.

 

 

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Vipera femmina.

 

 

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Sirfide, mosca "travestita da vespa".


 

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Questo maschio di vipera non si curava affatto della mia presenza...

 

 

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... mentre questa femmina sembra tenermi d'occhio per il resto della stagione!

 


 


 

 

 

Copyright © Grégoire Meier 2011 . Tutti i diritti sono riservati. E' vietata la riproduzione, anche parziale dei testi e delle foto.

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13 marzo 2011 7 13 /03 /marzo /2011 10:25

In questo periodo dell’anno possiamo assistere alla migrazione di diversi anfibi, che raggiungono i loro habitat di riproduzione (stagni, corsi d’acqua, laghi e laghetti). Purtroppo diversi di questi luoghi di riproduzione sono separati dagli ambienti invernali da strade, che si trasformano in veri e propri mattatoi di anfibi.


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Il KARCH, con l’aiuto di volontari, si occupa di transennare i  passaggi più sensibili e di creare dei sottopassaggi dove è possibile farlo.

Ieri sera con Patrick Scimè, Patrick Wermelinger e sua mamma e Tiziano Maddalena abbiamo aiutato diversi tritoni crestati ad attraversare una piccola strada poco trafficata (per fortuna) ma comunque micidiale per alcuni esemplari di anfibi.

Solitamente si è abituati ad osservare i tritoni in pozze d’acqua, ma grazie alle osservazioni dei Patrick, ho potuto anche vederli nella fase terrestre, uscire dai loro nascondigli per dirigersi verso le pozze d’acqua dove si accoppieranno nelle prossime settimane.


 

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Tra i sassi di un muro a secco i tritoni si preparano ad avventurarsi sulla strada.


 

 

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Due esemplari di Triturus carnifex.


 

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Il muro a secco offre rifugio a parecchi animaletti...


 

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Abbiamo osservato diversi individui di rana agile (Rana dalmatina).


 

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Una femmina di Mesotriton alpestris ci osservava dal suo nascondiglio...


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...come pure questa salamandra pezzata (Salamandra salamandra).


 

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Altro tritone crestato.


 

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Tipico comportamento difensivo (chiamato UnkenReflex) del tritone crestato: mostra le parti ventrali colorate che avvertono l'eventuale predatore che ha a che fare con un animale velenoso (sostanza che secerne da apposite ghiandole cutanee).

 

 

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Foto della "scena del crimine" transennato, e parte del gruppetto che si è dato da fare questa notte... invece che andare a divertirsi a carnevale ha preferito inzupparsi fino all'osso per salvare numerosi anfibi.


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Un paio di chili di rospi pronti ad essere rilasciati presso il laghetto che cercavano di raggiungere.

 

 

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Concludo con questo scatto...un orgoglioso rospo (Bufo bufo) maschio.

 


 

Se siete interessati a passare una serata ad aiutare qualche anfibio a superare alcuni punti critici vi potete rivolgere al KARCH o potete contattarmi, sarò lieto di comunicarvi con chi mettervi in contatto.

 



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6 marzo 2011 7 06 /03 /marzo /2011 16:24

Dopo una stagione di freddo in cui i serpenti sono rimasti tranquillamente nei loro rifugi invernali, e io sono stato un po' latitante dal blog, finalmente una domenica di sole ha riscaldato le nostre ossa.

Oggi ho potuto osservare le mie prime quattro vipere (Vipera aspis francisciredi) della stagione. Ho fotografato questi animali nel loro habitat senza disturbarle, per cui gli scatti che vi propongo sono dei documenti colti sul momento in modo del tutto spartano e improvvisato.

 

1

Questo maschio si godeva i caldi raggi del sole in modo tanto spensierato da permettermi di avvicinarmi molto a lui.

 

2

 

4

Mentre facevo un primo piano col macro al maschietto... per poco non calpesto le due vipere seguenti...

 

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Forse un maschio che provava a sedurre una femmina...ma ho un dubbio!

 

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cop3

 

Poco distante una femmina arrotolata ai piedi di un muretto non ha apprezzato che mi avvicinassi troppo, gonfiandosi minacciosamente prima di fuggire.

 

fem

 

Infine sono tornato ad osservare il maschio "spensierato", che si era limitato a cambiare posizione, lasciandosi fotografare di nuovo.

 

ult

 

 

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6 gennaio 2011 4 06 /01 /gennaio /2011 15:41

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Il serpente, come ho già fatto notare altre volte, non ha mai lasciato indifferente nessuno, psicanalisti inclusi. Sigmund Freud associa, nei suoi studi sull’interpretazione dei sogni, il serpente al fallo, e lo considera l’espressione della forza sessuale e creatrice di mascolinità. Ai tempi sarà sembrata una teoria rivoluzionaria, ma come abbiamo visto in altri capitoli, quest’associazione è già presente in vari miti preistorici in cui il serpente feconda la Dea Madre.

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Rappresentazione della Dea Madre che viene fecondata dal serpente, Mongolia, cultura Hongshan.   


Chiaramente la forma allungata, penetrante e a volte che si erge come un cobra lascerebbe poco spazio ad altre interpretazioni simboliche, ma sarebbe fermarsi all’evidenza, e con i serpenti e la simbologia niente è evidente.

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Uno dei miei Phyton regius che "gioca al cobra".

 


La tradizione tantrica induista va oltre, associa il serpente al potere energico maschile unito a quello femminile. Queste due energie opposte (visti come due serpenti) si concentrano e si uniscono alla base della colonna vertebrale, più precisamente nel punto situato tra l’ano e i genitali. In quel punto dimora la Kundalini, rappresentata con un serpente arrotolato e dormiente, dormiente come lo è la nostra coscienza. In questo caso il serpente è visto come figura fallica ma pure uterina, e viene legato al potere generativo, alla fertilità, all’erotismo trascendente, alla sessualità e all’unione degli opposti.

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Piccolo "talismano" orientale su cui si nota un serpente attorcigliato ad un pene.

 

 


Torniamo a Freud, al fallo, e mettiamoci un po’ di religione vicina a noi. Adamo, Eva, l’albero e il serpente. Evidentemente l’albero che si erge dal suolo è un simbolo fallico, ma perché metterci un secondo fallo? Coloro che hanno illustrato e narrato questi racconti erano ottimi manipolatori e acuti nell’usare la simbologia in modo chiaro ma celato, sempre comunque in maniera equilibrata.

In questo caso il serpente non ha la rigidità fallica dell’albero, anzi, è flaccido. Da qui altri psicanalisti e studiosi sono d’accordo di considerare il serpente come simbolo fallico, ma non legato all’uomo e al suo pene, ma bensì alla donna e alla sua clitoride.

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Adamo, Eva, l'albero e il serpente. Albert Dürer.

 


Ora la lettura è semplice: la donna (il serpente) si avvinghia all’uomo (l’albero), tentandolo carnalmente, vivendo la sessualità in modo libero e piacevole. Le nuove religioni monoteiste hanno sempre condannato l’atto sessuale che non fosse finalizzato alla procreazione, per cui questa unione puramente piacevole e fisica andava demonizzata, come sono state demonizzate tutte le altre attività sessuali considerate devianti e perverse.

In pratica le nuove religioni hanno usato e distorto antiche rappresentazioni di serpenti intrecciati ad alberi o bastoni (=maschile e femminile che si uniscono), che simboleggiavano l’amore, l’eros e la vita. L’esempio più lampante è il simbolo che rappresenta ancora oggi la medicina (una verga con un serpente attorcigliato), che si è stato tramutato da simbolo di salvezza e continuità in un simbolo di decadenza umana (l’albero della conoscenza e il serpente tentatore) punita da Dio.

farm

Insegna di farmacia.

 


A questo punto ci siamo persi un po’ nella simbologia antica, ma torniamo al serpente vero e proprio. Questo animale è proprio ambiguo. Da una parte, come già detto, il suo corpo lungo, slanciato e virile ci riporta ad una forma evidentemente fallica, ma da un’altra parte ci riconduce ad una figura legata alla vulva. 

 Il serpente ingoia le proprie prede intere, e simbolicamente in questo caso il serpente viene penetrato, mutando la sua figura fallica in una figura vaginale.

mangia

Vipera che ingoia un topo.

 

L’unica certezza è che il serpente è, simbolicamente parlando, inesorabilmente legato all’erotismo e alla sfera sessuale umana. 

 Vi illustro un paio esempi che ho sotto mano, opposti per cultura, tradizione e scopo:


-L’oggetto qui di seguito proviene dalla Thailandia, ha una forma ben esplicita e, secondo chi me lo ha ceduto, veniva creato da dei monaci per guarire chi veniva morso da un serpente. La persona morsicata meditava, toccava e scuoteva questa scultura, al cui interno si trova un campanello, per combattere l’effetto del veleno. Perché aver rappresentato “un’entità” protettiva con questa forma?

thai

 



-Questa rappresentazione moderna racchiude un concetto ancora più complesso:

Il sesso legato alla morte, l’erotismo alle paure. La forza di questa figura secondo me è data dal dubbio su chi sia la morte o la rinascita dell’altro.

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-Nella foto qui di seguito è lampante la carica erotica.

quadro


Ci sarebbe molto da dire ancora, e le opinioni sono totalmente soggettive, ma negare la simbologia fallica (maschile) al serpente non sarebbe giusto, come non sarebbe corretto negargli quella legata alla vulva (femminile).

 Termino con questo particolare oggetto di cui non conosco la provenienza, ma che racchiude la totalità della simbologia legata al serpente. La forma intera è fallica, ma racchiude nel suo centro una figura evidentemente legata alla vagina, creata dal serpente. Quelle che possiamo interpretare come uova vorrebbero forse simboleggiare la vita generata dalla completezza del serpente, che racchiude in lui le due entità sessuali.

 

finale

 

 

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7 dicembre 2010 2 07 /12 /dicembre /2010 10:09

Dopo un periodo di ibernazione, finalmente riesco ad aggiornare il

blog con un articolo invernale!

 

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Questa volta voglio farvi conoscere come viene rappresentato il

serpente in alcuni tappeti.

Di seguito parlerò di tappeti tribali, decorati principalmente con dei

disegni geometrici, in cui l’artigiano ha potuto esprimere, per motivi

culturali o estetici una sapiente arte nascosta nel profondo del suo

essere.


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Tappeto Kazak Borchialou, Caucaso, XIX° secolo.


 

 

 

Se un occhio attento e curioso scruta un tappeto tribale ha

indubbiamente visto che oltre a dei medaglioni e a delle figure ampie,

questi manufatti sono cosparsi da innumerevoli piccoli simboli.

 

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Tappeto Kuba, Azerbaijan, inizio del XX° secolo.


 

 

Tutti gli elementi decorativi dei tappeti tribali hanno delle origini

antichissime, addirittura risalenti alla preistoria. Molte etnie che

conducono una vita prettamente legata ed influenzata dagli

avvenimenti climatici e dalle insidie quotidiane che una vita rurale

porta, hanno sviluppato delle credenze di stampo sciamanico.


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Sumak Shahsavan, Caucaso, inizio del XX° secolo.

 

 

Per le popolazioni nomadi e rurali dove è diffusa l’usanza di annodare

tappeti, questi ultimi erano degli ottimi messaggeri che fungevano da

ponte tra gli uomini e le divinità, per cui molte decorazioni che

riscontriamo su questi manufatti, e che a noi hanno un valore

unicamente decorativo, avevano in realtà una capacità protettiva

o propiziatoria. Tutti questi simboli, col passare degli anni, delle

conquiste, della sedentarizzazione e della conversione ad altre

religioni, sono stati usati per perpetrare in modo celato un culto

ormai proibito, e nei giorni nostri per puro estetismo ormai

privo di significato.


 

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Beloutch, Iran, XIX° secolo.

 

Tra tutti i simbolini annodati ne spicca uno presente in molte culture:

la “S”.

Ritroviamo questa esse sul campo, sola o accompagnata; la vediamo

mentre si concatena con altre esse nelle bordure minori; la

riconosciamo per la sua semplicità o la indoviniamo mentre è

leggermente elaborata ma mantiene comunque una forma serpentina.

Questa “S”  è l’estrema stilizzazione del serpente.


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Presso molte popolazioni primitive il serpente, strettamente

imparentato col drago, ha un valore simbolico legato all’acqua,

quindi alle nuvole, alle piogge, ai fiumi (serpeggianti),…. L’acqua è

fondamentale per la vita di tutti, ed è quindi logico che popolazioni

strettamente legate e dipendenti dai fenomeni meteorologici (siccità,

alluvioni, ecc.) cercassero di avere i “favori” della divinità responsabile

dell’acqua rappresentandola nel loro strumento espressivo più caro

e prezioso.

 

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Bordura a "S" in  un tappeto Kazak, Caucaso, inizio del XX° secolo.


 

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Tappeto Gaziantep, Kurd, Turchia, XIX° secolo.


 

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Bordura a "S" in un Mahal, Iran, XIX° secolo.


 

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Yomud, Turkmen, inizio del XX° secolo.


 

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Tappeto Zakatal, Azerbaijan, XIX° secolo.

 


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Turkmen, tecnica kilim.


 

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Tappeto Lenkoran, Caucaso, XIX° secolo.


 


Vale sicuramente la pena dare un’occhiata a questo mio articolo

precedente in cui parlavo di antichi culti legati al serpente: qui.


 

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Tappeto Qas'Qai, Iran, XIX° secolo.


 

Dare una lettura certa a questi simboli tribali presenti nei tappeti turchi, persiani, kurdi ecc. è praticamente impossibile a causa della tradizione tramandata oralmente da generazione a generazione; dall’oppressione subita da questi popoli che ha portato al loro annientamento fisico, mentale, culturale e religioso; all’origine remota, forse risalente al neolitico, delle loro conoscenze e tradizioni.


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Tappeto Ersari Beshir, Turkmen, XIX° secolo.


 

 

E’ comunque bello poter interpretare questi simboli e dare un libero sfogo

alla propria mente cercando di carpire un senso, un significato ormai

perso per sempre nella notte dei tempi.

 

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Ringrazio il negozio STORICA di Lugano per avermi messo a disposizione e permesso di fotografare parte della sua collezione.

 

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Copyright © Grégoire Meier 2010 . Tutti i diritti sono riservati. E' vietata la riproduzione, anche parziale dei testi e delle foto.

 

 

 

 


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